Pippi e i ladri -7-

di Redazione Commenta

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Alla fine Bvlum non riuscì più a soffiare sul pettine e protestava di sentire un infernale solletico alle labbra; e Tuono-Karlsson, che aveva girovagato per le strade tutto il giorno, cominciò ad avvertire una certa stanchezza alle gambe. “Vi prego, miei cari, ancora un minuto solo!” implorò Pippi, continuando a ballare. Così Blum e Tuono-Karlsson furono costretti a continuare. Alle tre del mattino Pippi disse:
“Oh, potrei andare avanti fino a giovedì! Ma forse voi sareter stanchi e avrete fame!”
Così era infatti, benché i due non osassero confessarlo.
E Pippi tirò fuori dalla dispensa pane, formaggio, burro, prosciutto, arrosto freddo e latte, e tutti e tre si misero a sedere intorno al tavolo di cucina e mangiarono, finché non divennero tondi come barilotti.
A un certo momento Pippi si versò un po’ di latte in un orecchio. “Fa bene per gli orecchioni” disse.
“Poverina, ti sono venuti gli orecchioni?” si informò premurosamente Blum.
“No” disse Pippi, “ma possono sempre venirmi”.
Alla fine i due vagabondi si alzarono, ringraziarono molto per lo spuntino e cominciarono a congedarsi.
“Che bellezza che siate venuti! Ma dovete proprio andarvene?” chiese Pippi in tono dispiaciuto.
“Non ho mai visto anima viva ballare la tarantella come te, porchetto mio di zucchero!” disse a Tuono-Karlsson.
“E tu devi esercitarti assiduamente a suonare il pettine” disse a Blum, “così non ti farà più il solletico!”
I due ladri erano già all’ingresso, quando Pippi li raggiunse come un razzo e consegnò a ciascuno di essi una moneta d’oro.
“Ve la siete proprio guadagnata” disse.FINE
Fonte: Astrid Lindgren, Pippi Calzelunghe

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