Meglio usare poco il cellulare in gravidanza

di Giulia Tarroni Commenta

Cellulare in gravidanza

Cellulare in gravidanza? Si ma con moderazione: uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Yale School of Medicine, e pubblicato qualche tempo fa su Scientific Reports, ha messo infatti in relazione l’eccessivo utilizzo del cellulare della mamma in dolce attesa, con i problemi comportamentali del futuro bambino, poi adulto. In particolare pare che una futura mamma che utilizza troppo il cellulare o altri dispositivi di comunicazione collegati in rete, possa poi dare alla luce un bambino iperattivo.

La causa sarebbe da ricercare nella esposizione prolungata alle radiazioni emesse dal telefonino, che potrebbero determinare come accennato dei problemi comportamentali, come iperattività, ansia e disturbi della memoria. Insomma utilizzate il cellulare solo nei casi in cui ve ne è effettiva necessità e non sempre per trascorrere del tempo in rete. In realtà per completezza occorre specificare che la ricerca è stata portata aventi su delle cavie e non su delle gestanti in carne e ossa umane, ma pare che le azioni sugli esseri umani siano le medesime.

Esporre la vita fetale alle radiofrequenze prodotte dai telefoni cellulari può effettivamente influenzare il comportamento da adulti si legge nella ricerca: lo studio è stato condotto su dei topi incinta, esposti alle  radiazioni emesse da un cellulare con il suono abbassato o silenziato, collocato sopra la gabbia e tenuto in modalità chiamata per tutta la durata della sperimentazione. Lo stesso è stato poi fatto con altri topi ma con il cellulare spento. Conclusione: è stata misurata l’attività elettrica del cervello dei topi nati e divenuti adulti esposti alle radiazioni, che effettivamente erano più iperattivi, meno pronti nei test logici cui erano sottoposti e più ansiosi.

Non è certo se le stesse conclusioni si possano applicare anche nelle gestanti donne, ma spegnere ogni tanto il cellulare non può di certo fare male, nè alla mamma nè al bebè che porta in grembo.

Foto credits: Flickr Adolfo Honorato

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