Le punizioni e la salute psicologica dei bambini

di Paola Valeri Commenta

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L’educazione dei bambini è sempre un aspetto su cui il dibattito è aperto. Superato il modello autoritario del passato, basato anche su punizioni fisiche o sui tradizionali “schiaffi educativi”, che oggi sono considerati come comportamenti violenti, c’è da capire come le punizioni possono essere veramente educative.

Le “monellerie” o le “marachelle” dei bambini spesso stressano molto i genitori e bisogna fare le giuste distinzioni tra i vari comportamenti. Fondamentalmente, la questione non è se “punire” o “non punire” i bambini, ma quale modello educativo veicolare. In effetti, molto spesso le punizioni ai bambini o i “castighi” sono solo repressive. Si punisce o si colpevolizza un comportamento del bambino e finisce lì. La cosa importante non è punire, ma mostrare al bambino i comportamenti adeguati che ci si aspetta da lui. In questo senso, punire può essere utile, ma solo se si fa capire al bambino perché il comportamento non va bene e come ci si deve comportare.
I genitori sono chiamati a dare il modello educativo e più che essere autoritari è necessario essere autorevoli, cioè reprime è fine a se stesso, mentre indicare i comportamenti adeguati al vivere sociale e al rispetto del prossimo hanno un’importanza evolutiva.
La questione delle punizioni e dell’educazione si gioca sulle regole. I bambini hanno bisogno di regole, ma è bene che queste non vengano imposte dall’alto in maniera autoritaria. Le regole vanno anche discusse con i bambini o spiegate e poi si potrà richiedere che vengano osservate dal bambino. Fare notare ai propri figli quando non si sono rispettate le regole e perché queste, stabilite e discusse insieme, sono importanti è alla base di una educazione efficace.

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