Il grande serpente di mare -parte prima-

di Redazione Commenta

C’era una volta un pesciolino di mare di buona famiglia; il nome non me lo ricordo, ma te lo possono dire gli esperti. Quel pesciolino aveva milleottocento fratelli, tutti uguali a lui; non conoscevano né il padre né la madre e dovettero immediatamente provvedere a se stessi e nuotare qua e là, ma per loro era un gran divertimento. Avevano abbastanza acqua da bere, tutto l’oceano, e al cibo non pensavano, lo trovavano comunque! Ognuno avrebbe seguito la propria inclinazione, ognuno avrebbe avuto una sua storia; ma a questo nessuno di loro pensava.
Il sole brillava sull’acqua che luccicava intorno a loro, era trasparente, un mondo pieno di figure stranissime, alcune spaventosamente grosse, con fauci enormi, che avrebbero potuto ingoiare tutti i milleottocento pesciolini, ma loro non ci pensavano neppure: nessuno di loro era ancora stato ingoiato.

Nuotavano beatamente
Quei piccoli nuotavano tutti insieme, vicini tra loro, come fanno le aringhe e gli sgombri, ma proprio mentre se ne nuotavano beatamente e non pensavano a nulla, cadde dall’alto, con un rumore terribile, giusto in mezzo a loro, una cosa lunghissima e pesante, che non finiva mai; si allungò sempre di più e ogni pesciolino che ne veniva toccato rimaneva schiacciato o subiva un colpo tale da non riprendersi più. Tutti i pesciolini, e anche quelli grandi, dalla superficie del mare fino alla parte più profonda, si spostarono di fianco atterriti; quella cosa pesante affondava sempre più, diventava sempre più lunga, lunga parecchie miglia per tutto il mare.

Ma che cos’era?
I pesci e i molluschi, quelli che nuotano, che strisciano, o che si lasciano trascinare dalle correnti, tutti notarono quell’oggetto terribile, quella smisurata e sconosciuta anguilla che improvvisamente era giunta dall’alto.
Ma che cos’era? Noi lo sappiamo! Era il grande cavo telegrafico, lungo parecchie miglia, che gli uomini avevano calato tra l’Europa e l’America.
Nel punto dove il cavo venne calato ci fu un grande spavento, una grande agitazione tra i legittimi abitanti del mare. Il pesce volante si lanciò sopra la superficie, più in alto che potè, anche la gallinella fece un salto fuori dall’acqua, come un colpo di fucile, perché era capace di farlo; altri pesci invece si diressero verso il fondo del mare a una tale velocità che arrivarono laggiù prima che vi giungesse il cavo telegrafico così spaventarono sia i merluzzi che i rombi, che giravano tranquillamente sul fondo del mare mangiando i loro simili.
Alcune oloturie si impaurirono tanto che sputarono fuori il loro stomaco, continuando comunque a vivere, perché loro possono farlo. Molte aragoste e molti gamberetti uscirono dalle armature, lasciandovi le zampe posteriori.

Fiaba di Hans Christian Andersen

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