La teoria della mente nei neonati: la percezione dei punti di vista degli altri

 I bambini molto piccoli e i neonati hanno la capacità di capire e prendere in considerazione il punto di vista degli altri attraverso una reazione automatica, cioé senza alcuno sforzo. A questa conclusione sono arrivati i ricercatori dell’Istituto di psicologia dell’Accademia delle scienze ungherese, coordinati da µgnes Melinda Kovács, con una ricerca finanziata dalla Ue e riportata da Live-Science. Prima di questo studio, parte della comunità scientifica credeva che i bambini sotto i tre o quattro anni non possedessero la capacità di un adulto di dedurre le intenzioni e le credenze degli altri, quella che viene chiamata ‘teoria della mente‘.

Duomo di Milano: attività culturali di febbraio 2011

 La sezione didattica del Duomo di Milano offre a bambini e ragazzi che frequentano le scuole primarie e secondarie l’opportunità di scoprire un monumento simbolo che racconta ad ogni fascia di età la storia del Duomo di Milano.
Nello spazio riservato alla sezione didattica del Duomo di Milano gli insegnanti troveranno tutte le informazioni utili sulle principali tematiche per conoscere il Duomo e per farlo conoscere ai bambini e ai ragazzi.
I percorsi didattici saranno modulati in base ai programmi scolastici e alle esigenze degli insegnanti, con i quali verranno formulate diverse proposte.
La sezione Didattica del Museo del Duomo di Milano propone incontri per bambini e ragazzi nella sede scolastica, con lezioni in classe per introdurre le tematiche della visita guidata per una migliore fruizione del percorso didattico.

Il cervo e la vite

 Era una mattina di primavera. Il sole brillava alto in un cielo azzurro e limpido mentre un gruppo di uccellini ciangottavano allegramente tra i rami di un’alta quercia. Un bellissimo cervo dal manto splendidamente fulvo, brucava tranquillo l’erba di una vasta distesa situata ai confini di una piccola fattoria. Proprio quel giorno un grande orso e un vecchio cane decisero di catturare un cervo da tenere rinchiuso nel recinto del podere per allietare i loro cuccioli. Cosi, vagando tra i campi, videro quasi per caso il cervo che pascolava sereno.
Senza perdere tempo gli corsero incontro per agguantarlo ma fortunatamente egli, comprendendo al volo la situazione, si lanciò in una corsa sfrenata per sfuggire alle loro insidiose grinfie. Poco distante cresceva, placidamente accarezzata dai caldi raggi del sole che dominava il cielo, una magnifica vite selvatica ricolma di fronde e grappoli di un’uva succosa e matura.
Il cervo decise di nascondersi all’ombra di quel folto intrico di foglie, sicuro che nessuno sarebbe mai riuscito ad individuarlo. Infatti, quando l’orso e il cane passarono non furono in grado di vederlo e andarono oltre. Tranquillizzato per lo scampato pericolo, l’animale tirò un sospiro di sollievo e, allettato dal buon profumo che emanava la vite, iniziò a mangiucchiare i suoi grappoli d’uva e le sue gustose foglie.

L’usignolo -parte ottava-

 E la morte gli diede ogni cimelio in cambio di una canzone, e l’usignolo continuò a cantare, e cantò del tranquillo cimitero dove crescevano le rose bianche, dove l’albero di sambuco profumava e dove la fresca erbetta veniva innaffiata dalle lacrime dei sopravvissuti; allora la morte sentì nostalgia del suo giardino e volò via, come una fredda nebbia bianca, fuori dalla finestra.
«Grazie, grazie!» disse l’imperatore. «Piccolo uccello celeste, ti riconosco! Ti avevo bandito dal mio regno e ciò nonostante col tuo canto hai allontanato le cattive visioni dal mio letto, e hai scacciato la morte dal mio cuore. Come potrò ricompensarti?»
«Mi hai già ricompensato!» rispose l‘usignolo. «Ho avuto le tue lacrime la prima volta che ho cantato per te, non lo dimenticherò mai! Questi sono i gioielli che fanno bene al cuore di chi canta! Ma adesso dormi e torna a essere forte e sano: io canterò per te.»

L’usignolo -parte settima-

 L’imperatore stava pallido e gelido nel suo grande e meraviglioso letto. Tutta la corte lo credeva morto e tutti corsero a salutare il nuovo imperatore; i servitori uscirono per parlare dell’avvenimento e le cameriere s’erano trovate in compagnia per il caffè. In tutti i saloni e i corridoi erano stati messi a terra dei drappeggi, affinché non si sentisse camminare nessuno, e per questo motivo c’era silenzio, molto silenzio. Ma l’imperatore non era ancora morto; rigido e pallido stava nel suo bel letto con le lunghe tende di velluto e i pesanti fiocchi dorati. In alto c’era la finestra aperta e la luna illuminava l’imperatore e l’uccello meccanico.
Il povero imperatore non riusciva quasi a respirare, era come se avesse qualcosa sul petto; spalancò gli occhi e vide che la morte sedeva sul suo petto e s’era messa in testa la sua corona d’oro.

Le canzoni dei cartoni animati: c’era una volta Pollon

 C’era Una Volta Pollon

Sulla cima dell’Olimpo c’è una magica città
gli abitanti dell’Olimpo sono le divinità
poi lì c’è una bambina che ancora dea non è
è graziosa e birichina Pollon il suo nome è…
Pollon, Pollon combinaguai
Su nell’Olimpo felice tu stai
la beniamina di tutti gli dei (sei tu) sei tu
o-uo-uo
Pollon, Pollon combinaguai
su dai racconta quello che tu sai
degli abitanti di questa città (città)

Cartoni animati: Petali di stelle per Sailor Moon

 L’ultima serie dalla saga va dall’atto 43 al 52 della vecchia edizione. Nell’anime corrisponde alla serie Sailor Stars, in riferimento agli Star Seeds (Semi di Stella in italiano), obiettivo del nuovo nemico. Vengono presentate nuove Sailor Senshi della nostra galassia, ma appartenenti a sistemi solari differenti, come le Sailor Starlights. Tra i nuovi personaggi ci sono ChibiChibi, la Principessa Kakyuu e la malvagia Sailor Galaxia. Viene rivelata, inoltre, l’essenza di ogni male, ovvero Chaos, madre di tutti i malvagi presenti nella serie (almeno nel manga).
La storia diverge molto da anime a manga, poiché in quest’ultimo Galaxia cerca solo gli Star Seeds delle guerriere sailor (i Sailor Crystals) ed appaiono molte più Sailor agli ordini di Galaxia.

Tappe dello sviluppo: le misure dei feti, come cambiano e quali sono nella norma

 Più lunghi e pesanti del 5-10% rispetto al 1970. Le misure medie aggiornate dei nuovi bebé e dei feti alla fine della gestazione – secondo i nuovi dati della Società Italiana di Diagnosi Prenatale e Medicina Materno Fetale (Sidip) – indicano infatti che i bambini alla nascita hanno oggi un peso medio maggiore di tre etti rispetto a 30 anni fa, mentre i feti alla fine della gestazione sono più lunghi di un centimetro e mezzo. E con le nuove tavole di misurazione fetale messe a punto dalla Sidip arrivano anche innovativi supporti tecnologici, ovvero software dedicati alla gestione dei dati biometrici, con riduzione del tempo di calcolo e minori errori interpretativi. Ma come sono cambiate le misure dei feti?

L’usignolo -parte sesta-

 Il vero usignolo venne bandito da tutto l’impero.
L’uccello meccanico fu posto su un cuscino di seta vicino al letto dell’imperatore; tutti i regali che aveva ricevuto, oro e pietre preziose, gli furono messi intorno, e gli fu dato il titolo di “Cantore imperiale da comodino”; nel protocollo fu messo al primo posto a sinistra, perché l’imperatore considerava quel lato più nobile, essendo il lato del cuore: e anche il cuore di un imperatore infatti sta a sinistra. Il maestro di musica scrisse venticinque volumi sull’uccello meccanico, molto eruditi e lunghi e espressi con le parole cinesi più diffìcili, che tutti dissero di aver letto e capito, perché altrimenti sarebbero parsi sciocchi e sarebbero stati picchiati sulla pancia.
Passò così un anno intero; l‘imperatore, la corte e tutti gli altri cinesi conoscevano ogni minimo suono della canzone dell’uccello meccanico, e proprio per questo pensavano che fosse così bella: infatti potevano cantarla anche loro, insieme all’uccello, e così facevano.

L’usignolo -parte quinta-

 Un giorno arrivò un grande pacco per l’imperatore, con scritto sopra: “Usignolo“. «È sicuramente un nuovo libro sul famoso uccello!» esclamò l’imperatore; ma non era un libro, era invece un piccolo oggetto chiuso in una scatola: un usignolo meccanico, che doveva somigliare a quello vivo ma era ricoperto completamente di diamanti, rubini e zaffiri. Non appena lo si caricava, cominciava a cantare uno dei brani che anche quello vero cantava, e intanto muoveva la coda e brillava d’oro e d’argento. Intorno al collo aveva un piccolo nastro su cui era scritto: “L’usignolo dell’imperatore del Giappone è misero in confronto a quello dell’imperatore della Cina”.
«Che bello!» dissero tutti, e colui che aveva portato quell’usignolo meccanico ebbe il titolo di Portatore imperiale di usignoli.