“Ci sono novità, nipote. La donna del sogno ha parlato ancora, si chiama Marija.” Kulìa rimase in silenzio, in piedi. La Madre la invitò a sedersi. Le offrì un frutto di mare appena pescato. Tutti portavano omaggi alla Madre. La ragazza continuava a tacere, paziente. La Madre pensò che nel giro di un giorno c’era già stato qualche cambiamento. Notò i capelli ben pettinati. La posa aggraziata che aveva assunto sedendosi, la tunica pulita, e sorrise dentro di sé.
“Quella donna, Marija, ci parla da un altro tempo, Kulìa. Molte generazioni successive alle nostre. E ha visto succedere cose che noi non abbiamo ancora vissuto, cose che pensa, anzi sa, che vivremo un domani, noi o le generazioni che verranno.”
La nonna lo disse con calma. Per mitigare lo sgomento?
Favole e racconti
Una Giornata Normale -6-
Del resto agli animali bastavano il proprio pelo e le proprie penne per essere magnifici. Faceva caldo. Kulìa si riscosse dall’immobilità che le aveva suggerito la presenza di animali così discreti, e si tuffò in acqua con un gridolino di gioia. Si sfilò la tunica e la lavò accuratamente con un pezzo di radice, poi l’appese ad un ramo e mangiò soddisfatta la frutta che aveva portato con sé. Quando andare dalla nonna a riscuotere la sua risposta? Il sole era basso, ma dalla capanna non venivano suoni. Kulìa era incerta, non aveva nemmeno pronta la prossima domanda. Tutta la faccenda le era parsa improvvisamente troppo complicata. Aveva passato ore deliziose alla polla, meravigliata che nessuno l’avesse disturbata. Era felice e poco propensa a immergersi nei misteri della nonna. Ma non voleva nemmeno rinunciare a dissetare la propria curiosità. Mentre era incerta ed esitante vide la gatta bianca e nera marciare decisa verso la capanna della nonna ed entrare a coda alta.
Una Giornata Normale -5-
Il sole si andava facendo troppo caldo, tornò indietro e si bagnò al ruscello dove ormai non si era fermato più nessuno. Si riavviò verso il villaggio fermandosi a raccogliere la giara che aveva postao al fresco, sotto un albero. Piena d’acqua. Kulìa portò il latte, la piccolina le verdure. Hussa non si sarebbe visto fino a pranzo. Irani si preparò per un sonnellino, con la piccola al suo fianco intenta ai suoi giochi. Kulìa uscì, libera da compiti, per vagabondare. Otto ciottoli, e la prossima domanda?
Risalendo il ruscello verso le montagne c’era una pozza abbastanza grande, circondata da alte canne. Era uno dei suoi posti preferiti nelle giornate calde. Si sedette contro il tronco di una salicella, i piedi nell’acqua, lo sguardo perso verso la riva opposta. In uno stato tra le veglia e il sonno sentì un forte battito d’ali.
Una Giornata Normale -4-
Il buon andamento delle cose… non era sufficiente. Gli esseri umani potevano capovolgere il giusto ordine della vita e farsi del male. Molto male. I nuovi pensieri di Irani si mischiavano alla responsabilità probabile di essere la prossima Madre. Non era pronta, non lo sarebbe mai stata. C’erano donne anziane più sage di lei, più esperte, eppure… Alla prossima festa d’estate sarebbero andati tutti alla Grande Casa, costruita da loro e dagli abitanti dei villaggi più prossimi. La Madre le aveva fatto capire che avrebbe annunciato di essere abbastanza anziana da indicare chi poteva sostituirla nei compiti più impegnativi. Le aveva accennato che poteva essere lei, Irani, ad essere proposta.
Questo sogno nuovo e tremendo e le parole della donna Marija che aveva udito venire dalla bocca della Madre cambiavano tutta la prospettiva dei suoi pensieri. Le donne che insieme con lei le avevano le avevano udite le se affaccendavano intorno e chiedevano, senza dirlo apertamente, una spiegazione.
Una Giornata Normale -3-
Gli anziani si sistemavano al sole per badare alle loro attività più sedentarie e occuparsi dei piccoli che non avevano seguito le madri. I maschi del villaggio erano fuori a pesca per vari giorni. Ma sarebbero tornati in tempo per la festa, tenendo d’occhio la luna per non ritardare. Prima che fosse di nuovo piena sarebbero rientrati e tutto il villaggio avrebbe preparato il pescato per l’essiccazione. Le anziane e gli anziani erano gli artigiani più abili: tessitura, vasi e canestri le prime; reti, lavorazione del legno e battitura del metallo i secondi. Nuovi oggetti e infinite riparazioni. Nel pomeriggio si sarebbero affiancati a loro ragazzine e ragazzini per imparare le loro abilità. Lavoravano con calma, facendo pause frequenti e una quantità di chiacchere. Al ritorno dagli orti e dai campi gli sarebbero stati offerti frutti appena colti e richiesti consigli per le coltivazioni.
Una Giornata Normale -2-
Kulìa era già pronta per andare a mungere e la guardava dalla porta, appoggiata allo stipite della porta con il secchio in mano. “Va’ tesoro, e porta con te Elissa: può cogliere un po’ di verdure se sta attenta a non strapparle. Insegnale a usare il coltellino., va bene?” La bimba si affrettò a raggiungere la sorella maggiore, fiera del nuovo compito che le era stato assegnato, afferrando un paniere più grande di lei, nel quale ficcò rapidamente un paio di giocattoli. Un ragazzino eternamente spettinato si dava arie da adulto controllando la provvista di legna.
“Noi andiamo per legna, madre” e prese la doppia ascia appesa al muro. “Tieni, Hussa, gettalo ai maiali” Porgendogli un secchio pieno di rifiuti Irani gli carezzò la testa, e quello uscì salutando, seguito ovviamente dal cane. Nella piccola borsa appesa alla tunica conservava gelosamente tutto ciò che poteva trasformare il normale compito di raccogliere legan in una mattinata davvero interessante: corda, ami, una rete, un coltellino e un’infinita quantità di piccole cianfrusaglie che erano i suoi tesori.
Una Giornata Normale -1-
Le ombre notturne si andavano lentamente dissipando tra le mura intonacate delle case e le fronde degli alberi. Alcuni fiori aprivano le corolle mentre altri si chiudevano. Profumi rilasciati e poi subito trattenuti per ritirarsi dal calore che si preannunciava. Persone e animali diurni rispondevano al richiamo irresistibile del sole nascente, mentre la civetta si disponeva al sonno nascosta tra i rami e i topini erano già raggomitolati nella tana. Le lucertole di lì a poco avrebbero cercato una pietra rovente su cui riscaldare il proprio sangue. La magia di un nuovo giorno si rinnovava puntuale e nessuno la dava per scontata: era un regalo e ogni volta si era grati che il sole sorgesse, l’acqua del ruscello scorresse, i pesci abbondassero nel mare e le messi crescessero rigogliose. Di minuto in minuto l’attività aumentava e i suoni si andavano sommando gli uni agli altri.
Il Viaggio della Conoscenza -6-
Tra le donne della capanna aleggiò una muta approvazione. In fondo non deve essere poi così ignorante questa Marija. Che strano nome… La Madre fece un piccolo sorriso, le sue inquiete compagne stavano cominciando ad abbandonare atteggiamenti difensivi e stizziti. Per lei invece, che stizzita non lo era stata affatto, si aprivano interi cieli di pensiero. Con naturalezza lo comunicò alla sua nuova figlia.
“Dovrò pensare molto, Marija.”
Con altrettanta semplicità, ma vibrante di emozione, quella le rispose dalla distanza di tre volte cento generazioni, forse di più. “Anche io, Aranua.” E per quella notte il sogno terminò.
Quella donna sapeva riconoscere un congedo, pensò Irani.
Il Viaggio della Conoscenza -5-
Aranua fece imperiosamente segno di tacere, eppure nessuno nella capanna aveva parlato. Irani sorrise. La Madre sentiva il fragore della ribellione silenziosa di tutte quelle donne pronte a difendere, proteggere e rivendicare le proprie tradizioni e le vite proprie e del proprio popolo. Le aveva sentite anche lei quelle ondate di ribellione, si era sentita scossa nel profondo, ma aveva sentito anche che quella Marija avrebbe potuto essere un’…amica.
“Sei lontana nel tempo, figlia?”
La madre aveva detto ‘figlia’ ad una sconosciuta. Ad un’annunciatrice di sventure di cui non conosciamo nemmeno la faccia?
Le donne si mossero sempre più inquiete. Irani pensò: ‘sorella’?
“Sì, Madre. Sono lontana.”
“Quanto lontana? Puoi misurarlo?”
Il Viaggio della Conoscenza -4-
Si aspettavano l’orrore e sentivano parole gentili. Le donne divennero più circospette. Progenitrici di una umanità che viveva alla rovescia? Di generazioni che avrebbero causato danni tremendi a sé e al mondo intero? Guardarono la Madre, che teneva gli occhi chiusi. La gatta si era nuovamente rilassata. Non abbiamo niente a che fare, pensarono, coi disastri di un altro tempo, siamo responsabili del nostro tempo, del nostro villaggio, della nostra isola. Cosa risponderà la Madree? Si cominciava male, molto male. Perché occuparsi di tutto ciò?
Silenzio. Nessuno parlò, né da lontano né da vicino. Irani sentiva l’inquietudine delle altre, che in parte era anche la propria, ma sapeva che dovevano andare oltre l’inquietudine, e sapeva più delle altre che la Madre le avrebbe guidate al di là della paura.
La donna di nome Marija taceva.