Bimbi autistici: meno stress se in casa c’è un cane

Avere un cane in casa diminuisce lo stress dei bambini autistici, e li aiuta a vivere meglio. Lo ha scoperto uno studio canadese pubblicato dalla rivista Psychoneuroendocrinology, in cui cani addestrati in maniera specifica sono stati forniti a 42 famiglie con un figlio affetto dalla patologia. I ricercatori hanno misurato il livello degli ormoni associati allo stress nei bimbi prima e dopo l’introduzione del cane, che era stato addestrato per tre mesi principalmente a rimanere calmo in caso di crisi del bambino, e chiesto ai genitori di compilare un questionario sul comportamento e sui problemi legati alll’autismo.

Pubertà maschile: è possibile predire se il bimbo si svilupperà in salute un anno prima

Buone notizie per le mamme ansiose di sapere se il loro bimbo crescerà a dovere e se il suo apparato riproduttivo è in salute. Sono infatti stati individuati i marker nel sangue in grado di predire la pubertà degli uomini con un anno di anticipo rispetto alla comparsa dei segnali clinici noti, come l’aumento del volume testicolare e la crescita in altezza dei ragazzi, conseguente l’attivazione delle ghiandole ipotalamica, pituitaria e gonadica. Se ne è parlato al IX Congresso della Società italiana di andrologia e medicina della sessualità (Siams), al Policlinico dell’Università di Modena.

Campagna europea anti-fumo: raggiunti 500 milioni di giovani

 Ventiseimila spot televisivi trasmessi fra il 2009 e il 2010, 504 milioni di contatti raggiunti nella fascia d’età 15-34 anni, il 67% dei giovani europei al di sotto dei 25 che conosce l’iniziativa. La campagna europea contro il fumo ‘Help – Per una vita senza tabacco‘ tira le somme a cinque anni dal suo lancio e oggi a Roma, in occasione di una conferenza stampa organizzata nella sede del ministero della Salute, rilancia il suo messaggio: l’assurdità del fumo.

Gomme da masticare: molto più che una cattiva abitudine

La notizia è di qualche giorno fa: un bimbo di due anni è morto soffocato dopo aver ingoiato, probabilmente, una gomma da masticare. E’ accaduto in un’abitazione della zona di Oregina, nella parte alta di Genova. Sul posto si sono subito recati un’autoambulanza e il medico del 118 che ha subito sottoposto il piccolo a tutte le manovre di rianimazione, ma non c’e’ stato nulla da fare. E’ intervenuta anche una Volante della questura, senza purtroppo poter aiutare. I casi di soffocamento da cibo sono molto frequenti nei bambini, specialmente quelli al di sotto dei 5 anni di età: ecco un motivo in più per evitare di dare delle gomme da masticare a bambini in età così piccola. E allora vediamo, al di là del rischio di soffocamento nei bambini, quali sono gli altri danni provocati dalle gomme da masticare e, di conseguenza, perché dire di no alle gomme per i nostri bambini…

Tabagismo minorile: il 19 per cento dei quindicenni fuma

 In Italia fuma il 19% dei quindicenni: è dunque prioritario puntare a campagne di sensibilizzazione contro il tabagismo mirate ai giovani ed in cui siano i giovani stessi a veicolare il messaggio. A sottolinearlo è stato il ministro della Salute Ferruccio Fazio in occasione di una conferenza stampa per la conclusione della campagna europea di prevenzione al tabagismo ‘Help – per una vita senza tabacco‘. Sulla base di una indagine svolta nelle scuole attraverso 70 mila questionari, ha ricordato Fazio, si evince che dichiara di fumare almeno una volta a settimana l’1% dei maschi e lo 0,2% delle femmine di 11 anni; il 4,14% dei maschi e il 3,68% delle femmine di 13 anni; il 19,8% dei maschi e il 19,42% delle femmine di 15 anni. Dunque, ha rilevato Fazio, “il problema tra i giovani è significativo ed è fondamentale promuovere campagne mirate soprattutto ai più giovani. Poiché vogliamo essere persuasivi e non repressivi – ha aggiunto – è importante che siano i giovani stessi a veicolare il messaggio dell’anti-tabagismo convincendo i propri coetanei“.

L’urologo tra gli adolescenti: poche visite dopo i 13 anni

 Non rimpiangono il servizio militare obbligatorio, ma la visita di leva sì. Con l’addio alla naja visitare un teenager è diventato difficilissimo per gli urologi italiani, che lanciano l’allarme: “Dopo i 13 anni i ragazzi finiscono risucchiati in un buco nero. E’ una continua fuga dai medici“.
Nessuna figura di riferimento per loro, a differenza della donna con il ginecologo, e il rischio è che sviluppino indisturbati malattie anche gravi. Da quelle sessuali fino al cancro al testicolo. Non sapete quanti tumori stanati troppo tardi“, avverte il segretario generale della Società italiana di urologia (Siu), Vincenzo Mirone. La salute dell’uomo è a rischio. Tanto che gli urologi stanno pensando a un progetto per portare l’educazione sessuale e la prevenzione direttamente fra i banchi di scuola. Più precisamente nelle scuole medie inferiori.

Malattie croniche infantili: 3 milioni di bimbi italiani ne soffrono

 Il progresso della medicina ha una doppia faccia: il primo è che oggi si riesce a far sopravvivere, crescere e diventare adulti bambini che pesano meno di 1 chilogrammo alla nascita o a correggere cardiopatie congenite che fino a pochi anni fa erano incompatibili con la vita. Il secondo è che, proprio a seguito di questi avanzamenti scientifici, in Italia ci sono oggi tre milioni di bambini con malattie croniche.
I progressi compiuti sul piano diagnostico e terapeutico sono dunque innumerevoli. Basta pensare ai dati sulla mortalità infantile: se a inizio secolo era pari a 174 casi su mille, negli anni ’50 è passata a 52,7 per recedere a 4,4 nel 2000 fino a 3,6 bambini su mille nel 2008. “Nonostante ciò – ha detto il presidente della Sip, Alberto Ugazio – oggi, forse ancora più di ieri, il bambino deve tornare al centro delle scelte sociali e politiche del Paese. Se infatti, nelle società occidentali, le malattie infettive non sono più una priorità, sono quelle croniche complesse a rappresentare la nuova frontiera della pediatria“.

Minatore scopre dopo 33 anni di avere un dente da latte nell’orecchio

 Trentatre anni alle prese con infezioni e dolori lancinanti a un orecchio, quello destro, fino a giungere finalmente a una diagnosi che ha dell’incredibile: un dente da latte incastrato nel canale uditivo, distruggendolo in parte. E’ questa l’insolita storia di Stephen Hirst, un ex minatore di 47 anni, costretto a lasciare il lavoro in miniera 15 anni fa proprio a causa di quei dolori che gli toglievano il fiato rovinando le sue giornate.
Il mal d’orecchio, che ha tolto all’uomo anche parte dell’udito, inizia quando Hirst è appena teenager. A 14 anni comincia a conviverci. “Non riuscivo a concentrarmi – racconta oggi sulle principali testate britanniche – a condurre una vita normale. Nessuno, tuttavia, riusciva a capirne le cause. Ho perso il conto del numero di visite alle quali mi sono sottoposto. Non so perché, ma nessuno è riuscito mai a scovare la presenza di questo dente da latte nel canale uditivo“.