Il Viaggio della Conoscenza -6-

di Redazione Commenta

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Tra le donne della capanna aleggiò una muta approvazione. In fondo non deve essere poi così ignorante questa Marija. Che strano nome… La Madre fece un piccolo sorriso, le sue inquiete compagne stavano cominciando ad abbandonare atteggiamenti difensivi e stizziti. Per lei invece, che stizzita non lo era stata affatto, si aprivano interi cieli di pensiero. Con naturalezza lo comunicò alla sua nuova figlia.
“Dovrò pensare molto, Marija.”
Con altrettanta semplicità, ma vibrante di emozione, quella le rispose dalla distanza di tre volte cento generazioni, forse di più. “Anche io, Aranua.” E per quella notte il sogno terminò.
Quella donna sapeva riconoscere un congedo, pensò Irani. Quella donna era saggia. Quella donna la incuriosiva enormemente. Avrebbe voluto parlarle. Chissà…
L’aria fresca che precede l’alba penetrò all’interno della capanna e un infuso bollente e dolce assieme a piccoli pasticcini completò l’opera: le donne si andavano risvegliando, intorpidite. Salutarono la Madre e Irani, ringraziarono per le bevande e i dolci lodandone la bontà come se venissero via da una piccola festa e si avviarono alle proprie case dove avrebbero acceso i fuochi come in un giorno qualunque. Erano abituate da sempre a mantenere per sé le parole dette tra loro, le donne. A meno che loro, le donne, decidessero diversamente. Ma la Madre non aveva proposto di discuterne con altri e nessuna aveva sollevato la questione.
Irani si affaccendò per un po’ nella capanna mentre la Madre si disponeva al sonno. Questa le lanciò un bacio con la mano, e si girò su un fianco, la gatta accoccolata su di lei.
Irani si avviò verso casa, provvedendo lungo la strada ad innaffiare l’orto e strappare dei fiori secchi. Mai che facesse un tragitto a vuoto tra la casa della Madre e la sua. Per la verità stavolta avrebbe voluto sbrigarne altre di faccende, pur di ritardare il momento di affrontare Kulìa. La piccola l’aveva vista uscire la note prima, ed era rimasta in silenzio: Ma stamane, stamane qualcosa avrebbe dovuto dirle…FINE
Fonte: Sara Morace, I Racconti di Domani

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