Il Chieri -5-

 Quando fu di nuovo al loro piccolo campo si fermò di nuovo a guardare Merilys, che dormiva, tra le braccia pelose del kyrri. Sembrava una bambina. Com’era cresciuta e maturata velocemente, pensò, ma loro erano fatti così, quegli umani. Crescevano in fretta, morivano presto, e partorivano molti figli, senza smettere di aumentare le loro conoscenze e capacità, cercando nuove terre e sempre maggior potere. Gli umani erano una razza primitiva e brutale secondo gli ideali dei chieri, e tuttavia avevano una scintilla di quella grandezza d’animo che la sua gente apprezzava. Molto probabilmente, tuttavia, era proprio la loro selvaggia vitalità che consentiva loro di scavarsi una nicchia nell’ambiente ostile di quel pianeta freddo.

Il Chieri -4-

Accorgendosi che l’aria si rinfrescava e il cielo si stava facendo più scuro, Chiaryl si affrettò a scendere in cerca dei suoi compagni. Li trovò indaffarati a fare il campo

Il Chieri -3-

 Bé, presto farai ritorno dalla tua gente, le rispose lui con dolcezza. E sorrise intenerito, seguendo con lo sguardo lo sventolio dei suoi capelli rossi scarmigliati mentre la ragazza correva giù verso il sentiero. Come al solito, Chacka le andava dietro. E pensare che aveva creduto di poterla tenere con sé per sempre! Chiaryl scosse mentalmente il capo, sospirando sulla sua follia. Era un desiderio nato dalla solitudine e dalla disperazione, ora lo capiva. Anche se lei fosse rimasta a fargli compagnia finché fosse vissuta, non sarebbe stato per molto da un punto di vista del chieri, perché la sua razza viveva molto più a lungo degli umani. Alla fine si sarebbe ritrovato di nuovo solo. Ma avrebbe potuto tenerla lì più a lungo, se il Vento del Sogno Estivo non avesse forzato in modo inatteso il suo cambiamento di sesso, circa un mese prima.

Il Chieri -2-

 Il kyrri, un essere intelligente simile al chieri ma non altrettanto evoluto, trottò su per la collina dietro la ragazza. Si occupava di lei da ormai sei anni, e per ordine di Ciaryl la seguiva fedelmente ovunque, un po’ compagno di giochi e un po’ bambinaia.
“Vieni qui, tu, orsaccio ringhioso”, lo punzecchiò la ragazza e affondò le dita nella pelliccia del kyrri, così diversa dalla liscia pelle satinata del chieri. In effetti, i due non-umani erano fisicamente molto dissimili. Chiaryl era lato e snello, con tratti somatici da elfo, lunghi capelli argentei, occhi grigi, e una struttora fisica fragile, anche durante le sue stagioni da maschio. Chacka era nch’egli alto, ma corpulento, coperto di fitta peluria bianca e con occhi animaleschi.

Il Chieri -1-

 Mentre guardava Merilys, agile e sicura come un daino, che s’inerpicava per il pendio, Chiaryl provò una profonda quanto inspiegabile tristezza. Gli sembravano trascorsi pochi giorni da quando aveva trovato la bambina umana che piangeva sui corpi senza vita dei suoi genitori, nella foresta che lui chiamava casa. Erano stati dei pazza ad avventurarsi così lontano in quelle terre desolata, senza l’aiuto di nessuno, ma da quanto gli aveva raccontato la ragazza, che all’epoca era una bambina di nove o dieci anni, i suoi genitori stavano fuggendo da gente della loro stessa razza, per far perdere le loro tracce nell’inesplorato territorio montuoso. La loro avventura era finita male, e anche la figlioletta avrebbe trovato la morte se non fosse stato per l’intervento di Chiaryl. Ora il chieri cominciava a pentirsi della sua decisione di adottare quella figlia aliene.

Una Vita Nuova -12-

 Appoggiata al morbido schiemale, Carilla si passò le mani sul volto. “Tutto questo mi prende di sorpresa. Non so cosa dire.”
“Non pensarci troppo, mia signora”, la esortò Ranarl. “Noialtri siamo vecchi ormai. Se rimanderai per chissà quanto tempo, non so dire cosa succederà, da queste parti.”
“E’ quello che penso anch’io”, disse lei. “Tuttavia dovrò parlarne con le mie sorelle della Lega, e informarmi sulle leggi. Avrò bisogno di molto aiuto per mandare avanti una tenuta così grande… e temo d’intendermi più di cose di guerra che di pace.”
“puoi contare su di me, finché vivrò” rispose Ranarl con grande serietà.
Carilla rimise i gioielli nello scrigno e lo chiuse. Si alzò, lentamente, e andò a guardare fuori dalla finestra.

Una Vita Nuova -11-

 Ranarl cercò una chiave, aprì un cassetto della scrivania di suo padre e ne tolse un piccolo scrigno borchiato in ferro. “Questo è tuo.”
Carilla riconobbe subito il portagioie di sua madre. Lo aprì e ne tirò fuori una collana appesantita da preziose gemme. Anche di quella si ricordava bene; sua madre la portava nei giorni di festa. Con sorpresa vide che la collezione di gioielli sembrava intatta, e non riuscì a immaginare come fossero riusciti ad impedire che qualcuno li vendesse o li rubasse. Sul fondo dello scrigno c’era una piccola pergamena arrotolata, chiusa dal sigillo di ceralacca di suo padre, e anche, vide con stupore, l’anello col sigillo.
“E’ per te”, disse Ranarl.
“Non capisco.”
“Leggi.”
Carilla svolse la pergamena ingiallita.

Una Vita Nuova -10-

 Il dom scosse il capo, tristemente. “Tornerà quando avrà bisogno di soldi, scommetto. Quello è il solo motivo per cui si fa vedere a casa. Bé, stavolta avrà una brutta sorpresa. Non c’è rimasto niente per lui. Niente, ecco come stanno i fatti.”
“Questo l’hai già detto.” Sospirò Carilla. “Ma non sai che Felix è…” Tacque, vedendo che Ranarl si premeva un dito sulle labbra con un’occhiata di avvertimento.
“Felix è cosa? Uno stupido? Pensi che io non lo sappia? Però è il solo figlio maschio che io abbia avuto, e…” Si sporse verso Carilla e le strizzò l’occhio. “E’ uno stallone, con le donne… mi ricorda come ero io alla sua età. I giovani devono spargere il loro seme, sai. Ma si calmerà, tu aspetta e vedrai.” Il suo volto si rannuvolò. “Non come l’altra mia figlia, la femmina. Quella giovane puledra se n’è andata, e nessuno ne ha saputo più niente. Ha spezzato il cuore di sua madre.”

Una Vita Nuova -9-

 “Eh?” Dom Garyth socchiuse gli occhi e guardò Carilla, insospettito. “Tu chi sei?”
“Non mi riconosci?” domandò lei, a bassa voce. Per qualche motivo, il fatto di non essere riconosciuta la urtava più dell’ostilità che si era aspettata.
“Eh?”
“Io sono Carilla. Sono tornata. Sai chi sono, vero?”
“Carilla… tu?” Dom Garyth disse tristemente. “Non prendermi per stupido. La mia ragazza ha i capelli color del rame.” Guardò quelli di lei con disgusto. “Era una bella ragazza, mia figlia. Ed era sempre felice di vedermi… non come quell’idiota d’un Felix. Io la portavo ovunque con me, finché non fu troppo grande. Le ragazze sono fatte così, sai. Quando diventano donne, è meglio che il padre mantenga le distanze.”
“Cosa… cosa ne è statodi lei?” Carilla stava facendo uno sforzo per placare il tremito che l’aveva scossa. Era più facile adattarsi alla confusione mentale di suo padre che cercare di farlo ragionare; non aveva bisogno del laran per vedere la pietà dietro l’espressione di Ranarl.
“Cosa ne è stato?” Suo padre fece un gesto vago e scrollò le spalle ossute. “Ha preso e se n’è andata via, una notte.”

Una Vita Nuova -8-

 La camera di suo padre era più piccola di quello che Carilla ricordava, ma ancora notevole, nonostante le ragnatele che pendevano dagli artistici stucchi sulle pareti. In effetti, sembrava che avesse un gran bisogno di essere pulita e ridipinta. Nell’aria si sentiva l’odore della vecchiaia e della malattia. Carilla trasse un lungo respiro, e quando entrò i suoi passi echeggiarono nel silenzio.
“Buongiorno, mia signora”, disse Ranarl, alzandosi. L’uomo si affrettò a venirle incontro e le rivolse un inchino. “Tuo padre è ansioso di vederti.” E sottovoce aggiunse: “Ho dato un bel po’ di biada al tuo cavallo. Tutto è a posto. E non preoccuparti se il vecchio non ti riconosce; a volte non riconosce neppure me”.