I Cigni Selvatici -parte quinta-

 Non appena il sole scomparve nel mare, i cigni persero il loro manto di piume e apparvero undici bellissimi principi, i fratelli di Elisa! Lei mandò un grido perché, benché fossero cambiati molto, sentiva che erano loro; si precipitò nelle loro braccia chiamandoli per nome, e loro, riconoscendo la sorellina che si era fatta così grande e bella, si rallegrarono immensamente. Ridevano e piangevano, e subito si resero conto di quanto la matrigna fosse stata cattiva con loro.
«Noi fratelli» spiegò il più grande «voliamo come cigni finché è giorno; non appena il sole è calato, assumiamo le sembianze di uomini: per questo dobbiamo badare bene a avere un luogo per posare i piedi, quando è l’ora del tramonto. Infatti, se in quel momento stiamo ancora volando tra le nuvole, diventando uomini, precipiteremmo giù. Noi non abitiamo qui, c’è un altro paese altrettanto bello, dall’altra parte del mare; ma la strada per arrivare fin là è lunga, dobbiamo attraversare l’immenso mare e non c’è neppure un’isola su cui posarci e passare la notte, solamente un unico scoglio, molto piccolo, che affiora: soltanto stringendoci riusciamo a starci tutti e quando il mare è mosso, l’acqua ci spruzza, ma nonostante ciò ne ringraziamo Dio.

I Cigni Selvatici -parte quarta-

 La notte fu proprio buia, neppure una lucciola brillava nel muschio; allora, tristemente, Elisa si sdraiò per dormire; le sembrò che i rami degli alberi si traessero da parte e che il buon Dio la guardasse con dolcezza, mentre gli angioletti gli facevano capolino sopra la testa e sotto le braccia. Quando si risvegliò al mattino non seppe dire se aveva sognato o se tutto era veramente accaduto.
Si incamminò, ma dopo pochi passi incontrò una vecchia che portava bacche selvatiche in un cestello. Questa gliele offrì e Elisa le chiese se aveva visto undici principi cavalcare per il bosco.
«No» rispose la vecchia «ma ieri ho visto undici cigni con una corona in testa, che nuotavano nel fiume che passa qui vicino!»
E condusse Elisa verso un pendio in fondo al quale scorreva un fiume; gli alberi più grandi stendevano i loro lunghi rami folti verso quelli degli alberi dell’altra riva, con cui si intrecciavano; le piante che non erano cresciute abbastanza per toccarsi, avevano divelto le radici dal terreno e si sporgevano più che potevano sull’acqua per intrecciare i rami con quelli delle altre piante. Elisa salutò la vecchia e s’incamminò lungo il fiume, finché questo non sfociò nella spiaggia aperta.

I Cigni Selvatici -parte terza-

 Era giunta da poco tempo nel bosco quando sopraggiunse la notte; aveva perso la strada e così sedette sul morbido muschio, recitò la preghiera della sera e appoggiò la testa a un tronco d’albero. C’era una grande quiete e l’aria era mite, e sull’erba e tra il muschio si accendevano centinaia di lucciole; quando Elisa con delicatezza sfiorò un ramoscello con la mano, quegli insetti luminosi caddero su di lei come stelle.
Per tutta la notte sognò i suoi fratelli, sognò di quando da bambini giocavano insieme e di quando scrivevano con la mina di diamante sulla lavagna d’oro e guardavano il bel libro illustrato che era costato metà del regno. Ma sulla lavagna non scrivevano più, come allora, le aste e gli zeri, ora disegnavano le affascinanti avventure che avevano vissuto e tutto quel che avevano visto.
Gli uccelli cantavano, i personaggi uscivano dal libro illustrato e chiacchieravano con Elisa e con i suoi fratelli, ma quando lei girava pagina, ritornavano dentro di corsa per non creare confusione tra le figure.
Quando si svegliò, il sole era già alto nel cielo; in verità lei non riusciva a vederlo, perché gli alti alberi si allargavano sopra di lei con rami fìtti e folti, ma i raggi penetravano tra le foglie formando un velo d’oro svolazzante.

I Cigni selvatici -parte seconda-

 Passarono i giorni, uno uguale all’altro. Quando soffiava tra i cespugli di rose davanti alla casa, il vento sussurrava alle rose: «Chi può essere più grazioso di voi?» e le rose scuotevano la testa e dicevano: «Elisa». E quando la vecchia contadina, la domenica, seduta sulla soglia, leggeva il libro dei salmi, il vento girava le pagine e chiedeva al libro: «Chi può essere più devoto di te?» e il libro rispondeva: «Elisa», e quello che le rose e il libro dei salmi dicevano era la pura verità.
Quando compì quindici anni, Elisa venne richiamata al castello; e appena la principessa vide che la ragazza era così bella, cominciò a odiarla crudelmente. Avrebbe voluto trasformare anche lei in cigno selvatico, proprio come i fratelli, ma non osò farlo, perché il re voleva vedere la figlia.
Di primo mattino la regina si recò nel bagno, costruito in marmo e decorato con soffici cuscini e bellissimi tappeti; lì prese tre rospi, li baciò e disse al primo: «Mettiti sulla testa di Elisa, quando entrerà nella vasca da bagno, e rendila indolente come te! Tu invece devi saltarle in fronte» disse al secondo rospo «così che diventi orribile come te e suo padre non la riconosca! E in quanto a te, devi metterti sul suo cuore» sussurrò al terzo animale «e renderla tanto malvagia che ne soffra lei stessa!».

I Cigni Selvatici -parte prima-

 Molto lontano da qui, dove le rondini volano quando qui viene l’inverno, viveva un re con undici figli e una figlia, Elisa. Gli undici fratelli, che erano principi, andavano a scuola con la stella sul petto e la spada al fianco; scrivevano su una lavagna d’oro usando punte di diamante e sapevano leggere bene i libri e recitare a memoria: si capiva subito che erano principi. La loro sorella, Elisa, stava seduta su un piccolo sgabello di cristallo e guardava un libro di figure che valeva metà del regno.
Quei bambini stavano proprio bene, ma la loro felicità non poteva durare per sempre!
Il padre, re dell’intero paese, si risposò con una principessa cattiva che non amava affatto quei poveri bambini, e loro dovettero accorgersene fin dal primo giorno.
Ai castello c’era una grande festa e i bambini giocavano a farsi visita, ma invece di dar loro tutte le torte e le mele al forno che riuscivano a mangiare, la matrigna gli diede solo della sabbia nelle tazze da tè e disse di far finta che fosse qualcosa di buono.
La settimana successiva trasferì Elisa in campagna da alcuni contadini e non passò molto tempo che riuscì a far credere al re cose molto brutte sui poveri principini, così che egli non si preoccupò più di loro.

Le Moire

 Tre sono le Moire, di bianco vestite, che Notte generò con Erebo, e rispondono ai nomi di Cloto, Lachesi e Atropo. Atropo è la più piccola di statura delle tre, ma la più terribile”.
Così raccontavano tanto tempo fa due umani chiamati Omero e Esiodo, ma delle Moire si parla da prima della nascita di Omero e Esiodo, da molto tempo prima. Le Moire infatti, che sono chiamate anche Parche, sono nate dalla Dea Madre per partenogenesi, questo ci raccontano altri umani nati molto, ma molto tempo prima di Omero e di Esiodo, e rappresentano un aspetto della Dea Luna. Le Moire sono le tre fasi visibili della luna. Moira infatti significa “fase”.
Cloto, la prima delle tre Moire, è “la Filatrice”, corrisponde alla fase della luna crescente, è la più giovane ed è la Dea Vergine della Primavera, il primo periodo dell’anno.
Lachesi, la seconda delle tre Moire, è “la Misuratrice”, corrisponde alla fase della luna piena, la Dea Ninfa dell’Estate, il secondo periodo dell’anno.
Atropo, la terza delle tre Moire, è “Colei che non si può evitare”, corrisponda alla fase della luna calante, la Dea Crona dell’Autunno, il terzo periodo dell’anno.

Pippi si trasferisce a Villa Villacolle -parte settima-

 “Ho sempre sentito dire che il tuorlo d’uovo fa bene ai capelli” disse Pippi, e si asciugò gli occhi. “D’ora in poi cresceranno così rapidamente che li sentirete frusciare. Del resto in Brasile tutti, ma proprio tutti, vanno in giro con un uovo fra i capelli. Questo è un motivo per il quale lì i calvi non esistono.Solo una volta una poersona originale, invece di rompersi le uova in testa, le mangiò. Naturalmente diventò calvo e quando comparve in pubblico causò un tale scompiglio che dovette intervenire la polizia”.
Parlando, Pippi aveva tolto molto abilmente, con le dita, i gusci d’uovo dalla casseruola; staccò poi dalla parete, dove stava appesa, una spazzola da bagno, e con questa si mise a frullare le uova, facendone schizzare un po’ sulle pareti. Quel che si salvò venne versato in una padella che si trovava sul fuoco. Quando una frittella era ben cotta da una parte, Pippi la faceva saltare rivoltandola in aria, e poi la riacchiappava. Quando era pronta, la faceva volare attraverso la cucina, direttamente in un piatto sopra la tavola.
“Mangiate!” strillò Pippi tutta eccitata. “Mangiate, prima che si raffreddino!”

Pippi si trasferisce a Villa Villacolle -parte sesta-

 “Che cosa ne pensate di venire tutti a fare merenda da me?” propose Pippi.
“E perchè no?” disse Tommy. “Niente ce lo impedisce. Andiamoci subito!”
“Sì, sì! Subito, subito!” esclamò Annika.
“Prima di tutto devo presentarvi il Signor Nilsson” disse Pippi. E qui la scimmietta si levò il cappello e salutò molto educatamente.
Così entrarono dal cancello sgangherato di Villa Villacolle, salirono i gradini del viale fiancheggiato da vecchi alberi coperti di muschio, alberi su cui ci si poteva arrampicare stupendamente, finchè giunsero alla villa e si trovarono nella veranda dove il cavallo stava mangiando tranquillo dell’avena in una zuppiera.
“Ma come, tieni un cavallo nella veranda?” chiese Tommy. Tutti i cavalli di sua conoscenza abitavano regolarmente in una stalla.
“Proprio così” confermò Pippi pensosamente. “In cucina darebbe fastidio, e in salotto non si trova a suo agio”.
Tommy e Annika fecero una carezza al cavallo, e poi entrarono nella casa, che comprendeva una cucina, un salotto e una stanza da letto.

Pippi si trasferisce a Villa Villacolle -parte quinta-

 Imperturbabile, Pippi proseguì per la sua strada; camminava con un piede sul marciapiede e l’altro nel rigagnolo: Finchè fu possibile, Tommy e Annika la seguirono con lo sguardo, ed ecco, dopo un attimo, la videro ritornare camminando a ritroso. Giunta davanti al cancello di Tommy e Annika, Pippi si fermò: Un lungo sguardo corse tra i bambini, in silenzio: Infine Tommy disse: “Perché cammini all’indietro?”
“Perché cammino all’indietro?” esclamò Pippi, “Forse non viviamo in un paese libero? Ognuno non può camminare come più gli piace? A ogni modo sappi che in Egitto tutti camminano così, e nessuno ci trova nulla di buffo”.
“E tu come lo sai?” chiese Tommy. “Tanto non sei mai stata in Egitto!”. “Se sono stata in Egitto! Ma certo, puoi giurarci: Dappertutto sono stata, nel globo terrestre, e ne ho viste di assai più buffe che gnete che cammina all’indietro! Mi domando che cosa avresti detto, allora, se mi fossi messa a camminare sulle mani, come si usa nell’India Orientale!”
“Questa è una bugia bella e buona” osservò Tommy.

Pippi si trasferisce a Villa Villacolle -parte quarta-

 Quando, quella bella sera d’estate, Pippi varcò la soglia di Villa Villacolle, Tommy e Annika non si trovavano in casa, erano andati a passare una settimana dalla nonna: Perciò non sospettavano nemmeno lontanamente che qualcuno fosse venuto a vivere nella villa accanto e, mentre il primo giorno del loro ritorno a casa se ne stavano come al solito a fissare tristemente la strada attraverso le sbarre del cancello, non immaginavano che ci fosse, così vicino, una nuova compagna di giochi. Mentre pensavano a cosa fare e se si poteva sperare di divertirsi quel giorno, o se sarebbe stata una di quelle giornate disgraziate in cui non s’inventa nulla, proprio allora il cancello di Villa Villacolle si aprì e ne uscì una bambina. Era la più curiosa bambina che mai Tommy e Annika avessero visto: era Pippi Calzelunghe che iniziava la sua passeggiata mattutina.
I suoi capelli color carota erano stretti in due treccine, ritte in fuori. Il naso pareva una patatina ed era tutto spruzzato di lentiggini.Sotto il naso si apriva una bocca decisamente grande, con due file di denti bianchissimi e forti.