Il marchio della lupa -10-

 “Ehi, tu là!” Sotto di lei due soldati la tenevano di mira con le lance. Megarin lanciò un profondo ululato e subito si udì la risposta. Due massicci lupi della foresta si lanciarono al di là del muro e prima che i due soldati avessero il tempo di voltarsi, i lupi colpirono, azzoppando i guerrieri di Garm. Si fermarono un istante per lanciare un ululato e poi balzarono di nuovo al di là del muro.
Le persiane di legno scricchiolarono sui cardini quando Megarin si lanciò nella stanza. Toccando il pavimento di pietra, assorbì l’impatto e si rannicchiò, balzando verso l’alto e saltando sul tavolo. I suoi piedi nudi atterrarono senza vacillare sulle assi polverose. Sorpreso, Garm sbatté con forza la coppa sul tavolo ed il cristallo tintinnò, mentre il legno tremava per il colpo. Qualunque altro cristallo, persino il diamante, si sarebbe infranto, ma la coppa sacra rimase intatta.

Il marchio della lupa -9-

 Megarin guardò Magda con occhi fiammeggianti. Nessun Lupo del Branco avrebbe mai indossato la pelliccia di un predatore e soprattutto di una Sorella Lupa o di un Fratello Lupo! La Madre Lupa sapeva che la traditrice aveva tramato con Garm? Se i lupi lo sapevano, allora lo sapeva anche lei. Ora Megarin lo sapeva e magda doveva pagare per il suo tradimento. No. La Madre Lupa aveva mandato Megarin a ricuperare la coppa e il principe, non a perpetrare la vendetta. Non quella volta.
Scrutando il salone cupo, Megarin ignorò l’attività negli angoli bui, anche se gli strilli dei servitori infastidivano il suo udito acuto come quello dei lupi. Un giorno, questa gente che Garm aveva reso schiava sarebbe stata libera. Oggi Megarin doveva liberare solo il principe e la coppa.
“Ragazzo!” ruggì Garm e Megarin trasalì al tono aspro, “Portami il vino. Perché ci metti tanto, miserabile bastardo?”

Il marchio della lupa -8-

 Avvicinandosi al castello al calar della notte, Megarin si acquattò nei cespugli per osservare le sentinelle. Non erano certo vigili. Senza dubbio, Garm ed i suoi uomini avevano talmente terrorizzato la campagna da non temere che qualcuno potesse assalire la loro fortezza. Concedendosi qualche istante, Megarin rallentò il respiroe si concentrò sul marchio che aveva in fronte. Quando questo si riscaldò scosse le mani per liberarsi delle ultime tensioni. Il ritmo del suo respiro rallentò facendosi più profondo, ma il cuore prese a battere più in fretta. Ora sentiva chiaramente le chiacchere delle sentinelle. E udì anche il rumore soffocato delle zampe ed il respiro accelerato dei lupi che la avevano seguita dopo il riposo. Tra gli odori familiari individuò quello del capo e seppe che il grande lupo nero era il più vicino a lei. Mentrre i lupi circondavano il castello, lei si avviò in silenzio verso il retro.

Il marchio della lupa -7-

Non c’erano guardie ai cancelli, in attesa di porgere il benvenuto agli atanchi viandanti: Oakden sembrava deserta e dimenticata, ma rumori soffocati dissero a Megarin che era ancora abitata, e

Il marchio della lupa -6-

 A quel punto, altri lupi si fecero avanti per salutarla e per accettare le sue carezze amorevoli. Il lupo nero, il lupo alfa, si alzò e mise le zampe posteriori sulle spalle di Megarin. Le sfiorò il naso, invitandola a giocare. Felice di essere stata accettata nel branco, lei ruzzolò e lottò con i suoi nuovi compagni nella foresta. “Ho fame” dissealla fine ed essi cacciarono. Divisero la preda con lei come se fosse una del branco, Megarin gustò la carne ancora calda e sanguinante. Pigramente, pensò, quanto sarebbe piaciuto il fegato a Madre Lupa.
Il gigantesco lupo nero, gettando di lato alcuni dei maschi più giovani, addentò il fegato. Tenendolo in bocca, con l’occhio destro guardò il marchio sulla fronte di Megarin. Con la stessa chiarezza come se avesse parlato, lei capì cosa intendeva. “Lo porterò a Madre Lupa e le dirò che sei dei nostri.” Il lupo balzò via e Megarin sedette immobile.

Il marchio della lupa -5-

 Un lupo avanzò tra gli alberi. Alto un metro e venti alle spalle, era nero come la notte ed il suo manto aveva riflessi argentei. Megarin deglutì, questo era un lupo selvaggio della foresta, non uno di quei cuccioli semidomati che molto spesso capitavano a Wolfhaven. D’improvviso sorrise: “ompagno lupo, spero che onorerai il fatto che anche io faccio parte di un branco.” La grande bestia ringhiò mpostrando le zanne forti, ancora giovani e bianche. Anche se sembrava che stesse guardandola negli occhi, Megarin pensò che il suo occhio destro fosse rivolto più alla sua fronte. E poi pensò alla testa di lupa che vi era marchiata. Di scatto si raddrizzò e guardò con fermezza l’animale della foresta. “Lasciami passare, fratello lupo. Mi è stata comandata una Ricerca.” Nel fondo della mente elevò una disperata preghiera al Grande Lupo.
Gli occhi del lupo nero si spostarono ed il suo sguardo fiero si mitigò. Megarin fece un passo avanti.

Il marchio della lupa -4-

 Sfregando le mani sulla tunica di pelle, Megarin si voltò e attese che i suoi occhi si adattassero all’oscurità. Confusamente riuscì a distinguere una delle porte del tempio. Fuori, visto dalle finestre, il cielo sembrava più chiaro. Muovendosi verso la luce dell’alba, inciampò in una pietra sporgente. Si sentiva momentaneamente cieca come Madre Lupa era stata sempre. Riuscì finalmente a trovare la porta e uscì nel cortile. L’accolse il primo debole sprazzo di luce che illuminava l’orizzonte ad est. Megarin sorrise alla vista della Coda della Lupa, il segno zodiacale che segnava l’alba. “Buon giorno, Grande Lupa. Se la Madre ordina una Ricerca, allora ricerca deve essere.” Per un attimo guardò con desiderio gli edifici di pietra all’interno delle mura, poi, scrollando le spalle, uscì decisa dal cancello.

Il marchio della lupa -3-

Dal momento che non era stata messa alla prova davanti agli anziani, Megarin non sentì nessuna gioia per aver ottenuto quello che era stato il sogno della sua fanciullezza. Quando

Il marchio della lupa -2-

 All’improvviso, la consapevolezza che quel fardello stava per passare a lei, la fece sentire molto stanca e cadde in ginocchio davanti all’altare. Attraverso i gambali di pelle di daino, sottili ma robusti, sentì la pietra liscia, levigata dal passaggio di molte generazioni. Stringendosi le spalle tra le mani giurò che non avrebbe rovinato quel momento solenne per la Madre o per le altre. In silenzio e con fervore, pregò la Grande Lupa che la cieca Vivien non inciampasse.
Come se fosse in grado di vedere (ma una cosa simile non era possibile, vero?), Madre Lupa sollevò le mani verso la nicchia vuota e offrì il suo saluto. A dispetto di se stessa, Megarin tremò. “Ti prego, o grande Lupa, fa che la sua vecchia mente non dimentichi che la coppa di cristallo è stata rubata da quella traditrice di Magda.”

Il marchio della lupa -1-

 “E’ ora che tu entri a far parte del branco”, disse Madre Lupo. Per amore della donna vecchia e cieca, Megarin trattenne l’obiezione che le salì alle labbra. Non era il momento giusto! Era troppo giovane e non era ancora pienamente addestrata. Tra cinque anni, quando ne avesse avuti trenta, l’età giusta, Megarin sarebbe stata in grado di provare le sue capacità davanti ai suoi maestri, per guadagnarsi l’ingresso nel Branco. Ma nessuno degli insegnanti viveva ancora, nessuno, tranne la vecchia Vivien. Facendo cenno alle due devote adepte di farsi da parte, la vecchia scarna si avvicinò all’altare, con passo tanto fermo da smentire gli anni e al cecità. Megarin trasalì, furibonda, nel sentire le lacrime pungerle le palpebre. Le altre, tutte ancor più giovani di lei, non dovevano vederla piangere. Certo la vecchia Vivien stava per morire, perché altrimenti le avrebbbe ordinato di unirsi al branco, se non per prendere il suo posto come Madre Lupo per i cuccioli?