Quelle frasi avvelenate che feriscono i genitori

di Redazione Commenta

Quelle-frasi-avvelenate-che-feriscono-i-genitoriDifetti fisici, bugie innocenti (e non), piccole incoerenze nel comportamento… Niente sfugge agli occhi (e alla lingua) dei nostri bambini. Ecco una miniguida tratta da Psychologies per trasformare le loro frecce avvelenate in strumenti di crescita.
Partiamo da qui:
– Bambini e adolescenti hanno la capacità di colpire là dove si annidano i nostri complessi.
– Il loro inconscio è collegato al nostro: riescono a capire anche il non detto e a vedere ciò che vogliamo mascherare.
– Ribattere è controproducente: i genitori devono trovare la risposta più adatta in base all’età del bambino e alla natura della provocazione.

Le frasi che feriscono i genitori
Sei davvero vecchia”, “Non concludi mai niente”. “Da grande spero di non diventare lunatica come te”. Che abbiano lo scopo esplicito di ferirci o meno, queste frasi hanno un denominatore comune: fanno male. Senza dubbio perché l’adagio “i bambini dicono sempre la verità” risuona costantemente nella nostra mente. “Non è la verità assoluta a uscire dalla loro bocca”, rassicura Stéphane Clerget, psicoterapeuta e autore di “Adesso torna nel tuo letto!” (Ega) e “Separiamoci ma proteggiamo i nostri figli” (De Vecchi), “ma soltanto una parte della verità. Sull’onda dell’emozione, accuse come: ‘Sei brutta e cattiva’ vengono percepite come un tratto oggettivo di sé, come la conferma dei propri difetti”. E la crisi sopraggiunge spontanea: “Sarò una buona madre?”, “Perché ha voluto ferirmi?”, “Dove ho sbagliato?”. Ecco qui i suggerimenti degli esperti di Psychologies per non farsi destabilizzare. E trasformare le frecce avvelenate dei nostri figli in strumenti di crescita.

I nostri difetti fisici
* Con questo vestito sembri davvero vecchia. Maria, 12 anni
* Come mi piacerebbe avere una bella mamma… Vanessa, 8 anni
* Perché hai la gobba sul naso? Paolo, 5 anni
Seno piccolo o naso con la gobba, pancia o look fuori moda… Tutti lo abbiamo constatato a nostre spese: bambini e adolescenti hanno la capacità di colpire proprio là dove si annidano i nostri complessi. E non è un caso. Pur mascherati che siano, i nostri dubbi sfuggono difficilmente alla loro astuzia. “Siamo il pilastro centrale della vita dei nostri figli e l’oggetto di tutta la loro attenzione”, spiega Christine Brunet, psicologa, autrice con Anne C. Sarfati di Piccoli problemi e grandi preoccupazioni da 1 a 7 anni e da 8 a 12 anni (De Vecchi). “Il loro incoscio è collegato al nostro. Riescono a capire anche il non detto e vedere ciò che vogliamo mascherare. Prendendo di mira i nostri punti deboli, i bambini desiderano anche verificare le loro intuizioni. E in base alla nostra reazione, sapranno se quello che hanno sospettato è giusto o no”. Le frasi killer, dietro la loro crudeltà, hanno anche l’obiettivo di rassicurare sui difetti che i piccoli possono avere ereditato. “Se mia madre vive bene le sue rotondità, non c’è ragione che per me diventino un problema”, “Se mio padre, che non è un Adone, si piace e piace, allora questo varrà anche per me”. Non bisogna poi dimenticare la cosiddetta rivalità edipica, che spinge il piccolo a svalorizzare il genitore dello stesso sesso per catturare lo sguardo dell’altro. Sara, 43 anni, orafa a Como, ricorda sorridendo la frase della figlia, 7 anni: “La mia maestra è così bella che papà, se solo lo volesse, potrebbe lasciarti per sposarla”.

Stesso desiderio di fare sparire il rivale nei ragazzi che, tra i 5 e gli 11 anni, sottolineano i punti deboli dei loro “eroi paterni”. Luca, 8 anni, parla spesso della “panza del papà”, simile “a quella di Homer Simpson”. Indulgente, il padre ingoia il rospo prima di dire: “Tua madre mi ama per quello che sono”, parole che ridimensionano subito le velleità edipiche di Luca. Nell’adolescenza le frasi killer sull’aspetto fisico si moltiplicano e si rivolgono al giovanilismo dei genitori. “Sono una denuncia di quelle mamme e di quei papà che si mettono in rivalità sessuale con i figli”, spiega Brunet. E un modo per dire: “Restate al vostro posto, ora tocca a noi”. In ogni caso, quando si riceve una freccia avvelenata, la peggior cosa da fare è replicare allo stesso modo. “Può provocare profonde ferite narcisistiche”, avverte l’esperta, “anche se si ribatte con humour e senza il desiderio di fare del male. Il genitore deve andare al di là delle parole e trovare la risposta più adatta in base all’età del proprio bambino e alla natura del rimprovero che gli viene mosso”. Per esempio, se nostro figlio ci dice: “Quante rughe!” evitare di replicare con: “Tu alla mia età ne avrai di più”. Ma dire: “Sono i segni dell’esperienza, li accetto e al tempo stesso curo la mia pelle”.

Le nostre incoerenze educative
* Inutile che tu mi dia dei consigli… non hai neanche preso il diploma. Elisabetta, 14 anni
* Se hai la luna storta non mi fai andare a giocare Non è giusto! Alessandro, 9 anni
Se la mia maestra ascoltasse le parolacce che dici mentre guidi ti espellerebbe per almeno tre giorni”, mi ha detto mio figlio Marco, 10 anni. Colta in fallo, Simonetta, 45 anni, medico a Bari, è rimasta in silenzio e ha pensato tra sé: “In fondo ha ragione, non sono stata di buon esempio… A casa gli proibisco ogni minima parolaccia”. I bambini portano alla luce le contraddizioni di mamma e papà nell’educazione quotidiana. Spesso, sorpresi dalla loro perspicacia, i genitori restano disorientati e senza parole. “Il bambino immagazina tutte le informazioni che lo riguardano direttamente”, sottolinea Stéphane Clerget, psicoterapeuta e autore di Adesso torna nel tuo letto! (Ega). “E quando vede una falla nel sistema genitoriale non si fa problemi a dirlo”. Punizioni date e poi ritirate senza una logica apparente, lezioni di morale che non vengono messe in pratica da chi le prescrive, divergenze tra il padre e la madre sui capisaldi educativi…. I bambini utilizzano le debolezze dei genitori per metterli in difficoltà. Non solo per ottenere ciò che vogliono, ma anche per sentirsi protetti. “Per crescere in modo equilibrato, i piccoli hanno bisogno di appoggiarsi a punti di riferimento stabili”, sostiene Clerget, “l’incoerenza è di per sé angosciante, genera insicurezza”. Ai genitori che hanno la sensazione di avere talvolta assunto un atteggiamento incoerente, l’esperto suggerisce di ammetterlo (“Non è sbagliato, anche se forse ho un po’ esagerato…” o “Riconosco di averlo deciso un po’ in fretta”), ma di non esagerare con i mea-culpa: “Altrimenti si finisce col dare al bambino un’autorità che non ha, e non deve avere”: Un altro consiglio: non sentirsi colpevoli quando le critiche si posano sulle diverse possibilità: “A te è concesso, mentre io…”, “Sì, è vero, io fumo, e sono consapevole che fa male, ma a te è proibito, perché sono io il garante della tua salute”. Alcuni frasi killer sulla disparità di trattamento tra fratelli o all’interno di un gruppo possono essere una buona occasione per affrontare temi caldi. “Come la differenza di età e i diritti-doveri che implica”, precisa l’esperto. “Spiegando, per esempio, che negare un’uscita serale alla figlia minore non significa mancanza di amore o fiducia”. Confrontarsi permette di crescere. A entrambe le parti.

Le nostre piccole bugie
Hai detto alla zia: “Non dovevi disturbarti”, ma poi ti lamenti sempre che è tirchia. Claudio, 10 anni
Perché ogni volta che dobbiamo andare dalla nonna dici che hai mal di testa e poi invece stai al telefono con le tue amiche? Elena, 12 anni
“E’ una bugia, non negarlo…”. Il fatto di essere stati colti in fallo per non avere detto la verità non è mai facile da incassare. In una società che denuncia la mancanza assoluta di regole, i genitori trovano particolarmente fastidioso essere tra coloro che danno il cattivo esempio. Saul, 47 anni, commercialista a Lucca, ha avuto di recente una verifica fiscale. Glielo rinfaccia, glaciale, il figlio adolescente di 17 anni, punito per avere nascosto dei bigliettini nel vocabolario durante la prova di latino. Quanto a Irma, pr milanese quarantrenne, ha ricevuto una lezione di buone maniere dalla figlia Giulia, 7 anni, che le ha rimproverato di essere sempre al telefono quando la domenica passseggiano insieme al parco. “Per formarsi, i bambini fanno riferimento ai valori di mamma e papà”, spiega Patrizia Adamoli, docente di Media Education all’Università di Macerata. “Vogliono sapere se sono duraturi e perché i genitori possono anche non rispettarli. Se la deroga è un’eccezione, si sentono rassicurati, perché capiscono che niente deve essere perfetto. Se, invece, è abituale hanno bisogno di spiegazioni per comprendere cosa sta accadendo”. Per esempio, Maria, 45 anni, pr a Torino, di fronte alle ripetute accuse di egoismo da parte della figlia adolescente, ha deciso di dirle perché non va d’accordo con i propri genitori e li vede solo un paio di volte all’anno. “Ci sono bugie e bugie”, spiega Adamoli, “Possono essere giustificate quelle mezze verità che risparmiano ai piccoli, almeno per il momento, un choc troppo violento”. Meno legittime, invece, le menzogne che mirano a nascondere informazioni importanti sulla loro origine o sul loro futuro. Quanto alle piccole bugie a fin di bene, è meglio ammetterle, riconoscendo di avere agito per comodo o paura. “I bambini capiranno così che raramente le cose sono o tutte bianche o nere”, precisa l’esperta. Gli attacchi dei nostri figli riguardano sempre le nostre mancanze reali, supposte o esasperate. “Valutarli è difficile”, sostiene Adamoli. “Ci sono diversi elementi da tenere in considerazione: le frecciate sono ricorrenti? Esprimono una frustrazione? Una vendetta? Si ha la sensazione che si tratti di critiche lecite o fuori luogo? Di certo bisogna prendersi il tempo di interrogarsi”. Sia per dare dei punti di riferimento al bambino (“Quello che dici è sbagliato, ma capisco che in questa situazione…”) sia per rivedere il proprio comportamento (“Esageri, ma in fondo non hai torto; starò più attenta…”). Le frasi killer, comunque, hanno anche lo scopo di aiutare i bambini e gli adolescenti a divenire indipendenti. Spesso imbevute di veleno, le frecciate dei nostri ragazzi ci ricordano una verità crudele ma salutare: solo l’amore dei genitori può sempre essere cieco.
Quello dei figli lo è raramente.

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