A che serve l’amico immaginario dei bambini?

di Paola Valeri Commenta

I bambini, ad un certo punto della loro vita, hanno sempre bisogno di un amico immaginario. Non si tratta di una “scusa” per attribuire a qualcun altro le marachelle o per dire bugie di ogni tipo. L’amico immaginario serve al bambino per farsi ascoltare. L’amico immaginario, in generale, è proprio dei bambini di due o tre anni. L’amico immaginario in genere non è visibile ma è molto presente nella vita dei ragazzi. Il fatto è che la prerogativa di questo amico è l’essere in grado di ascoltare le confidenze dei loro creatori. L’amico immaginario ha sempre tempo per ascoltare quel che succede e che spesso non interessa gli adulti.

La curiosità per il bambino rende l’amico immaginario partecipe delle gioie e dei dolori infantili, come nessun altro è capace di essere. Il bambino che ha un amico immaginario è capace di distinguere il confine tra realtà e finzione. Il bambino, in pratica, controlla fino a che punto può spingersi e pian piano matura nella consapevolezza trasformando i dialoghi con l’amico immaginario in dialoghi interiori.

Ecco allora che è confermato quel che sostiene la psicologia, ovvero che l’amico immaginario aiuta i bambini a crescere, li aiuta a mediare tra la realtà e la finzione e lo aiuta perfino a trovare nuovi amici reali. L’amico immaginario non limita ma moltiplica le capacità di socializzazione dei ragazzi ma confinando la paura legata al restare da soli.

Cosa devono fare gli adulti quando c’è un amico immaginario tra loro e i bambini? L’adulto è bene che controlli la situazione e s’informi dell’amico immaginario. Così s’impara a conoscere i proprio piccoli. Convincere i bambini del fatto che l’amico che hanno è immaginario, non aiuta i piccoli a crescere.

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