Vodka negli occhi per sballarsi? “Un falso mito: non è affatto vero che versando il superalcolico nel bulbo oculare ci si sballa molto più rapidamente”. Il nuovo trend in voga tra i ragazzini, importato dai campus inglesi e francesi, è insomma una vera e propria ‘bufala’. Per di più potenzialmente pericolosissima per la salute degli occhi. Parola d’esperto, ovvero di Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol – Centro collaboratore Oms per la ricerca e la promozione della salute su alcol e problemi alcol-correlati. “C’è l’errata convinzione – spiega all’Adnkronos Salute – che l’assorbimento dell’alcol sia più rapido se si fa strada attraverso la mucosa oculare. E la vicinanza del bulbo al cervello” fa credere a molti, soprattutto ai ragazzi, che ‘bevendo l’alcol con gli occhi’ “l’effetto sballo arrivi in un lampo. In realtà – assicura – non ci sono evidenze chimiche nè tantomeno fisiologiche che ci lascino credere che, attraverso questa pratica, si raggiungano livelli alcolemici più elevati“.
Fecondazione assistita: in Gran Bretagna bimbi con tre genitori
Bebè con tre genitori sempre più vicini in Gran Bretagna. La controversa tecnica di fecondazione assistita, che permetterà di avere bebè con ben tre genitori biologici, due mamme e un papà, e il Dna privo di alterazioni che possono portare a gravissime malattie genetiche, ha ricevuto infatti un primo via libera dalla Human Fertilisation and Embriology Authority (Hfea). L’obiettivo dichiarato dai ricercatori è quello di evitare che il piccolo sviluppi malattie mitocondriali, tra cui insufficienza epatica, problemi cardiaci fetali, disturbi cerebrali, cecità, rimuovendo dal Dna della madre le disfunzioni legate ai mitocondri, vere e proprie ‘batterie’ delle nostre cellule. La metodica, messa a punto dalla Newcastle University, è attualmente proibita in Inghilterra. Ora l’Hfea, consultata dal ministro della Sanità Andrew Lansley, ha concluso che la tecnica è “potenzialmente utile” e potrebbe aiutare un piccolo numero di pazienti a rischio a non trasmettere malattie genetiche letali ai figli.
Il Viaggio della Conoscenza -6-
Tra le donne della capanna aleggiò una muta approvazione. In fondo non deve essere poi così ignorante questa Marija. Che strano nome… La Madre fece un piccolo sorriso, le sue inquiete compagne stavano cominciando ad abbandonare atteggiamenti difensivi e stizziti. Per lei invece, che stizzita non lo era stata affatto, si aprivano interi cieli di pensiero. Con naturalezza lo comunicò alla sua nuova figlia.
“Dovrò pensare molto, Marija.”
Con altrettanta semplicità, ma vibrante di emozione, quella le rispose dalla distanza di tre volte cento generazioni, forse di più. “Anche io, Aranua.” E per quella notte il sogno terminò.
Quella donna sapeva riconoscere un congedo, pensò Irani.
Il Viaggio della Conoscenza -5-
Aranua fece imperiosamente segno di tacere, eppure nessuno nella capanna aveva parlato. Irani sorrise. La Madre sentiva il fragore della ribellione silenziosa di tutte quelle donne pronte a difendere, proteggere e rivendicare le proprie tradizioni e le vite proprie e del proprio popolo. Le aveva sentite anche lei quelle ondate di ribellione, si era sentita scossa nel profondo, ma aveva sentito anche che quella Marija avrebbe potuto essere un’…amica.
“Sei lontana nel tempo, figlia?”
La madre aveva detto ‘figlia’ ad una sconosciuta. Ad un’annunciatrice di sventure di cui non conosciamo nemmeno la faccia?
Le donne si mossero sempre più inquiete. Irani pensò: ‘sorella’?
“Sì, Madre. Sono lontana.”
“Quanto lontana? Puoi misurarlo?”
Il Viaggio della Conoscenza -4-
Si aspettavano l’orrore e sentivano parole gentili. Le donne divennero più circospette. Progenitrici di una umanità che viveva alla rovescia? Di generazioni che avrebbero causato danni tremendi a sé e al mondo intero? Guardarono la Madre, che teneva gli occhi chiusi. La gatta si era nuovamente rilassata. Non abbiamo niente a che fare, pensarono, coi disastri di un altro tempo, siamo responsabili del nostro tempo, del nostro villaggio, della nostra isola. Cosa risponderà la Madree? Si cominciava male, molto male. Perché occuparsi di tutto ciò?
Silenzio. Nessuno parlò, né da lontano né da vicino. Irani sentiva l’inquietudine delle altre, che in parte era anche la propria, ma sapeva che dovevano andare oltre l’inquietudine, e sapeva più delle altre che la Madre le avrebbe guidate al di là della paura.
La donna di nome Marija taceva.
Il Viaggio della Conoscenza -3-
La Madre sospirò, la gatta cambiò posizione sul suo grembo, Irani questa volta distribuì una bevanda forte e amara, le donne si strinsero in modo che ciascuna sfiorasse l’altra e tutte fossero fisicamente in contatto. La Madre cominciò a cantare a bassa voce: della belleza della vita, dell’incanto del mattino, della magia della sera, del riso dei bambini, delle piante, dei pesci, della ricchezza della natura, della certezza dei suoi cicli, della dolcezza dell’amore, della fiducia nella Dea.
Le donne intorno a lei cantavano e si lasciavano andare al godimento di tutte le bellezze che la Madre evocava, costruendosi intorno una seconda pelle per affrontare l’orrore che si prospettava, e più la madre cantava la bellezza più erano consapevoli della durezza del compito che le aspettava e dei rischi ai quali la Madre si sarebbe esposta.
I riti dei teen-agers: dai tuffi dai balconi alla vodka negli occhi
Lanciarsi giù da un balcone centrando la piscina, salire su un treno in corsa, versarsi vodka negli occhi. I riti shock in voga tra teenager, complici consumo di alcol e droghe, trovano spazio su Internet e social network, e rimbalzano da un Paese all’altro grazie alla Rete. Con Youtube e Facebook protagonisti assoluti. “Diffondono stili di consumo innescando spesso dinamiche pericolose – spiega all’Adnkronos Salute Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol-Centro collaboratore Oms per la ricerca e la promozione della salute su alcol e problemi alcol-correlati – nascono così riti e trend che finiscono per viaggiare da un Paese all’altro“. Un esempio concreto? Il cosiddetto ‘botellòn’.
Insetticidi: l’esposizione delle mamme causa deficit di QI nei bimbi
Occhio ai pesticidi. I ricercatori del Columbia Center for Children’s Environmental Health della Mailman School of Public Health (Usa) hanno rilevato un legame tra l’esposizione prenatale all’insetticida clorpirifos e un deficit del quoziente intellettivo dei bimbi all’età di sette anni. Si tratta del primo studio che valuta la neurotossicità dell’esposizione prenatale al clorpirifos sui banchi di scuola, e i suoi risultati sono pubblicati on line su ‘Environmental Health Perspectives’.
Il clorpirifos
Fino al 2001, anno in cui fu vietato per l’uso all’interno delle abitazioni dalla US Environmental Protection Agency, il clorpirifos, pesticida organofosfato, era uno dei più diffusi Oltreoceano. In un campione di 265 bambini appartenenti alle minoranze di New York City, nati prima del divieto, i ricercatori hanno ritrovato le prove che l’aumento della quantità di questa sostanza nel sangue del cordone ombelicale si associa a una diminuzione delle prestazioni cognitive all’età di 7 anni.
No ai bimbi disabili negli spot tv per il 5 per mille
No all”uso’ bimbi disabili negli spot televisivi. La Federazione italiana medici pediatri (Fimp) protesta formalmente contro la Ce.R.S. (Centro Ricerche e Studi) associazione Onlus, che sta trasmettendo una pubblicità televisiva, utilizzando un bambino diversamente abile come figura-immagine del loro progetto ‘Adotta un Angelo’.
“Pur sapendo che un bambino con diversa abilità è un’entità complessa – dichiara Giuseppe Mele, presidente – che richiede particolari attenzioni e necessità, e quindi appoggiando l’iniziativa di voler raccogliere fondi per fornirne assistenza socio-sanitaria, è assolutamente inaccettabile che, lo stesso bambino venga usato come ‘oggetto’ pubblicitario, senza tener minimamente conto delle problematiche psicologiche cui potrebbe andare incontro“.
Il Viaggio della Conoscenza -2-
L’anziana l’accarezzò distrattamente e con un lieve cenno invitò Irani a parlare. Questa fece un rapido, preciso e vivace racconto della richiesta della piccola Kulìa e della decisione della Madre di procurarsi un sogno che facesse loro sapere di più della tragedia che in un tempo diverso – lontano o vicino non era dato sapere – aveva colpito l’umanità. Spiegò che la Madre aveva dubitato a lungo e che ala fine sapere le era parso preferibile al non sapere, l’essere pronti meglio che essere impreparati, il soffrire adesso meno doloroso che attendere un dolore futuro, e iin sostanza aveva scelto di conoscere cosa poteva aver permesso tanto odio e tanta sofferenza e se li si poteva evitare.
Le donne presenti assunsero un’espressione concentrata e dubbiosa, la Madre le invitò a parlare se lo volevano e a scegliere liberamente se accompagnarla e sostenerla nell’opera incerta e rischiosa che si apprestava a tentare.