No al cibo spazzatura in gravidanza

di Giulia Tarroni Commenta

No al cibo spazzatura in gravidanza: sembra una banalità ma sono molte le future mamme che non si curano dell’alimentazione, causando problematiche al feto. Poca frutta e verdura e molto cibo spazzatura in gravidanza infatti pare che possano aumentare il rischio di disturbi del comportamento, aggressività e attacchi di rabbia del bambino, già nei primissimi anni di vita. Ma non solo: si potrebbero causare anche dei disturbi dell’umore come ansia e depressione. Il risultato sopra citato è stato reso noto in uno studio condotto alla Deakin University di Melbourne e pubblicata sul Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry.

I ricercatori, diretti da Felice Jacka, hanno analizzato i dati di oltre 23mila gestanti e dei loro figli, che sono stati seguiti fino al quinto anno di vita. Scopo dello studio era quello di studiare il possibile legame tra lo stile di vita della gestante e la salute fisica del bambino: solitamente questi studi si incentravano sul rischio del bambino di divenire obeso e diabetico. Questo studio invece si è concentrato sull’impatto che la dieta in gravidanza ha sulla salute mentale e comportamentale del feto prima e del bambino poi. Gli esperti hanno analizzato la dieta delle gestanti con un questionario sulla frequenza di 225 alimenti e poi quella dei bebè seguiti dalla nascita fino a cinque anni.

Fatto questo è stata poi misurata la salute mentale dei bambini fino ai cinque anni con il protocollo Child Behavior Checklist che individua i segnali di aggressività, iperattività, ansia depressione e altri disturbi nell’età prescolare. È emersa una chiara associazione tra dieta scorretta in gravidanza ricca di cibo spazzatura come snack e bibite, ma anche cibo dei fast food e altro, con il rischio di disturbi del comportamento del bambino. Analoga associazione è emersa tra alimentazione del piccolo e il suo stato psicologico. Insomma mamme, alimentazione sane e limitate i fast food mentre siete in dolce attesa!

Fonte: Corriere.it

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