Allora, il principe, una volta che tutti erano usciti da casa ed era rimasto solo, si affacciò per vedere l’orsa e vide che Preziosa, per acconciarsi i capelli, si era tolta il bastoncino di bocca e si pettinava le sue trecce d’oro. Per questo, vedendo questa bellezza incredibile stava svenendo per lo stupore e, gettandosi giù per le scale, corse in giardino. Ma Preziosa, accortasi dell’agguato, s’infilò il bastoncino in bocca e tornò com’era. Il Principe, sceso giù e non trovando quello che aveva visto da sopra, restò così stupito da quest’inganno che preso da una grande malinconia in quattro giorni cadde malato dicendo continuamente: “Ora, orsa mia”.
Redazione
Le canzoni dei cartoni animati: occhi di gatto
OCCHI DI GATTO
Tre ragazze bellissime
tre sorelle furbissime
son tre ladre abilissime
molto sveglie agilissime
Con astuzia e perizia
ed unendo sempre un poco di furbizia
riescon sempre a fuggiiire
e nel nulla spariiire. (iire – eco)
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
E’ questo il nome del trio compatto
son tre sorelle che han fatto un patto.
Cartoni animati: Lamù
Lamù è un manga pubblicato in Giappone dal 1978 al 1987, scritto e disegnato da Rumiko Takahashi, dal quale sono stati nel tempo tratti una serie anime televisiva, sei film ed undici OAV. Nel 1981 la serie ha vinto il Premio Shogakukan per i manga in entrambe le categorie shōnen e shōjo, e nel 1987 il Premio Seiun come miglior fumetto SF/fantasy. Il titolo originale è un gioco di parole pressoché intraducibile in altre lingue: urusei è una versione colloquiale e meno formale di urusai, cioè “chiassoso” o “fastidioso”, usata generalmente dagli uomini come esclamazione per zittire qualcuno che disturba. Yatsura è anch’essa una forma colloquiale e non troppo garbata per “gente”, anche con significato di “quelli là” o “quei tizi”.
Tuttavia, poiché nel titolo la parola urusei è scritta con il kanji sei, che significa corpo celeste, il suo significato può essere anche letto come pianeta Uru o stella Uru. In questo modo nasce il gioco di parole del titolo, il cui senso può essere sia Quei chiassosi tizi, sia Quei tizi del pianeta Uru o Gente del pianeta Uru. Una possibile, seppur approssimativa, traduzione in italiano potrebbe quindi essere: Quei chiassosi tizi della stella Uru. All’interno di alcuni numeri di Shonen Graphic dedicati ad Urusei Yatsura compare la traduzione in inglese noisy people (gente rumorosa). Va inoltre notato che il pianeta (o stella) Uru non viene mai citato nella narrazione, tanto nel manga che nell’anime. Non va quindi confuso con il pianeta dal quale la co-protagonista Lamù proviene, che viene più volte citato nella narrazione col nome di Oniboshi, traducibile sia come Pianeta degli Oni sia come Pianeta Malvagio.
Pessimisti si nasce… l’atteggiamento negativo comincia sin dalla culla
Pessimisti fin dalla culla. Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università del Michigan (Usa), a ‘regalare’ un atteggiamento negativo e angosciato alle persone sarebbero i livelli di una molecola, il neuropeptide Y (Npy), nel cervello. E, sempre stando alla ricerca, i pessimisti sarebbero geneticamente programmati a manifestare negatività. Secondo i ricercatori, i soggetti con bassi livelli di Npy sono, molto più negativi e vivono con fatica le situazioni stressanti. Inoltre sono anche più vulnerabili alla depressione.
Diagnosi precoce e prevenzione
Il gruppo di studiosi pensa che i livelli di Npy nel cervello siano geneticamente programmati, e spera che la scoperta possa portare a una diagnosi precoce e alla prevenzione di queste condizioni. Il team, si legge su ‘Archives of General Psychiatry’, ha sottoposto i pazienti alla risonanza magnetica funzionale, mentre i volontari guardavano uno schermo con delle parole: alcune neutre, altre negative e altre cariche di positività. Ebbene, in risposta alle parole negative (come assassino) i pazienti con basso Npy hanno mostrato una forte attività della corteccia prefrontale, che elabora le emozioni. Gli altri hanno mostrato una reazione ridotta.
L’Orsa -parte seconda-
Ora, quando il paese fu pieno di femmine, il re le fece mettere in fila e cominciò a camminare, come fa il Gran Turco quando entra nel Serraglio per scegliere la migliore pietra da mola per affilare il suo coltello damaschino; e, andando e venendo su e giù, come una scimmia che non sta mai ferma, e covando e squadrando questa e quella, una gli sembrava storta di fronte, una di naso lungo, chi di bocca larga, chi di labbra grosse, questa troppo alta, quella troppo bassa e malfatta, chi troppo gonfia, chi eccessivamente gracilina; la spagnola non gli piaceva per il suo colorito gialliccio, la napoletana non gli andava a genio per i tacchi con cui cammina, la tedesca gli sembrava fredda e gelata, la francese col cervellino troppo leggero, la veneziana una conocchia di lino con i capelli sbiaditi.
L’Orsa -parte prima-
Si racconta che c’era una volta il re di Roccaspra, che aveva per moglie la mamma della bellezza, che, nel meglio degli anni, cadde dal cavallo della salute e si ruppe la vita. Ma, prima che si spegnesse la candela del vivere all’asta degli anni, chiamò il marito e gli disse: “So che mi hai sempre amata con tutte le tue ciliegine; per questo mostrami al fondiglio dei miei anni la schiuma del tuo amore, promettimi di non sposarti mai se non trovi un’altra donna bella come sono stata bella io, altrimenti ti lascio una maledizione a tette spremute e ti odierò fin dentro l’altro mondo”.
Il falso uccello e lo sposo stregone -parte seconda-
E sotto le sembianze di un mendicante, si recò nella casa del pover’uomo a domandare l’elemosina. La seconda figlia gli portò un pezzo di pane, e anche di questa s’impadronì con un solo tocco e poi se la portò via. Non andò meglio neppure alla sorella, si lasciò prendere dalla curiosità, aprì la stanza insanguinata, guardò dentro e al ritorno dello stregone dovette pagare con la vita. Egli andò a prendere la terza che era prudente e scaltra. Quando l’uomo le diede la chiave e partì, per prima cosa mise l’uovo bene al sicuro, poi esaminò la casa, alla fine andò nella stanza proibita. Dio mio, cosa vide! Le sue care sorelle giacevano nella vasca, pietosamente uccise e fatte a pezzi. Ma lei cercò e raccolse le parti del corpo sparse le riunì, testa, corpo, braccia, gambe.
Il falso uccello e lo sposo stregone -parte prima-
C’era una volta un vecchio mago che, preso l’aspetto di un mendicante, andava di casa in casa chiedendo l’elemosina e si portava via le belle ragazze. Nessuno aveva idea di dove le portasse, né di che fine facessero, perché non tornavano mai più. Un giorno arrivò davanti alla porta di un uomo che aveva tre belle figliole, lo stregone aveva l’aspetto di un poverello e portava sulla schiena una gerla come se volesse raccogliere lì i doni che riceveva. Chiese per carità un pezzo di pane e quando la figlia più grande glielo offrì, la toccò appena e quella dovette balzargli nella gerla. Poi lo stregone se n’andò a grandi passi e se la portò nella sua casa che stava nella boscaglia più fitta.
Le canzoni dei cartoni animati: Lamù
LAMU’
Sara’ un amore strano questo qua’ (UOOUOOOO)
che brucia fuori dentro qua’ e la’ (UOOUOOOO)
uno sguardo solamente e la fiamma e’ accesa gia’
scappo resto fuggo torno chi lo saaaa
Com’e’ difficile stare (AL MOONDO)
Com’e’ difficile stare (AL MOONDO)
Com’e’ difficile stare (AL MOONDO)
e non possiamo sbagliare maaai
Cartoni animati: Jeeg robot d’acciaio
Jeeg robot, uomo d’acciaio è un anime televisivo di 46 episodi prodotto dalla Toei Animation nel 1975 su soggetto di Go Nagai. Nello stesso anno ne fu pubblicata anche una riduzione manga in collaborazione con Tatsuya Yasuda. La serie è stata trasmessa per la prima volta in Italia nel 1979. Ha riscosso un notevole successo, paragonabile solo a quello di altre grandi serie del genere, come UFO Robot Goldrake e le serie di Mazinga.
Trama
Il professor Shiba, noto scienziato giapponese, durante una ricerca archeologica, scopre una antica campana di bronzo appartenuta all’antico popolo Yamatai, soggetto alla perfida regina Himika. Una popolazione che ha sempre fatto come regola di vita la sopraffazione dell’uomo sull’uomo. Il popolo Yamatai non si è estinto, si è ibernato nella roccia in attesa di ritornare in vita: solo la magica campana di bronzo gli permetterebbe di conquistare il mondo: per questo il professore decide di nascondere la campana e approfittando di un grave incidente di laboratorio in cui viene disgraziatamente coinvolto suo figlio Hiroshi, gli miniaturizza nel petto la campana, rendendolo invulnerabile.