Fiabe nordiche: a Oriente del sole e a Occidente della luna

 C’era una volta un povero contadino con la casa piena di figli, ma non aveva gran che da offrir loro per nutrirsi e vestirsi, belli erano tutti ma la più bella, incredibilmente bella, era la figlia minore.

Era un giovedì sera alla fine dell’autunno, fuori il tempo era brutto ed era molto buio, pioveva e tirava un vento da far scricchiolare le pareti; sedevano intorno al camino e tutti avevano qualcosa da fare. All’improvviso qualcuno bussò tre volte alla finestra. L’uomo uscì per vedere cosa succedeva, e una volta fuori si trovò di fronte un grandissimo orso bianco. “Buonasera”, disse l’orso bianco. “Buonasera”, rispose l’uomo. “Se mi darai la tua figlia minore ti farò tanto ricco quanto ora sei povero” disse quello. Bè, all’uomo sembrava proprio una fortuna poter diventare ricco, ma pensò che prima avrebbe dovuto parlare con la figlia, così rientrò e disse che fuori c’era un grosso orso bianco che prometteva di farli diventare davvero ricchi se solo avesse potuto averla. La ragazza disse di no, non voleva, e così l’uomo uscì di nuovo e si accordò con l’orso bianco che che tornasse a sentire una risposta il prossimo giovedì sera. Intanto a casa cominciarono a tormentare la fanciulla, elencandole tutte le ricchezze che avrebbero ottenuto e i vantaggi che anche lei avrebbe avuto. Alla fine la ragazza acconsentì. Si lavò e rappezzò i suoi stracci, si adornò meglio che poteva e si preparò al viaggio. Non era molto ciò che aveva da portare con sé. Il giovedì sera l’orso venne a prenderla, lei gli montò in groppa con il suo fagotto e così si allontanarono. Dopo aver fatto un pò di strada l’orso bianco disse: “Hai paura?” No, non ne aveva. “Bè, tieniti ben stretta alla mia pelliccia e non ci sarà alcun pericolo” le disse.

Sclerosi multipla: sempre più giovani colpiti, si arriva al 50 percento

Ogni 4 ore una persona riceve una diagnosi di sclerosi multipla, con un numero totale di malati che oggi si attesta a 60 mila nel nostro Paese. E sono molti i giovani: rappresentano il 50% di tutti i pazienti. Quando la malattia viene loro diagnosticata, la maggior parte dei giovani ha tra i 20 e i 30 anni: li colpisce nel pieno della vita, i progetti per il futuro hanno un arresto. Per loro diventa prioritario, allora, capire e sapere, per poter decidere come impostare la propria vita. Lo ricorda l’Associazione italiana sclerosi multipla (Aism) che quest’anno al programma ad hoc avviato per i giovani dedica “Una mela per la vita“, iniziativa che ha raccolto nelle piazze italiane 2 milioni e 400 mila euro, in parte destinati proprio al progetto giovani.

Vaccino anti-tetano neonatale: una campagna per prevenire la mortalità infantile

Continua a uccidere neonati, al ritmo di uno ogni 9 minuti. Il tetano neonatale, malattia sconfitta e ormai dimenticata nel ricco Occidente, è ancora una piaga in 40 Paesi del mondo: 170 milioni le donne a rischio con i loro bebè. Nonostante esista da oltre 80 anni un vaccino. Un prodotto low cost in grado di prevenire morti inutili. Ne basterebbero due dosi, da somministrare alle mamme in gravidanza, per salvare 59 mila neonati l’anno (tanti sono i morti stimati dall’Oms). A questo obiettivo punta la missione vaccini varata da Unicef in partnership con Procter&Gamble: depennare uno ad uno dalla ‘lista nera’ i 40 Paesi di Asia e Africa dove il tetano neonatale fa ancora stragi, ed eradicare così la malattia entro il 2015.

Fiabe russe: il principe Ivan, l’uccello di fuoco e il lupo grigio

 C’era una volta uno zar di nome Berendey, che aveva tre figli. Il palazzo dello zar era circondato da un orto bellissimo e tra i tanti alberi c’era un melo meraviglioso che produceva mele d’oro. Il giorno in cui lo zar scoprì che qualcuno era entrato nell’orto e aveva rubato le sue mele andò su tutte le furie e comandò alle guardie di acchiappare il ladro. Purtroppo però, nonostante vegliassero e cercassero per tutta la notte, le loro ricerche furono vane. Lo zar era così sconvolto dalla perdita delle sue mele d’oro che perse anche l’appetito. I suoi figli provarono a consolarlo e il più vecchio di loro disse: “Andrò io stesso a proteggere l’orto dal ladro stanotte, padre”. E andò nell’orto. Ma benché egli fosse arrivato là abbastanza presto quella sera e avesse gironzolato per qualche tempo, non vide nessuno. Così si sdraiò sul prato e presto si addormentò. La mattina il padre gli chiese: “Bene, figlio mio, hai buone notizie per me? Hai visto il ladro?”. “No, padre”, egli rispose “non ho dormito un attimo in tutta la notte, non ho nemmeno chiuso gli occhi ma, non ho visto nessuno”.

Autismo: un progetto per riconoscerlo sin dalla culla

 Al via un progetto ‘made in Italy’ per riconoscere fin dalla culla i segni dell’autismo, e poter così avviare un trattamento precoce. Parte nel 2011 il progetto “Non invasive tools for early detection of Autism Spectrum Disorders“, affidato alla ricercatrice dell’Istituto superiore di sanità Maria Luisa Scattoni, vincitrice del premio Giovani ricercatori, e finanziato dal ministero della Salute. Il progetto coinvolge il reparto Imaging molecolare e cellulare dell’Iss, l’Irccs Stella Maris, l’ospedale Bambino Gesù di Roma e l’Università di Firenze ed è stato annunciato nel corso del convegno internazionale “Autism from research to policy“, che si apre all’Iss.
‘Chiave’ del progetto, l’avvio di studi non invasivi che prevedono l’osservazione di 200 bambini alla nascita, a un mese, a tre e a sei mesi.

ADHD: il disturbo da deficit di attenzione e iperattività ha origini genetiche

Ha origini genetiche il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd). E’ la scoperta di ricercatori britannici dell’Università di Cardiff, che hanno condotto un vasto studio clinico su 366 bambini e adolescenti, con Adhd, di età compresa tra i 5 e i 17 anni, i cui dati sono stati confrontati con quelli di 1.047 bambini sani. Secondo lo studio pubblicato su Lancet, il disturbo è legato a differenze riscontrabili nel cervello dei bambini colpiti.

Fiabe Giapponesi: Urascimatarò

C’era una volta, in Giappone, un pescatore che si chiamava Urascimatarò. Egli era grande e forte, ma forse appunto per questo, amava molto le creature piccole e deboli, e specialmente gli animali.

Un giorno, mentre passeggiava sulla riva del mare, vide un gruppo di ragazzi che si agitavano e gridavano. Si avvicinò, e vide che stavano giocando con una tartaruga, ma giocavano in modo crudele e cattivo, e tormentandola e stuzzicandola in tutti i modi. Fingendo di ridarle la libertà, e quando la tartaruga s’incamminava faticosamente verso il mare, subito le erano addosso e la rovesciavamo sul dorso divertendosi a vederla agitare le zampette all’aria e facendole il solletico sul muso. Poi ricominciare da capo. “Vergogna!” gridò Urascimatarò. “Come potete divertirvi a tormentare così quella povera bestia?” “E tu che c’entri?” risposero i ragazzi, facendo sberleffi. “La tartaruga è nostra. L’abbiamo catturata noi e possiamo fare quello che ci pare.” Urascimatarò rimase male, ma vedendo che con quei monelli le parole non servivano, su frugò in tasca e vi trovò alcune monete. “Sentite,” disse allora ai ragazzi “Volete vendermi la tartaruga? Vi dò tutto il denaro che ho: accettate?” I monelli non se lo fecero dire due volte: presero le monete e corsero verso il più vicino negozio di dolciumi. Urascimatarò raccolse la tartaruga e la portò delicatamente fino al mare, poi la mise nell’acqua dicendo: “Và, povera bestiolina, e un’altra volta cerca di non farti catturare più.” La tartaruga fece un piccolo cenno di saluto, poi scomparve nella profondità del mare. Urascimatarò la seguì con lo sguardo fin che poté, poi volse le spalle e tornò a casa.

Diritti dei bambini: servono farmaci a misura di bambino per il trattamento del dolore

 Ancora oggi il bambino riceve meno cure per il dolore rispetto all’adulto. E molte delle procedure dolorose effettuate in ospedale sui piccoli pazienti vengono eseguite “senza un adeguato trattamento antalgico“. Lo sottolineano in una nota gli anestesisti rianimatori pediatrici, riuniti a Parma in occasione del 64.esimo Congresso nazionale Siaarti, denunciando la mancanza nel nostro Paese di farmaci analgesici registrati per la cura del dolore in età pediatrica.

Arriva Carpediem, la macchina che assiste i neonati con gravi disfunzioni a cuore e reni

 Si chiama ‘Carpediem‘ (Cardio-Renal Pediatric Dialisis Emergency Machine) la prima macchina al mondo per assistere neonati con gravi disfunzioni cardiache e renali, che necessitano di una terapia con rene artificiale per sopravvivere. L’eccezionale strumento è stato realizzato all’Ulss 6 di Vicenza, grazie agli studi diretti dal direttore del dipartimento di nefrologia, dialisi e trapianto dell’ospedale San Bortolo Claudio Ronco, coadiuvato da Sandro Frigiola del dipartimento di cardiochirurgia del Policlinico San Donato di Milano e da Zaccaria Ricci del dipartimento di cardioanestesia e terapia intensiva pediatrica del Bambino Gesù di Roma.

Disturbi specifici dell’apprendimento: approvata una legge per un percorso di diagnosi e cura a scuola

 Vita nuova a scuola per i 350 mila studenti italiani che soffrono di disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) come la dislessia o la discalculia. Merito di una legge ad hoc che riconosce questi disturbi e stimola la scuola a individuarli precocemente offrendo modi, tempi e strumenti per imparare nonostante il problema di apprendimento. La normativa, varata il 29 settembre, è stata illustrata oggi al Senato dall’Aid, Associazione italiana dislessia, insieme ai presidenti delle Commissioni istruzione del Senato, Guido Possa, e della Camera, Valentina Aprea, e diversi parlamentari di maggioranza e opposizione.