Pippi cerca-cose -parte settima-

 “Guardate che razza di capelli. Una vera aureola di brace! E le scarpe!” continuò Bengt. “Me ne presteresti una? Avrei voglia di andare a remare al largo, ma non possiedo una barca”.
Afferrò poi una treccia di Pippi, ma la lasciò subito andare strillando: “Ohi, ohi, mi sono scottato!”
Allora i cinque ragazzi si misero a fare il girotondo intorno a Pippi, e saltando gridavano: “Cappuccetto Rosso! Cappuccetto Rosso!”
Pippi se ne stava tranquilla nel mezzo, e sorrideva con la sua aria più affabile. Bengt, che aveva sperato che lei si arrabbiasse, che si mettesse a piangere, o almeno che si spaventasse, visto che prenderla in giso non serviva a nulla, le diede improvvisamente uno spintone.
“A quanto sembra” disse Pippi, “non sei molto galante con le signore”. E così dicendo lo sollevò sulle sue forti braccia, lo trasportò fino ad una betulla che cresceva lì accanto, e infine lo gettò come un sacco su un ramo. Poi prese il secondo ragazzo e lo gettò su un altro ramo, afferrò il terzo e lo piazzò a sedere su un pilastro a lato del cancello di una villa, e il quarto lo scaraventò al di là di una palizzata, così che quello si ritrovò tra l’erbetta fiorita di un giardino sconosciuto.

Pippi cerca-cose -parte sesta-

 In quel medesimo istante il cancello di una villa vicina si spalancò, e ne uscì correndo un ragazzoi. Aveva l’aria molto spaventata, e non c’era nulla di strano, dato che i cinque ragazzi che gli stavano alle calcagna, dopo averlo raggiunto, lo spinsero contro una palizzata e gli saltarono addosso. E tutti e cinque insieme presero a tempestarlo di pugni, mentre lui piangeva e si teneva le braccia sul viso per difendersi.
“dategli addosso, miei prodi” li incitava il più grande e il più forte dei ragazzi, “che non osi più farsi vedere in questa strada!”
“Oh” esclamò Annika, “quello che si prende le botte è Ville, come possono essere tanto cattivi!”
“E’ quello schifoso di Bengt, lui deve sempre menar le mani” disse Tommy. “E in cinque contro uno, poi. Che vigliacchi!”
Pippi si avvicinò ai ragazzi, e con l’indice diede un leggero colpetto sulla spalla di Bengt.
“Senti, tu” disse Pippi, “pare proprio che abbiate intenzione di fare polpette del piccolo Ville, visto che gli state addosso in cinque”.
Bengt si voltò e si trovò di fronte una ragazzina sconosciuta e dall’aria curiosa, che per giunta osava dargli dei colpetti sulla spalla con un dito.

Pippi cerca-cose -parte quinta-

 Lo sguardo che Tommy rivolse alla latta esprimeva chiaramente la sua delusione. “A che cosa vuoi che ci serva!” disse.
“A tutto” ribattè Pippi, “se per esempio ci tieni dei biscotti, diventa una stupenda Scatola-da-Biscotti; oppure non puoi riempirla di biscotti, e allora diventa una Scatola-senza-Biscotti. Naturalmente va peggio”.
E di nuovo esaminò la scatola, che era davvero arruginita in maniera pietosa, e per di più aveva un buco sul fondo.
“Devo ammettere che ha più l’aspetto di una Scatola-senza-Biscotti” disse meditabonda. “Ma si può anche infilarsela in testa e far finta che sia notte”.
E così fece. Con la scatola calata in testa si addentrò barcollando nel quartiere di villette come una piccola torre di latta, e non si arrestò finché, inciampando in un recinto di filo spinato, cadde lunga distesa. La latta, sbattuta così per terra, fece un gran fracasso.
“Vedete” disse Pippi sfilandosela dalla testa, “se non l’avessi indossata, avrei picchiato con la faccia e mi sarei rovinata per la vita”.
“Però” azzardò Annika, “se non avessi avuto la scatola in testa, non saresti inciampata contro il filo spinato”.

Pippi cerca-cose -parte quarta-

 Tommy e Annika si misero a osservare attentamente Pippi, per capire quale dovesse essere il comportamento del perfetto cercatore. Pippi correva da un lato all’altro della strada, facendosi solecchio con la mano, e cercava affannosamente. Di tanto in tanto si inginocchiava, frugava tra le assi di uno steccato, poi si fermava delusa. “Che strano, avrei giurato di veder luccicare dell’oro!”
“Ma bisogna proprio raccogliere tutto quello che si trova?” si informò Annika.
“Sì, tutto quello che giace per terra” disse Pippi.
Avevano fatto pochi passi che videro, disteso in un prato, un vecchio signore addormentato di fronte alla sua villa.
“Ecco, quello giace in terra e noi l’abbiamo trovato!” esclamò Pippi. “Quindo prendiamolo!”
Tommy e Annika la guardatrono con gli occhi fuori dalle orbite.
“No, no, Pippi, non possiamo mica portarci via un nonnetto; non si usa” disse Tommy. “E poi, che cosa ne faremmo?”
“Che cosa ne faremmo? Ma si può usare in mille modi!

Pippi cerca-cose -parte seconda-

 Pippi si precipitò ad aprire. Era tutta bianca dalla testa ai piedi come un mugnaio e, quando strinsa calorosamente la mano a Tommy e ad Annika, li avvolse in una nuvola di farina.
“Sono proprio felice che siate venuti a trovarmi” disse e, scrollando il grembiule, sollevò una seconda nuvola di farina, facendoli tossire.
“Che cosa stai facendo?” chiese Tommy.
“Bè, se ti dicessi che sto pulendo la cappa del camino, tu, astuto come sei, non mi crederesti, tanto vale confessarti subito che sto impastando: Ma presto avrò finito. Intanto potete accomodarvi sul cassone della legna”.
Come sapeva essere svelta Pippi! Tommy e Annika, seduti sul cassone della legna, furono testimoni della furia con cui si precipitò sulla pasta spianata, e della velocità con cui gettò i biscotti nelle teglie e infilò le teglie nel forno. Pareva di essere al cinema.
“Ecco fatto!” esclamò Pippi alla fine, richiudendo lo sportello del forno sulle ultime teglie. “E che cosa si fa adesso?” chiese Tommy.
“Io non so che cosa abbiate intenzione di fare voi” disse Pippi.

Pippi cerca-cose -parte prima-

 Annika si svegliò presto, il mattino seguente. Balzò dal letto e si avvicinò a Tommy in punta di piedi.
“Svegliati Tommy” gli disse, scuotendolo per un braccio, “svegliati, che andiamo a trovare quella buffa bambina dalle grandi scarpe!”
Tommy non protestò, anzi fu subito vispo come un grillo.
“Sentivo nel dormiveglia che oggi si preparava qualcosa di divertente, ma non sapevo cosa” disse sbottonandosi la giacca del pigiama.
Poi corsero tutti e due in bagno, si prepararono e si lavarono i denti molto più in fretta del solito, si infilarono i verìstiti in un batter d’occhio, e un’ora prima del normale scivolarono lungo la ringhiera della scala fino alla tavola della sala da pranzo, alla quale si sedettero reclamando immediatamente la loro cioccolata.
“Che cosa state covando” chiese la mamma, “sotto tutta questa fretta?”
“Pensiamo di andare dalla nuova bambina della casa accanto” disse Tommy.
“E forse ci resteremo tutto il giorno” aggiunse Annika.

Il Tenace Soldatino di Stagno -parte quarta-

 Il pesce si agitava in modo terribile, poi si calmò e fu come se un lampo lo attraversasse. La luce ormai splendeva e qualcuno gridò: «Il soldatino di stagno!». Il pesce era stato pescato, portato al mercato, venduto e portato in cucina dove una ragazza lo aveva tagliato con un grosso coltello. Prese con due dita il soldatino e lo portò in salotto dove tutti volevano vedere quell’uomo straordinario che aveva viaggiato nella pancia di un pesce; ma lui non si insuperbì. Lo misero sul tavolo e… oh, che stranezze succedono nel mondo! il soldatino si trovò nella stessa sala in cui era stato prima, vide gli stessi bambini e i giocattoli che erano sul tavolo, il bel castello di carta con la graziosa ballerina, che ancora stava ritta su un piede solo e teneva l’altro sollevato; anche lei era tenace e questo commosse il soldatino che stava per piangere lacrime di stagno, ma questo non gli si addiceva. La guardò, e lei guardò lui, ma non dissero una sola parola.
In quel mentre uno dei bambini più piccoli prese il soldatino e lo gettò nella stufa, e proprio senza alcun motivo, sicuramente era colpa del troll della tabacchiera.
Il soldatino vide una gran luce e sentì un gran calore, era insopportabile, ma lui non sapeva se era proprio la fiamma del fuoco o quella dell’amore.

Il Tenace Soldatino di Stagno -parte terza-

 Improvvisamente la barchetta si infilò in un passaggio sotterraneo della fogna; era così buio che al soldatino sembrava d’essere nella sua scatola.
“Dove sto andando?” pensò. “Sì, tutta colpa del troll! Ah, se solo la fanciulla fosse qui sulla barca con me, allora non mi importerebbe che fosse anche più buio.”
In quel mentre sbucò fuori un grosso ratto, che abitava nella fogna.
«Hai il passaporto?» chiese. «Tira fuori il passaporto!» Ma il soldatino restò zitto e tenne il fucile ancora più stretto. La barchetta passò oltre e il ratto si mise a seguirla. Hu! come digrignava i denti e gridava alle pagliuzze e ai trucioli: «Fermatelo! Fermatelo! non ha pagato la dogana! non ha mostrato il passaporto!».
Ma la corrente si fece sempre più forte e il soldatino scorgeva già la luce del giorno alla fine della fogna, quando sentì un rumore terribile, che faceva paura anche a un uomo coraggioso; pensate, il rigagnolo finiva in un grande canale, e per il soldatino era pericoloso come per noi capitare su una grande cascata.

Il Tenace Soldatino di Stagno -parte seconda-

 Gli unici che non si mossero affatto furono il soldatino di stagno e la piccola ballerina; lei si teneva ritta sulla punta del piede con le due braccia alzate, lui con pari tenacia restava dritto sulla sua unica gamba e gli occhi non si spostavano un solo momento da lei.
Suonò mezzanotte e tac… si sollevò il coperchio della tabacchiera, ma dentro non c’era tabacco, bensì un piccolissimo troll nero, perché era una scatola a sorpresa.
«Soldato!» disse il troll «smettila di guardare gli altri!»
Ma il soldatino fìnse di non sentire.
«Aspetta domani e vedrai!» gli disse il troll.
Quando l’indomani i bambini si alzarono, il soldatino fu messo vicino alla finestra e, non so se fu il troll o una folata di vento, la finestra si aprì e il soldatino cadde a testa in giù dal terzo piano. Fu un volo terribile, a gambe all’aria, poi cadde sul berretto infilando la baionetta tra le pietre.
La domestica e il ragazzino scesero subito a cercarlo, ma sebbene stessero per calpestarlo, non riuscirono a vederlo.

Il Tenace Soldatino di Stagno -parte prima-

 C’erano una volta venticinque soldati di stagno, tutti fratelli tra loro perché erano nati da un vecchio cucchiaio di stagno. Tenevano il fucile in mano, e lo sguardo fisso in avanti, nella bella uniforme rossa e blu. La prima cosa che sentirono in questo mondo, quando il coperchio della scatola in cui erano venne sollevata, fu l’esclamazione: «Soldatini di stagno!» gridata da un bambino che batteva le mani; li aveva ricevuti perché era il suo compleanno, e li allineò sul tavolo.
I soldatini si assomigliavano in ogni particolare, solo l’ultimo era un po’ diverso: aveva una gamba sola perché era stato fuso per ultimo e non c’era stato stagno a sufficienza! Comunque stava ben dritto sulla sua unica gamba come gli altri sulle loro due gambe e proprio lui ebbe una strana sorte.
Sul tavolo dove erano stati appoggiati c’erano molti altri giocattoli, ma quello che più attirava l’attenzione era un grazioso castello di carta. Attraverso le finestrelle si poteva vedere nelle sale. All’esterno si trovavano molti alberelli intorno a uno specchietto che doveva essere un lago; vi nuotavano sopra e vi si rispecchiavano cigni di cera.