La margheritina -parte seconda-

 L’uccellino le danzò intorno cantando: «Oh! com’è tenera l’erba! e che grazioso fiorellino col cuore d’oro e l’abito argentato!». Il bottone giallo della margheritina sembrava proprio d’oro e i piccoli petali bianchi luccicavano come argento.
Nessuno può immaginare quanto fosse felice la piccola margheritina! L’uccellino la baciò col suo becco, cantò per lei e poi volò di nuovo in alto, verso il cielo azzurro. Ci volle più di un quarto d’ora prima che il fiorellino si riprendesse. Un po’ vergognosa, ma anche profondamente felice, la margheritina guardò verso i fiori del giardino: avevano visto l’onore e la beatitudine che le erano toccati, potevano certo immaginare quale gioia fosse per lei; ma i tulipani erano ancora più dritti di prima e erano arcigni e rossi in volto, perché si erano arrabbiati.

La margheritina -parte prima-

 Ascolta un po’! Laggiù in campagna, vicino alla strada, si trovava una villa, l’hai certamente vista qualche volta. Proprio davanti c’è un giardinetto con vari fiori e un cancello dipinto; vicino al fossato, in mezzo a un bel prato verde, era cresciuta una margheritina; il sole splendeva caldo su di lei così come sui grandi fiori da giardino, e per questo il fiorellino cresceva molto in fretta. Una mattina era tutta sbocciata con i suoi piccoli petali bianchi luminosi, che sembravano raggi disposti intorno al piccolo sole giallo del centro. La margheritina non pensava certo che nessuno l’avrebbe notata lì nell’erba, e neppure pensava di essere un povero fiore disprezzato; no, si sentiva contenta e si voltò verso il caldo sole, volse lo sguardo verso l’alto e ascoltò l’allodola che stava cantando.

Il grano saraceno -parte prima-

 «Piega la testa come facciamo noi!» gli dissero i fiori.
«Io non ne ho bisogno!» rispose il grano saraceno.
«Piegati come facciamo noi!» gridò il grano «adesso passerà in volo l’angelo della tempesta! Ha grandi ali che vanno dalle nuvole del cielo alla terra, ti colpirà prima ancora che tu possa chiedergli di risparmiarti!»
«Ma io non voglio piegarmi» replicò il grano saraceno.
«Chiudi i fiori e piega le foglie!»

Il grano saraceno -parte prima-

 Molto spesso capita che, se si passeggia dopo un temporale in un campo dove cresce il grano saraceno, si scopre che questo è diventato tutto nero e bruciacchiato; come se una fiamma vi fosse passata sopra, il contadino infatti dice: «È stato colpito dal fulmine!» ma perché è stato colpito? Ora vi racconterò quello che un passerotto mi ha detto una volta, e il passerotto lo ha sentito da un vecchio salice che si trova ancora oggi proprio vicino a un campo di grano saraceno.
Era un salice molto grande e onorevole, ma ormai vecchio e grinzoso: aveva una fenditura proprio nel mezzo, e là crescevano l’erba e cespugli di more. Il salice è piegato in avanti, e i rami sono chini verso terra e sembrano lunghi capelli verdi.

Biancabella -parte quinta-

 Il re, che non aveva il cuor di pietra ed era di natura magnanimo e liberale, accettò l’invito di buon grado. E dopo aver fatto gli onori, da buon ospite, alle padrone di casa, se ne tornò a casa sua con la sua regina. Il giorno del pranzo, il re, la regina e la matrigna, regalmente vestite ed accompagnate da diverse matrone, andarono ad onorare la magnifica tavola già lautamente apparecchiata. E porgendo l’acqua per le mani, il siniscalco mise il re e la regina ad una tavola molto più adeguata delle altre, e dopo fece sedere tutti gli altri: e finalmente pranzarono tutti insieme in tranquillità. Finito il pomposo pasto e tolte le tavole, Samaritana si alzò in piedi; e rivolgendosi al re e alla regina, disse: “Signore, dal momento che stiamo qui tutti in ozio, qualcuno proponga qualcosa di piacevole da fare.” Tutti si dissero d’accordo, ma nessuno proponeva nulla, allora, vedendo che tutti tacevano, Samaritana disse: “Visto che nessuno propone, se Vostra Maestà me lo permette, farò venire una delle nostre donzelle a intrattenerci con il canto.”

Biancabella -parte quarta-

 Ma non sapendo come fare, s’avviò all’acqua, lì vicino, per tuffarvisi, e giunta sulla riva stava già per gettarsi dentro, quando udì una voce stridula che diceva: “Ahimè, non lo fare, non fare il peccato di toglierti la vita che Dio t’ha donato! Conservatela per un avvenire migliore.” Allora Biancabella si sentì arricciare i capelli dalla sorpresa, poiché le sembrava di riconoscere quella voce, e piena di ardore, disse: “Chi sei tu che vai errando per questi luoghi, con questa voce dolce e pia, senza farti vedere?” Rispose la voce: “Io sono tua sorella Samaritana, che hai chiamato fino adesso con tanta insistenza.” A queste parole, Biancabella, con la voce interrotta dai singhiozzi, le disse: “Ah! sorella mia, aiutami ti prego; e se io ho fatto l’errore di non seguire i tuoi consigli, ti chiedo perdono.

Biancabella -parte terza-

 Dunque la povera Biancabella, quella vera, con le mani monche e cieca da entrambi gli occhi, da giorni vagava sola e disperata nella lontana foresta, chiamando sempre e invocando la sorella Samaritana che le venisse in aiuto; ma non c’era nessuno che potesse risponderle se non la risonante eco che per tutta l’aria si udiva. Mentre l’infelice donna se ne stava lontano da casa sua, vedendosi priva di ogni aiuto umano, ecco entrare nel bosco un uomo molto attempato, benigno di aspetto e molto compassionevole, il quale, uditi quei pietosi lamenti, piano piano si avvicinò, e trovò la giovane cieca e monca delle mani che si disperava per la cattiva sorte. Il buon vecchio, la vide e non se la sentì di lasciarla lì in quelle condizioni, e, vinto da paterna compassione, se la portò a casa e la raccomandò a sua moglie, imponendole rigorosamente che si prendesse cura di lei. E inoltre si raccomandò alle sue tre figliuole, che erano tre stelle, affinché le tenessero buona compagnia, facendole carezze e non facendole mancare nulla.

Biancabella -parte seconda-

 Ben presto si diffuse per tutto il mondo la gloriosa fama dell’immortale bellezza di Biancabella; e molti re, principi e marchesi venivano da ogni parte, con la speranza di conquistare il suo amore e la sua mano. Ma nessuno di loro fu giudicato alla sua altezza, poiché tutti difettavano in qualcosa. Finalmente un giorno si presentò Ferrandino, re di Napoli, il cui valore e gloria erano noti a tutti; e rivolgendosi al marchese, gli chiese la figlia in moglie. Il marchese, vedendolo bello e valoroso, oltre che molto potente e ricco, concesse le nozze; e chiamata la figliuola, la presentò al futuro marito, il quale la prese per mano e la baciò. Si era appena sposata, che Biancabella si ricordò delle parole che Samaritana sua sorella amorevolmente le aveva detto; allora si allontanò dallo sposo, e fingendo di voler fare certi suoi affari, se ne andò in camera, e, chiusasi dentro, se ne sgattaiolò fuori in giardino senza farsi vedere, e a bassa voce cominciò a chiamare Samaritana, ma quella non venne, allora Biancabella si meravigliò molto; e non trovandola da nessuna parte del giardino, si rattristò molto, temendo che fosse capitato per colpa sua, per non essere stata attenta alle sue raccomandazioni.

Biancabella -parte prima-

 Tanto tempo fa regnava in Monferrato un marchese di nome Lamberico; era ricco e potente, però era senza figli. E per dispetto del destino, più egli desiderava averne, meno riusciva ad ottenerli. Avvenne però che un giorno la marchesa sua moglie uscì a svagarsi in giardino, e vinta dal sonno, s’addormentò ai piedi di un albero; e così, mentre dormiva beatamente, venne una piccola biscia, la quale le si avvicinò, le si infilò sotto le vesti, e senza che la donna s’accorgesse di nulla, le entrò nel ventre, dove si accomodò e vi prese dimora. Poco tempo dopo, con la gioia di tutti, la marchesa si scoprì incinta, e giunta al termine del parto, partorì una bimba con una biscia che s’avvinghiò al suo collo per tre volte. Vedendo questo, le comari che l’allevavano si paventarono molto.

I tre talismani -parte quarta-

 Cassandrino lasciò sfollare i medici, i chirurghi, le sortiere, i negromanti, e si presentò dopo qualche giorno a palazzo reale. Fu ammesso nella stanza degli ammalati. “Promettete dunque di farci guarire?” “Lo prometto.” “E quando comincerete la cura?” “Anche subito, se volete.” Cassandrino fece denudare il Re fino alla cintola; poi trasse da una cesta un fascio d’ortiche e con le mani inguantate cominciò a flagellare le spalle reali. “Basta! Basta!” urlava il Re. “Non ancora, Maestà.” Poi passò alla Regina e ripeté sulle spalle di lei la stessa funzione. Quando i due Sovrani furono deposti sul letto, semivivi, Cassandrino porse loro i frutti delle isole lontane. Ed ecco i volti imbiancarsi a poco a poco, le squamme diradarsi, svanire del tutto. I Reali erano esultanti.