Fumo tra i minori, arriva in Lombardia la campagna del Moige

 E’ sbarcata anche in Lombardia la seconda edizione di ‘Alessio e Sara in tour per la prevenzione al fumo minorile!’, la campagna itinerante promossa dal Movimento genitori (Moige) con il patrocinio scientifico della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), che già lo scorso anno ha portato in 6 regioni italiane il suo programma di sensibilizzazione e informazione per la lotta al fumo minorile. I dati dell’Istituto superiore di sanità mostrano che in Italia nel 2010 fumava il 21,7% degli ‘over 15’, circa 11,1 milioni di cittadini. L’età media in cui i giovanissimi di età compresa tra 15 e 24 anni iniziano a fumare è 15 anni, sebbene oltre il 34% dei ragazzi intervistati abbia dichiarato di aver iniziato prima, mentre il 50% nella fascia di età 15-17 anni.

Il fumo tra i minori
I dati sono allarmanti, rileva il Moige in una nota. Indicano infatti che più di 8 giovani ‘under 24’ su 10 (85,3 %) iniziano a fumare prima del diciottesimo anno di età. Grave anche la quantità di sigarette consumate: quasi il 13% dei minorenni ne fuma meno di 15 al giorno, mentre il 7,9 % si spinge fino a 24 e c’è un 1,3 % che consuma oltre le 25 sigarette giornaliere.

Pippi va a scuola -4-

 “Bene,” disse la maesta, “anche noi ti chiameremo semplicemente Pippi. Cominciamo intanto ad esaminarti un po’ per vedere cosa sai, sei ormai una bimba grande, e certo hai già una quantità di nozioni. Iniziamo magari con l’aritmetica. Dunque, Pippi, sai dirmi quanto fa 7 più 5?”
Pippi la guardò un po’ stupita e un po’ corrucciata. Poi disse:
“Be’, senti, se non lo sai da te, non aspettarti che te lo venga a raccontare io!”
Gli altri bambini guardarono Pippi scandalizzati, e la maestra le spiegò con pazienza che quello non era il modo di rispondere, a scuola. Non si doveva dare del “tu” alla maestra, ma bisognava chiamarla “signorina”.

Pippi va a scuola -3-

 E così fece: Esattamente alle dieci del giorno seguente sollevò dalla veranda il suo cavallo e un minuto dopo tutti gli abitanti della cittadina si sperticarono alla finestra per vedere di chi fosse quel cavallo imbizzarrito.
Invece era soltanto Pippi che aveva fretta di arrivare a scuola. Giunse nel cortile al galoppo più sfrenato, balzò dal cavallo in corsa, lo legò a un albero e spalancò la porta della classe con tale violenza che Tommy e Annika, insieme con i loro bravi compagni di scuola, sobbalzarono nei banchi.
“Salute a voi!” esclamò Pippi agitando il suo ampio cappello: “Arrivo in tempo per le mortificazioni?”

Pippi va a scuola -2-

 Pippi era seduta su uno sgabello e stava lavandosi i piedi in una tinozza. Non rispose, ma mosse le dita dei piedi con tale violenza da far schizzare l’acqua tutta in giro.
“E poi non occorre rimanerci troppo a lungo” proseguì Tommy: “soltanto fino alle due”.
“E c’è vacanza per Natale, per Pasqua, e durante tutta l’estate” incalzò Annika.
Pippi si mordicchiò meditabonda il pollice, continuando a sedere in silenzio. Ma all’improvviso rovesciò risolutamente tutta l’acqua sul pavimento di cucina, così che il povero Signor Nilsson, il quale stava accoccolato buono buono poco più in là giocando con uno specchietto, si inzuppò completamente i pantaloni.

Pippi va a scuola -1-

 Naturalmente Tommy e Annika andavano a scuola. Si incamminavano ogni mattina, alle otto, tenendosi per mano e con i libri sotto il braccio. Nel frattempo Pippi per lo più cavalcava il suo cavallo, o metteva e toglieva al Signor Nilsson il suo vestitino. Oppure si dedicava alla ginnastica mattutina, che era così: Pippi si metteva dritta e impalata, e poi eseguiva quarantatré salti mortali senza mai fermarsi; infine si sedeva al tavolo di cucina e, in santa pace, si beveva una bella tazza di caffé con pane, burro e formaggio.
Avviandosi di malavoglia a scuola, Tommy e Annika non mancavano mai di volgere uno sguardo di struggente desiderio a Villa Villacolle: quanto avrebbero preferito andare a giocare con Pippi!

Le canzoni dei cartoni animati: il dottor Slump e Arale

 Il dottor Slump e Arale

Tu costruisci i robot
belli geniali pero’
tutti senza qualche rotella
un po’ svitato tu sei
un po’ svitata e’ lei
quella peste tua sorella
fantastico scienziato
sempre piu’ spettinato, il dottor Slump
timido e innamorato
stralunato

sotto quelle bretelle
batte il tuo cuore a mille, dottor Slump
per una maestrina
che carina

quella bambina robot
che meraviglia pero’
porta sul nasino gli occhiali
ma quanta forza che ha
la fisica e l’algebra sa
e vola anche senza le ali

AAA, 12mila dentini da latte cercansi per progetto di ricerca sulle staminali

 Arte e scienza si sono unite per un progetto che richiede il contributo di migliaia di bambini: sono, infatti, necessari per realizzarlo ben 12.000 denti da latte. I dentini perlati serviranno a decorare un “castello di corallo”, progettato per ispirare un dibattito sulle cellule staminali adulte in Gran Bretagna. L’idea è nata da un incontro tra Sara Rankin, biologo all’Imperial College di Londra, e l’artista Gina Czarnecki. Le due promotrici spiegano che oggi il dibattito sulle cellule ‘bambine’ si concentra per lo più sull’eticità dell’uso degli embrioni. “Chiedi in una stanza piena di gente da dove arrivano le cellule staminali e ti risponderanno: dagli embrioni – spiega Rankin alla Bbc online – Ma che dire del grasso? Siamo in grado di ottenere un sacco di staminali dalla liposuzione. Insomma, esistono diversi tipi di staminali, e le persone non lo sanno“.

Più consapevolezza
Vogliamo promuovere la consapevolezza” dell’esistenza e dell’utilità “delle staminali adulte, come quelle presenti nel midollo osseo o nel cordone ombelicale, che potrebbero essere utilizzate per sviluppare nuovi trattamenti, senza incappare in problemi etici“. La polpa dentale dei denti da latte è un’altra, seppur piccola, fonte di cellule staminali adulte. Tanto che alcuni scienziati stanno cercando di far crescere nuovi denti con queste cellule. I bambini, dunque, sono invitati a donare i loro dentini appena caduti per il progetto ‘Palaces’: con i ‘piccoli doni’ sarà creata una ‘magica scultura’, promettono le promotrici.

Consumo di alcolici fuori pasto, un’abitudine sempre più giovane

Addio al tradizionale bicchiere di vino a tavola: prende piede in Italia il consumo di alcolici fuori pasto. Se da un lato la buona notizia è che il consumo di alcol è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi 10 anni, dall’altro non mancano le preoccupazioni perché cresce l’abitudine a bere fuori pasto e ad ubriacarsi tra le donne e le giovanissime. Non è tutto. Non sembra affatto diminuire il numero di italiani e italiane che bevono fino ad ubriacarsi, praticando il cosiddetto ‘binge drinking’, ovvero mandando giù 6 o più drink in un’unica occasione e in breve tempo l’uno dall’altro. Questa la fotografia scattata come ogni anno dall’Istituto superiore di sanità sulle basi dei dati Istat ed europei.

Il mondo alla rovescia -4-

 “Hai sognato ciò che non può essere, Madre. Hai sognato il contrario della vita, della libertà, della gioia. Perché dovrebbe succedere una cosa simile? Chi vorrebbe vivere così? Nessuno, Madre, e non può succedere.”
“Succederà, l’ho visto e l’ho sentito, le ossa mi fanno male da quanto sto soffrendo. La testa mi scoppia per quello che sto pensando. Non credo che vivrò ancora a lungo, non credo che potrò più dormire. Convoca il consiglio.”
Irani sapeva che la Madre non prendeva decisioni alla leggera, vide dolore e disgrazia e tutto il corpo cominciò a dolerle. La loro guida, la loro visionaria aveva avuto una visione terribile e si rifiutava di metterla da parte.

Il mondo alla rovescia -3-

 Irani, la madre di Kulìa, si avviò a passo deciso verso il centro del villaggio, portando una coppa di infuso del mattino, bollente. Si sedette a fianco alla Madre, la salutò con gentilezza e le offrì la bevanda.
“Ti sei svegliata presto, Madre. Bevi.”
“Avrei voluto svegliarmi prima, figlia.”
“Perché?”
“Avrei smesso di sognare. Non era un buon sogno. Tutto era alla rovescia e nessuno rimetteva le cose a posto.”
“Alla rovescia? Cosa?”