Una Giornata Normale -4-

 Il buon andamento delle cose… non era sufficiente. Gli esseri umani potevano capovolgere il giusto ordine della vita e farsi del male. Molto male. I nuovi pensieri di Irani si mischiavano alla responsabilità probabile di essere la prossima Madre. Non era pronta, non lo sarebbe mai stata. C’erano donne anziane più sage di lei, più esperte, eppure… Alla prossima festa d’estate sarebbero andati tutti alla Grande Casa, costruita da loro e dagli abitanti dei villaggi più prossimi. La Madre le aveva fatto capire che avrebbe annunciato di essere abbastanza anziana da indicare chi poteva sostituirla nei compiti più impegnativi. Le aveva accennato che poteva essere lei, Irani, ad essere proposta.
Questo sogno nuovo e tremendo e le parole della donna Marija che aveva udito venire dalla bocca della Madre cambiavano tutta la prospettiva dei suoi pensieri. Le donne che insieme con lei le avevano le avevano udite le se affaccendavano intorno e chiedevano, senza dirlo apertamente, una spiegazione.

Una Giornata Normale -3-

 Gli anziani si sistemavano al sole per badare alle loro attività più sedentarie e occuparsi dei piccoli che non avevano seguito le madri. I maschi del villaggio erano fuori a pesca per vari giorni. Ma sarebbero tornati in tempo per la festa, tenendo d’occhio la luna per non ritardare. Prima che fosse di nuovo piena sarebbero rientrati e tutto il villaggio avrebbe preparato il pescato per l’essiccazione. Le anziane e gli anziani erano gli artigiani più abili: tessitura, vasi e canestri le prime; reti, lavorazione del legno e battitura del metallo i secondi. Nuovi oggetti e infinite riparazioni. Nel pomeriggio si sarebbero affiancati a loro ragazzine e ragazzini per imparare le loro abilità. Lavoravano con calma, facendo pause frequenti e una quantità di chiacchere. Al ritorno dagli orti e dai campi gli sarebbero stati offerti frutti appena colti e richiesti consigli per le coltivazioni.

Una Giornata Normale -2-

 Kulìa era già pronta per andare a mungere e la guardava dalla porta, appoggiata allo stipite della porta con il secchio in mano. “Va’ tesoro, e porta con te Elissa: può cogliere un po’ di verdure se sta attenta a non strapparle. Insegnale a usare il coltellino., va bene?” La bimba si affrettò a raggiungere la sorella maggiore, fiera del nuovo compito che le era stato assegnato, afferrando un paniere più grande di lei, nel quale ficcò rapidamente un paio di giocattoli. Un ragazzino eternamente spettinato si dava arie da adulto controllando la provvista di legna.
“Noi andiamo per legna, madre” e prese la doppia ascia appesa al muro. “Tieni, Hussa, gettalo ai maiali” Porgendogli un secchio pieno di rifiuti Irani gli carezzò la testa, e quello uscì salutando, seguito ovviamente dal cane. Nella piccola borsa appesa alla tunica conservava gelosamente tutto ciò che poteva trasformare il normale compito di raccogliere legan in una mattinata davvero interessante: corda, ami, una rete, un coltellino e un’infinita quantità di piccole cianfrusaglie che erano i suoi tesori.

Una Giornata Normale -1-

 Le ombre notturne si andavano lentamente dissipando tra le mura intonacate delle case e le fronde degli alberi. Alcuni fiori aprivano le corolle mentre altri si chiudevano. Profumi rilasciati e poi subito trattenuti per ritirarsi dal calore che si preannunciava. Persone e animali diurni rispondevano al richiamo irresistibile del sole nascente, mentre la civetta si disponeva al sonno nascosta tra i rami e i topini erano già raggomitolati nella tana. Le lucertole di lì a poco avrebbero cercato una pietra rovente su cui riscaldare il proprio sangue. La magia di un nuovo giorno si rinnovava puntuale e nessuno la dava per scontata: era un regalo e ogni volta si era grati che il sole sorgesse, l’acqua del ruscello scorresse, i pesci abbondassero nel mare e le messi crescessero rigogliose. Di minuto in minuto l’attività aumentava e i suoni si andavano sommando gli uni agli altri.

Io proteggo i bambini: un kit contro la violenza sui bimbi

 Un kit contro la violenza sui bimbi, perché prevenirla è possibile con strumenti su misura per “Imparare a dire no!”. E’ il messaggio lanciato dalla ong Terres des Hommes, che a Milano ha dato il via alla campagna ‘Io proteggo i bambini‘. Un’iniziativa nata dall'”urgenza di affrontare in termini preventivi il drammatico fenomeno degli abusi sui piccoli, in linea con le raccomandazioni contenute nel Rapporto Onu sulla violenza sui minori“, spiega l’organizzazione che ha invitato in un confronto sul tema psicologi, giuristi, pedagoghi e istituzioni.

La prevenzione
Il kit proposto da Terres des Hommes è composto dal manuale ‘La prevenzione è la chiave’, ricco di suggerimenti e proposte per genitori, insegnanti, cittadini, amministrazioni locali, bambini e adolescenti; dal libro ‘Mimì Fiore di Cactus e il suo porcospino’, per la prevenzione degli abusi a sfondo sessuale dei bambini; da 5 spot in animazione realizzati con il patrocinio di Pubblicità progresso e destinati a un pubblico di bambini, dove sono affrontati, tra gli altri, temi come il ‘grooming’ (adescamento online) e il bullismo; dal sito www.ioproteggoibambini.it, che oltre a raccogliere suggerimenti, consigli, video e contenuti speciali sulla prevenzione della violenza in famiglia, a scuola, in comunità e di fronte ai media si prefigge di diventare anche la prima banca dati online delle iniziative promosse in Italia sulla prevenzione della violenza e sulla ‘media education’.

Vodka negli occhi: la bufala dello sballo che impazza tra i ragazzini

 Vodka negli occhi per sballarsi? “Un falso mito: non è affatto vero che versando il superalcolico nel bulbo oculare ci si sballa molto più rapidamente”. Il nuovo trend in voga tra i ragazzini, importato dai campus inglesi e francesi, è insomma una vera e propria ‘bufala’. Per di più potenzialmente pericolosissima per la salute degli occhi. Parola d’esperto, ovvero di Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol – Centro collaboratore Oms per la ricerca e la promozione della salute su alcol e problemi alcol-correlati. “C’è l’errata convinzione – spiega all’Adnkronos Salute – che l’assorbimento dell’alcol sia più rapido se si fa strada attraverso la mucosa oculare. E la vicinanza del bulbo al cervello” fa credere a molti, soprattutto ai ragazzi, che ‘bevendo l’alcol con gli occhi’ “l’effetto sballo arrivi in un lampo. In realtà – assicura – non ci sono evidenze chimiche nè tantomeno fisiologiche che ci lascino credere che, attraverso questa pratica, si raggiungano livelli alcolemici più elevati“.

Fecondazione assistita: in Gran Bretagna bimbi con tre genitori

 Bebè con tre genitori sempre più vicini in Gran Bretagna. La controversa tecnica di fecondazione assistita, che permetterà di avere bebè con ben tre genitori biologici, due mamme e un papà, e il Dna privo di alterazioni che possono portare a gravissime malattie genetiche, ha ricevuto infatti un primo via libera dalla Human Fertilisation and Embriology Authority (Hfea). L’obiettivo dichiarato dai ricercatori è quello di evitare che il piccolo sviluppi malattie mitocondriali, tra cui insufficienza epatica, problemi cardiaci fetali, disturbi cerebrali, cecità, rimuovendo dal Dna della madre le disfunzioni legate ai mitocondri, vere e proprie ‘batterie’ delle nostre cellule. La metodica, messa a punto dalla Newcastle University, è attualmente proibita in Inghilterra. Ora l’Hfea, consultata dal ministro della Sanità Andrew Lansley, ha concluso che la tecnica è “potenzialmente utile” e potrebbe aiutare un piccolo numero di pazienti a rischio a non trasmettere malattie genetiche letali ai figli.

Il Viaggio della Conoscenza -6-

 Tra le donne della capanna aleggiò una muta approvazione. In fondo non deve essere poi così ignorante questa Marija. Che strano nome… La Madre fece un piccolo sorriso, le sue inquiete compagne stavano cominciando ad abbandonare atteggiamenti difensivi e stizziti. Per lei invece, che stizzita non lo era stata affatto, si aprivano interi cieli di pensiero. Con naturalezza lo comunicò alla sua nuova figlia.
“Dovrò pensare molto, Marija.”
Con altrettanta semplicità, ma vibrante di emozione, quella le rispose dalla distanza di tre volte cento generazioni, forse di più. “Anche io, Aranua.” E per quella notte il sogno terminò.
Quella donna sapeva riconoscere un congedo, pensò Irani.

Il Viaggio della Conoscenza -5-

 Aranua fece imperiosamente segno di tacere, eppure nessuno nella capanna aveva parlato. Irani sorrise. La Madre sentiva il fragore della ribellione silenziosa di tutte quelle donne pronte a difendere, proteggere e rivendicare le proprie tradizioni e le vite proprie e del proprio popolo. Le aveva sentite anche lei quelle ondate di ribellione, si era sentita scossa nel profondo, ma aveva sentito anche che quella Marija avrebbe potuto essere un’…amica.
“Sei lontana nel tempo, figlia?”
La madre aveva detto ‘figlia’ ad una sconosciuta. Ad un’annunciatrice di sventure di cui non conosciamo nemmeno la faccia?
Le donne si mossero sempre più inquiete. Irani pensò: ‘sorella’?
“Sì, Madre. Sono lontana.”
“Quanto lontana? Puoi misurarlo?”