Troppe pillole per le future mamme, che nell’ansia di proteggere la salute del bebè fin dal pancione, spesso si fanno prendere la mano e finiscono per esagerare. Accade così con gli integratori, alcuni dei quali raccomandati dai medici alle donne in dolce attesa, ma a dosi ben precise che nella maggior parte dei casi vengono invece corrette a piacere. Ad avvertire le fan dell”aiutino’ sui possibili rischi della libera interpretazione dei dosaggi sono gli autori di uno studio tedesco, condotto dall’università tecnica di Monaco (Tum) su 522 neomamme intervistate nei primi 3 giorni dopo il parto.
Gravidanza e parto
Difetti del feto: il ruolo dell’acido folico
Spina bifida, anencefalia, encefalocele. Sono i principali difetti congeniti del tubo neurale, che si possono formare nel feto durante i primi 28 giorni dopo il concepimento: in Italia l’incidenza è di un caso ogni 1.000 gravidanze. Lo ‘scudo’ più efficace contro questi gravi problemi è l’acido folico (o vitamina B9), di cui è consigliata alle donne in età fertile l’assunzione nelle giuste quantità, 400 microgrammi al giorno, anche prima di rimanere incinta, proprio per la precocità con cui si presentano le malformazioni. In alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, per assicurare un’assunzione adeguata di acido folico a tutta la popolazione, non solo alle donne che desiderano un bambino, vige l’obbligo di fortificazione delle farine con questa sostanza. Tale integrazione non esiste in Italia, dove sono presenti sul mercato solo alcuni prodotti ‘arricchiti’ in vitamina B9, tra cui cereali da colazione, succhi di frutta e latte speciale Uht. Esperti americani e italiani si sono dati appuntamento al meeting ‘Folic Acid: State of the Art’ all’università Campus Biomedico di Roma, per confrontarsi sull’argomento.
Fecondazione assistita: 350 bimbi l’anno arrivano da ovuli congelati
In Italia circa 350 bebè l’anno arrivano dal ‘grande freddo’. Vale a dire che quasi un bambino al giorno nel 2009 (ultimi dati disponibili) è nato da ovuli congelati, crioconservati per consentire ad aspiranti genitori di diventare mamma e papà al momento giusto. A scattare la fotografia della situazione italiana per l’Adnkronos Salute è il ginecologo Mauro Schimberni, docente della II Facoltà di medicina dell’università Sapienza di Roma. Oltre al ‘popolo della provetta’, a ricorrere alla crioconservazione sono per lo più pazienti oncologici, che cercano così di preservare la possibilità di avere un figlio in barba al male che incalza e a cure irrinunciabili. Ma le strutture pubbliche, per chi decide di crioconservare i propri ovuli, “sono per lo più assenti – spiega Schimberni – In Italia contiamo su appena due o tre centri pubblici, presenti a Bologna e Milano“. E così per quelle donne che si ammalano di cancro, ma non vogliono rinunciare alla possibilità di avere un figlio, “l’unica strada percorribile, dopo aver bussato alla porta dei pochi centri pubblici disponibili, resta quella del privato con una spesa che si aggira tra i 2 e i 3 mila euro. Accettabile, ma comunque ingente“.
Parto prematuro: aspartame sotto accusa
Nuovi sospetti per l’aspartame, dolcificante contenuto in diversi prodotti light, dolciumi e alimenti per l’infanzia, che già in passato è stato al centro di polemiche come presunto responsabile di danni alla salute. Uno studio italiano sui topi rilancia l’accusa di provocare il cancro, indicando un significativo aumento di tumori al fegato e al polmone. Mentre una ricerca danese su circa 60 mila donne, recentemente pubblicata sull”American Journal of Nutrition’, dimostra che il prodotto aumenta i rischi di parto prematuro. Due lavori scientifici che, in Francia, l’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare (Anses) ha deciso di valutare attentamente. Un esame che potrebbe portare le autorità d’Oltralpe a raccomandazioni sul consumo del dolcificante.
Tappe dello sviluppo: le misure dei feti, come cambiano e quali sono nella norma
Più lunghi e pesanti del 5-10% rispetto al 1970. Le misure medie aggiornate dei nuovi bebé e dei feti alla fine della gestazione – secondo i nuovi dati della Società Italiana di Diagnosi Prenatale e Medicina Materno Fetale (Sidip) – indicano infatti che i bambini alla nascita hanno oggi un peso medio maggiore di tre etti rispetto a 30 anni fa, mentre i feti alla fine della gestazione sono più lunghi di un centimetro e mezzo. E con le nuove tavole di misurazione fetale messe a punto dalla Sidip arrivano anche innovativi supporti tecnologici, ovvero software dedicati alla gestione dei dati biometrici, con riduzione del tempo di calcolo e minori errori interpretativi. Ma come sono cambiate le misure dei feti?
Cambiano le misure dei neonati: nuove tavole biometriche per evitare errori di valutazione
Più lunghi, più cicciottelli e più ‘massicci’. Sono i ‘super bebe” degli anni 2000, le cui misure sono aumentate del 5-10% nell’arco di un trentennio. Una vera e propria ‘rivoluzione’ che ha spinto gli esperti ad aggiornare i parametri di misurazione dei feti, ormai datati e ‘fermi’ ad oltre 25 anni fa: le nuove tavole biometriche di riferimento per la crescita fetale sono state messe a punto della Società Italiana di Diagnosi Prenatale e Medicina Materno Fetale (Sidip), che sollecita la loro adozione proprio per evitare errori nella valutazione dello stato di salute dei nascituri.
Mamme bambine: secondo parto a 13 anni in Puglia a distanza di pochi giorni
Un’altra ragazzina non ancora quattrordicenne ha portato avanti la gravidanza e ha partorito in provincia di Bari. E’ il secondo caso in pochi giorni che si verifica in Puglia dopo
Quando arriva il fratellino? Meglio aspettare almeno un anno per evitare rischi di autismo
Meglio non avere troppa fretta nel dare un fratellino o una sorellina al proprio figlio. Le donne che mettono al mondo un bambino entro soli 12 mesi da una precedente gravidanza espongono infatti il loro secondo bebè a un rischio triplo di autismo, suggerisce uno studio portato avanti su 663 mila famiglie californiane da un team della Columbia University di New York (Usa), pubblicato sulla rivista ‘Pediatrics’.
Il tempo per riprendersi
L’indagine conferma che l’organismo femminile ha bisogno di un giusto periodo di tempo per riprendersi dai nove mesi di gestazione e che rimanere incinta troppo presto comporta pericoli non indifferenti. Ricerche precedenti avevano già dimostrato che due gravidanze troppo ravvicinate fra loro provocano rischi di parto prematuro e di basso peso del secondo bimbo alla nascita.
Gravidanza e prevenzione dell’aborto: arrivano gli antibiotici pre-amniocentesi
Antibiotici ‘salva bebè’ prima dell’amniocentesi: l’uso sempre maggiore di questi farmaci prima di eseguire l’esame ha ridotto il rischio aborto da 1 su 100 a meno di 1 su 1000. Ad affermarlo è Paolo Scollo, direttore del dipartimento Materno infantile e dell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania e vicepresidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo).
“Nei reparti di Ostetricia – ribadisce l’esperto – il numero di donne in gravidanza ricoverate per complicanze dell’amniocentesi si è, nel corso degli anni, notevolmente ridotto: in passato il rischio di aborto era dell’1%, che è sceso progressivamente allo 0,3-0,5%. L’assunzione di antibiotici prima dell’esame è finalizzata a contrastare i batteri che normalmente colonizzano le vie genitali femminili anche durante la gravidanza e che, sfruttando il momento del prelievo del liquido amniotico, possono causare infezioni al liquido stesso, determinando di conseguenza la rottura del sacco amniotico in cui è contenuto il bambino. Il rischio di aborto legato all’amniocentesi, infatti, non dipende strettamente dal prelievo in sé, ma è legato all’eventualità che il liquido si infetti, nei giorni immediatamente successivi“.
Interruzione volontaria di gravidanza: cosa dice la legge
L’Interruzione volontaria di gravidanza (IVG) o aborto provocato consiste nell’interruzione dello sviluppo dell’embrione o del feto e nella sua rimozione dall’utero della gestante. Può essere provocato per via chirurgica o chimica. La pratica dell’aborto volontario viene svolta in buona parte del mondo, a discrezione della donna nei primi mesi della gestazione. Può essere motivata da ragioni di ordine medico, come la presenza di gravi malformazioni al feto, di pericolo per la salute della madre, nel caso in cui il feto sia frutto di una violenza carnale ai danni della madre o per altri motivi indipendenti dalla condizione di salute della madre o del feto: come la condizione economica, familiare o sociale.
Cerchiamo ora di capire cosa dice la legge.