Il marsupio portabambino

 Anticamente secondo le tradizioni delle diverse culture etniche i bambini venivano portati nello stesso modo in cui si portavano dei carichi pesanti, in fasce o cesti fissati sulla schiena. Gli Inuit portano ancora i loro bambini sulla schiena in un grande cappuccio di pelliccia, ma a volta anche di lana, un parka fatto apposta per portare il bambino.
Dagli anni 1960/70 i marsupi portabambino sono tornati di moda, realizzati in cotone o fibre naturali da coltivazione biologica al 100% e non trattati chimicamente, i modelli più copiati sono quelli di origine orientale tipo il mei tai della tradizione cinese.

Mei tai
Il mei tai è un pezzo di stoffa più o meno quadrato con delle cinghie parallele non imbottite fissate ai lati di ogni angolo. Il mei tai si legava unendo tutte le cinghie e rincalzandone le estremità. Il marsupio portabambino di tipo mei tai può essere usato per portare il bambino sia nella parte anteriore del corpo che in quella posteriore, sulla pancia o sulla schiena.

Taglia trentotto: il diario di una ragazza bulimica in un libro

 Smarrirsi in un labirinto con il terrore di non uscirne più e poi farcela, trovando la via d’uscita. E’ il “tragitto” di una ragazza bulimica che ha vinto la sua malattia e ha scritto la sua storia. E’ in libreria, per le edizioni Memori, ‘Taglia trentotto – bulimia, amore e rabbia’, Diario Minimo di Stefania Longo. L’autrice ha sofferto per anni di disturbi dell’alimentazione. E’ stata bulimica e questa condizione le ha permesso guardare la società che la circonda con occhi diversi. Conosce bene la sua condizione, sa come conviverci e come riportarla con linguaggio immediato e diretto. E in questi racconti, tutti collegati dal file rouge del suo disturbo alimentare, descrive la sua vita di tutti i giorni: gli incontri sul treno dei pendolari che prende quotidianamente per andare al lavoro; i suoi colleghi, ciascuno alle prese con i più diversi problemi; le vetrine dei negozi alla moda che offrono un modello femminile che non può e non deve superare la taglia 40.

Morti in culla: un progetto di Cri e Salvamamme per la prevenzione

 Un ‘gemellino salvabebè’ con indicate, in modo semplice e chiaro, le linee guida europee per la prevenzione della morte in culla e le istruzioni per eventuali interventi di disostruzione del neonato e del lattante da latte o rigurgito. Il documento sarà distribuito in tutti i reparti di neonatologia di Roma. E’ il progetto ‘Sempre a pancia in super una nanna sicura‘, lanciato dalla Croce rossa italiana (Cri) di Roma e da Salvamamme, in collaborazione con Happy Family Onlus e Capgemini e presentato la scorsa settimana a Roma.
Prevenzione è la parole chiave da cui nasce questa campagna, che “si rivolge nello specifico alle mamme che hanno avuto bambini da poco – spiega il commissario provinciale della Cri di Roma, Marco Squicciarini – Inoltre il documento sarà tradotto con il supporto della Berlitz in varie lingue, affinché tali informazioni siano accessibili anche alle mamme straniere“.

Vita di coppia: il sesso causa il 15 per cento dei dolori lombari degli italiani

 Per gli appassionati del Kamasutra o emuli del ‘famolo strano’, reso celebre da Carlo Verdone nel film ‘Viaggi di nozze’, potrebbe arrivare il momento di una pausa. “Il sesso troppo vivace è la causa principale dei dolori lombari per il 15% degli italiani, più uomini che donne“, avverte Maurizio Ripani, docente di anatomia presso l’università ‘Foro Italico’ di Roma, alla prese ogni giorno con pazienti con la schiena a pezzi.
L’eccesso di fantasia in campo sessuale può giocare brutti scherzi alla colonna vertebrale – spiega Ripani all’Adnkronos Salute – utilizzare piccole city car, docce o armadi come riservate alcove può essere il primo passo per insidiare la corretta anatomia della schiena“.

Conferenza nazionale della famiglia: il 76,2 per cento del lavoro familiare è a carico delle donne

In tre casi su quattro (76,2%) il lavoro familiare delle coppie e’ ancora a carico delle donne. Emerge dai dati Istat, riferiti al 2008-2009, diffusi alla Conferenza nazionale della famiglia che oggi conclude i suoi lavori a Milano. Il dato e’ di poco piu’ basso di quello registrato nel 2002-2003 che era 77,6%. Per l’Istituto centrale di statistica, ”persiste dunque una forte disuguaglianza di genere nella divisione del carico di lavoro familiare tra i partner“.
L’asimmetria nella divisione del lavoro familiare è trasversale a tutto il Paese, anche se nel Nord raggiunge sempre livelli più bassi. Le differenze territoriali sono più marcate nelle coppie in cui lei non lavora. L’indice assume valori inferiori al 70% solo nelle coppie settentrionali in cui lei lavora e non ci sono figli, e nelle coppie in cui la donna è una lavoratrice laureata (67,6%).

Gravidanza: se la mamma è golosa di arachidi, il bimbo potrebbe sviluppare allergie

In ‘dolce attesa’ meglio tenersi lontane dagli ‘happy hour’. Non solo per i notissimi danni dell’alcol, ma anche per quelli meno conosciuti degli stuzzichini più diffusi. I bambini già ‘sensibili’ alle allergie, infatti, corrono un maggiore rischio di reazioni anafilattiche alle arachidi se la loro madre ne ha consumate spesso nei 9 mesi di gravidanza. Lo indica uno studio, realizzato dell’equipe di Scott Sicherer della Mount Sinai School of Medicine di New York e pubblicato su Journal of Allergy and Clinical Immunology.

Contraccezione a rischio per le donne con problemi di intolleranze alimentari

 Contraccezione a rischio per circa 5,7 milioni di italiane con problemi di intolleranze alimentari. Per loro i farmaci orali, come la pillola, hanno un risvolto della medaglia: disturbi intestinali fastidiosi che spesso le spingono a dire addio al blister ed efficacia ridotta a causa dei problemi di assorbimento legati proprio all’intolleranza alimentare, in particolare al glutine e al lattosio. Un dettaglio che le espone al pericolo di gravidanze indesiderate. A lanciare l’allarme Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell’ospedale San Raffaele Resnati di Milano e Michelangelo Giampietro, specialista in Scienza dell’alimentazione, durante un incontro a Milano.

Aborti: la celiachia causa la riduzione della placenta

 La celiachia, se non curata, “divora” la placenta, distruggendo questo “nido” in cui dovrebbe trovare protezione e nutrimento il feto. Svelato da ricercatori dell’Universita’ Cattolica-Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma, e’ questo il meccanismo che si cela dietro il legame tra malattia celiaca e aborti in gravidanza; infatti donne celiache non in cura vanno incontro ad aborti spontanei: molte donne con questo tipo di problema ginecologico non sanno neppure di avere la celiachia per cui non possono prevenire la perdita di un figlio. L’equipe del professor Antonio Gasbarrini, dirigente medico dell’Uoc di Medicina interna e gastroenterologia del Gemelli e della professoressa Nicoletta Di Simone, dirigente medico del Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna e della Vita nascente del Policlinico Gemelli, in collaborazione con Marco Silano dell’Istituto superiore di sanita’, ha scoperto che gli anticorpi “impazziti” alla base della celiachia, l’intolleranza al glutine che e’ la proteina del grano, si intrufolano sin nella placenta, andando a distruggere le cellule placentari che permettono al feto di annidarsi in utero e nutrirsi.