Come ogni anno, complici il caldo, le ferie e l’aumento del fabbisogno di sangue, l’estate porta con sé un calo delle donazioni. L’aiuto di nuovi volontari è dunque essenziale per affrontare l’emergenza e il Centro nazionale sangue (Cns) lancia in particolare un appello ai giovani. Lo fa con una campagna di sensibilizzazione in versione radiofonica, creata con il ministero della Gioventù, che si concentra su un argomento molto amato dai ragazzi: l’aperitivo. Il claim della campagna fa infatti leva sulla diffusione fra i giovani del rituale dell’happy hour, o meglio del prendi ‘due e paghi uno’, per concludere la giornata fra amici e chiacchiere. In questo caso, però, niente alcol: l”ora felice’ consiste nel recarsi a donare sangue, magari in compagnia, per rendere altrettanto felici tre persone, quelle che possono beneficiare di una donazione.
Educazione bambini
Famiglie in vacanza: cosa fare se si trova un cane o un gatto ferito per strada
Famiglie in vacanza, tutti in macchina e via, si parte. Ma attenzione agli imprevisti: specialmente se viaggiate con dei bambini, è importante dare il buon esempio e preparare i più piccoli anche a situazioni di emergenza che potrebbero essere spiacevoli. Cosa fare se si trova un cane o un gatto ferito, oppure vagante o evidentemente maltrattato? A dare preziosi suggerimenti è la Lega antivivisezione (Lav), all’indomani dell’approvazione del nuovo codice della strada che prevede, in particolare per gli automobilisti, l’obbligo di soccorrere animali vittime di incidenti stradali. Se si trova un cane o un gatto ferito bisogna avvicinarlo sempre, se le condizioni lo permettono, con grande cautela e calma. In mancanza di un numero di pronto soccorso specifico e pubblico per animali feriti, ce ne dovrebbe essere uno per ogni canile pubblico: è necessario rivolgersi al servizio Veterinario della Asl di competenza territoriale se l’animale non è di proprietà (in questo caso l’affidatario dovrà rivolgersi al suo medico veterinario).
L’orto a scuola: a Milano è realtà
Incontri ‘ravvicinati’ con colori, forme e soprattutto sapori di verdure e cereali, e lezioni di pane con il fornaio del quartiere. L’orto debutta fra i banchi di scuola. Negli istituti di Milano e provincia, dal prossimo anno scolastico (2010-2011) si studierà anche l’educazione alimentare. Ma il programma non prevede solo libri e lavagna, ma anche lezioni interattive e pratiche, declinate a seconda dell’età degli allievi. Perché l’educazione alimentare si studierà dalle elementari fino alle superiori.
Disturbi dell’apprendimento: come comportarsi in caso di dislessia
La dislessia è una sindrome classificata tra i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) con il codice F81.0 e la sua principale manifestazione consiste nella difficoltà che hanno i soggetti colpiti a leggere velocemente e correttamente ad alta voce. Tali difficoltà non possono essere ricondotte a insufficienti capacità intellettive, a mancanza di istruzione, a cause esterne o a deficit sensoriali.
Dato che leggere è un complesso processo mentale, la dislessia ha svariate espressioni. Questa sindrome sembra strettamente legata alla morfologia stessa del cervello. La dislessia non è una malattia o un problema mentale. Secondo la definizione più recente, approvata dall’International Dyslexia Association (IDA), “la dislessia è una disabilità dell’apprendimento di origine neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà a effettuare una lettura accurata e/o fluente e da scarse abilità nella scrittura (ortografia). Queste difficoltà derivano tipicamente da un deficit nella componente fonologica del linguaggio, che è spesso inatteso in rapporto alle altre abilità cognitive e alla garanzia di un’adeguata istruzione scolastica. Conseguenze secondarie possono includere i problemi di comprensione nella lettura e una ridotta pratica nella lettura che può impedire una crescita del vocabolario e della conoscenza generale“.
Il bambino dice le parolacce… che fare?
Torniamo sul tema dell’educazione con un problema che diventa un vero e proprio tormento per i genitori… le parolacce. Prendiamo come riferimento educazionebambini.org, un sito completamente dedicato ai problemi che riguardamno, per l’appunto, l’educazione dei bambini.
“Fino ai 2 -3 anni i bambini pronunciano tutte le parole attribuendo ad esse la stessa rilevanza; parole belle e parole brutte per lui sono uguali perché non ne comprende ancora pienamente tutte le sfumature di significato.
A questa età i bambini adorano parlare e adorano sentire il suono della loro voce. Le parole sono giochi, suoni, esercizi fonetici divertenti che hanno poi anche lo scopo di comunicare per ottenere qualcosa. Ai bambini piacciono le parolacce anche per il loro suono buffo e continueranno a ripetere la parola anche in diversi contesti, ridendosela.
La prima volta che il genitore sente il proprio figlio pronunciare una parolaccia reagisce di solito con ilarità, magari malcelata. Quando poi la parolaccia viene pronunciata durante la visita all’anziana zia, il sorriso diventa vergogna, o ira“.
Bambini con genitori di lingue diverse: Rischio o opportunità?
Prendiamo ancora una volta il pediatra Dott. Leo Venturelli (da mammaepapa.it) come riferimento per un problema sempre più comune: sempre più coppie miste o interculturali si sposano e hanno bambini. Spesso i genitori parlano lingue diverse e si trovano addirittura in un paese che è estraneo a entrambi. Il bambino ha così a disposizione due o addirittura tre lingue da imparare per comunicare e la paura che l’opportunità si trasformi in confusione per il piccolo spesso fa rinunciare ai genitori di insegnare la loro lingua madre ai propri figli.
Ecco che cosa dice l’esperto: “In un mondo che tende alla globalizzazione e in cui le possibilità di incontro tra persone di diverse etnie o di altre nazioni è facilitato dagli scambi economici e dai trasporti, ormai è facile incontrarsi e formare coppie di genitori di due lingue diverse. Il dubbio che spesso si pongono queste famiglie è in che lingua parlare al bambino e se il fatto di utilizzare due linguaggi diversi porta a qualche conseguenza negativa inerente l’apprendimento linguistico o psicologico. Si deve dire subito che il bambino in crescita, dal punto di vista del cervello, è come una spugna che assorbe tutto quello che gli viene proposto“.
La psicologia dei bambini: bimbi che succhiano il pollice, come farli smettere
E’ un problema molto comune: molti bambini si succhiano il pollice o le dita e spesso farli smettere è una vera e propria impresa. Ci spiega come fare il Dott. Leo Venturelli, pediatra, che scrive a tal proposito sulle pagine online di “mammaepapa.it”: “Il succhiamento del pollice o delle dita o del pugno non dipende da esigenze di fame: la suzione, che già si verifica durante la vita intrauterina, si presenta generalmente nei primi tre mesi di vita; più raramente inizia più tardi, quando le mani vengono usate per giocare e per prendere degli oggetti. La suzione del pollice è presente in circa otto lattanti su dieci; a volte è sostituita dalla suzione di una pezzuola, anch’essa parte del rituale. Il bambino che succhia il dito lo fa maggiormente quando è stanco, malato o particolarmente teso“.
L’educazione si impara da piccoli: la maleducazione è peggio dell’incompetenza
Mamme, attenzione alle vostre piccole belve. L’educazione si impara sin da piccolissimi e se non riuscite a domare i vostri bimbi tra vizi e capricci le conseguenze potrebbero farsi sentire anche molto lontano a livello sociale. Fatene degli adulti incapaci, ma almeno col sorriso: sembra proprio che le persone preferiscano avere a che fare con un interlocutore gentile, anche se incompetente, piuttosto che con uno maleducato ma preparatissimo. Lo rivela uno studio condotto dall’University of Southern California Marshall School of Business (Usa), che ha indagato sulle preferenze dei clienti di ristoranti, banche, uffici governativi, negozi, università.
Vacanze al Museo Egizio: tante iniziative a luglio e agosto per i bambini
A luglio e agosto nel regno dei Faraoni tante divertenti iniziative per i più piccoli, mentre nuovi percorsi a tema attendono i visitatori over 18… Nei mesi più caldi dell’anno il Museo Egizio si propone quale meta alternativa per turisti e vacanzieri, a luglio e agosto le avventure non conosceranno sosta: grandi e piccini potranno avvicinarsi alla cultura dell’Antico Egitto, grazie alle numerose attività tagliate su misura per ogni tipologia di visitatore.
Gardaland Sea Life Aquarium: al via un nuovo progetto didattico con Askoll
Al via un nuovo progetto didattico nato dalla partnership tra Askoll, azienda leader nella produzione di acquari, e Gardaland SEA LIFE Aquarium. Il progetto, rivolto esclusivamente alle scuole e personalizzato in base alle fasce d’età, si propone come strumento dedicato agli insegnanti che potranno così integrare le lezioni in aula con un’esperienza “sul campo”, un vero e proprio percorso educativo attraverso il quale accompagnare gli allievi alla scoperta sensoriale dell’ecosistema acquatico. L’importante tecnologia Askoll è impiegata per sviluppare strutture in grado di riprodurre e mantenere in perfetto equilibrio l’ambiente naturale di animali che provengono dal Mar Mediterraneo.