Pippi e i ladri -6-

di Redazione Commenta

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“Gentilissima, cara signorina, voglia scusarci: scherzavamo!” implorò Tuono-Karlsson. “Non ci faccia del male, siamo solo due poveri, disgraziati vagabondi entrati qui per chiedere un tozzo di pane!” Blum cominciò persino a versare qualche lacrimuccia. Pippi, riposta per benino la valigia sull’armadio, si rivolse ai suoi prigionieri: “Qualcuno di voi sa ballare la tarantella?”
“Mah” rispose Tuono-Karlsson, “tutti e due la balliamo, credo”.
“Com’è divertente! Esclamò Pippi battendo le mani. “Vogliamo ballarla un po’? Pensate che stavo proprio imparando!”
“Sì, sì, certo” accondiscese Tuono-Karlsson, confuso. Allora Pippi prese un paio di grosse forbici, e tagliò la corda che legava i suoi ospiti. “Però non abbiamo la musica” osservò Pippi, perplessa. Ma le venne un’idea. “Tu soffia sul pettine” disse a Blum, “mentre io ballo con quello là” e indicò Tuono-Karlsson.
Sì, Blum soffiò sul pettine, e lo fece con tale entusiasmo da rintronare tutta la casa. Il Signor Nilsson si svegliò e si rizzò a sedere sul letto, in tempo per vedere Pippi che volteggiava con Tuono-Karlsson. Era seria e compresa come se si trovasse a un funerale, e ballava con un’energia tale che sembrava fosse questione di vita o di morte.
Fonte: Astrid Lindgren, Pippi Calzelunghe

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