Sesso in vacanza: i giovani sono più attenti, ma ancora non basta

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Migliorano, ma non abbastanza. Tanto che la vacanza resta sessualmente a rischio per 3 giovani italiani su quattro. Solo il 25%, ovvero 1 su 4, l’ha vissuta senza correre alcun pericolo. Un dato da non sottovalutare considerando che 6 ragazzi su 10 durante la bella stagione hanno avuto più rapporti sessuali che nei mesi freddi. Questi alcuni dati diffusi stamani dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) per tirare le somme sull’iniziativa Travelsex, la campagna dell’estate 2010 per educare i giovani al sesso sicuro.

IL SESSO SICURO IN VACANZA
I numeri fanno ben sperare gli addetti ai lavori. Perché i giovani sembrano comunque migliorati rispetto al passato: il 28% assicura di essersi protetto di più. “Un dato – spiega Emilio Arisi, consigliere Sigo – che ci fa confidare in un’inversione di tendenza” rispetto a un settembre considerato dai ginecologi un mese ‘caldissimo’. “Solitamente – spiega infatti Arisi – in questo mese assistiamo a un ‘boom’ di accessi nei nostri ambulatori, stimabile attorno al 30%, per gravidanze indesiderate e infezioni contratte nei mesi più caldi“.

L’USO DI CONTRACCETTIVI
Quest’autunno, invece, le cose potrebbero andare meglio, considerando che il 72% ha usato contraccettivi e il 20% ne ha portato una buona scorta in valigia. “Ma tra quelli che dichiarano di essersi protetti – precisa il medico – ci sono anche coloro che credono erroneamente che il coito interrotto sia una forma di contraccezione”.
La campagna estiva della Sigo sembra comunque aver raccolto il favore dei giovani e migliorato la loro consapevolezza in materia di sesso, anche grazie alla guida Travelsex, edita da Giunti editore con le informazioni da avere bene a mente per viaggi senza rischi. Notizie fondamentali, considerando che il 61% dei giovani intervistati ha dichiarato di aver vissuto almeno una volta un rapporto occasionale in vacanza.

LA LATITANZA DELLE ISTITUZIONI
Siamo soddisfatti ma bisogna fare di più“, ribadisce Arisi, denunciando la “latitanza delle Istituzioni” sul fronte dell’educazione sessuale, “dove siamo in netto ritardo rispetto al resto del continente. Sarebbe necessario un decisivo investimento di sistema, con l’introduzione di questa materia nei curricula scolastici, in modo che vi siano percorsi codificati e che a tutti venga garantita un’informazione di base. Il rischio, infatti, è che i ragazzi si affidino a fonti ‘alternative’ come gli amici, internet, la tv, spesso poco accurate o addirittura controproducenti“.

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