La festa d’estate -8-

Le anziane coadiuvate dagli anziani erano coinvolte in moltissime opere durante la festa ma facevano frequenti pause nelle sale a loro riservate, riposando e chiaccherando. Le giovani e i giovani

La festa d’estate -7-

 Alla festa d’estate ci si dedicava soprattutto ai cesti, ai vasi, alla tessitura del lino selvatico, oltre che a ripulire e imbiancare la casa. La stagione era favorevole a quelle attività, mentre alla fine dell’estate ci si occupava dei frutti della mietitura e dei boschi, nella stagione più fredda alla spremitura delle olive, e con l’aumento delle ore di luce a tutto ciò che nasce e cresce. Alle attività legate alla natura e intese a procurare nutrimento e manufatti fondamentali alla vita erano strettamente collegate, tanto da confondersi l’una con l’altra, quelle rivolte ad assicurare agli umani il buon andamento dello svolgersi della vita comune e individuale: nascite, passaggi all’età adulta, salute, accudimento degli anziani, ritorni alla Dea.

La festa d’estate -6-

 L’edificio era effettivamente una grande casa, formata di più ali e molti ambienti, alcuni dei quali erano laboratori di ceramica e tessitura. In altri si macinava il grano e si cuoceva il pane, in altri ancora si pressavano le olive. C’erano magazzini per conservare le riserve alimentari comuni alle genti dei villaggi, costituite principalmente da cereali e olio: ciascun villaggio contribuiva e attingeva alle riserve equamente. Gli artigiani davano orgogliosamente il meglio di sé e al tempo stesso facevano scuola tra quelle pareti. C’erano infine grandi sale dove le genti si riunivano per dormire (quando non lo facevano all’aperto) e mangiare insieme.

La festa d’estate -5-

 La Grande Casa era distante un giorno di marcia da ciascuno dei villaggi che l’avevano fondata. Si partiva all’alba e si arrivava all’alba del giorno dopo, e le poche ore di buio si passavano riposando a fianco di ruscelli che in quel periodo dell’anno scorrevano in mezzo a prati punteggiati degli ultimi fiori primaverili. La partenza per la Casa era l’inizio di attività e creazioni che venivano considerate straordinariamente importanti e per questo svolte in un luogo speciale, un luogo della Dea. Non era l’unico, ce n’erano vari sull’isola, e le presenze della Dea erano dappertutto, specialmente concentrate in alcuni ambiti naturali come le sorgenti e i luoghi d’acqua in generale e le grotte.

Trapianti pediatrici: diamo i numeri

Trapianti pediatrici: quanti sono in Italia e come funzionano? A dare i numeri (delle statistiche) è l’ADN Kronos, che stima i trapianti nei piccoli pazienti il 50% rispetto a quello degli adulti. Meno trapianti da gestire, e più funzionalità del sistema. Ma come funziona?
In Italia esiste una lista unificata per i trapianti pediatrici, che viene gestita dal Centro Nazionale Trapianti. Una gestione che viene giudicata efficiente e trasparente, con tempi di attesa molto rapidi.

I trapianti pediatrici in Italia
Nel 2010 sono stati 77 i trapianti di fegato sui bambini, la metà dei quali effettuati con la tecnica dello split liver (che consiste nel dividere il fegato di un adulto ed impiantarne solo una parte nel bambino), con tempi di attesa medi di 4 mesi per il trapianto e di 8 in lista d’attesa; 72 sono stati i trapianti di rene, con un tempo di attesa medio di un anno e tre mesi, e attesa in lista di 18 mesi; 24 i trapianti di cuore (dei quali il 10% è stato effettuato su pazienti dagli zero ai tre anni di età) e cinque decessi tra i piccoli pazienti in lista d’attesa.

La merenda che aiuta la dieta? Uno snack commerciale

Merenda simbolo di calorie extra che “pesano” sul vostro bimbo? Niente paura, demonizzare la merenda non serve a niente. Infatti, la merenda è una sana abitudine durante la giornata, che però va scelta con cura e attenzione. Tanto che la merenda può anche aiutare il vostro bimbo a perdere qualche chiletto di troppo, anche se la merenda in questione è un comunissimo snack commerciale. Tra i tanti studi che si occupano infatti di obesità infantile, ve n’è uno, recentemente pubblicato su “Hormone and Metabolic Research” che si è occupato dell’ormone della sazietà, ovvero la grelina. Lo studio è tutto italiano ed è stato coordinato dal professor Livio Luzi, dell’Università degli Studi di Milano, ed ha scoperto che alcuni cibi favoriscono una “scarica” di grelina, ovvero, facendo aumentare questo ormone nel sangue aumenta il senso di sazietà. Il bimbo, dunque, dopo aver fatto merenda, non sentirà più lo stimolo a mangiare per un lungo periodo ed eviterà quindi di assumere calorie extra pasto per il resto della giornata.

I bimbi dell’Amazzonia e le abilità geometriche

L’università di Harvard ha condotto uno studio su un gruppo di bimbi dell’Amazzonia: obiettivo, accertare le capacità “geometriche” dei piccoli, che non sono mai stati a scuola. Il risultato? Sembra proprio che le capacità geometriche siano innate negli esseri umani, ovvero, tutti i bambini possiedono i principi di base della geometria a prescindere dal livello di istruzione. I bimbi presi a campione per lo studio, infatti, provenivano dalla tribù dei Mundurucu e avevano tra i 7 e i 12 anni, e nonostante la mancanza totale di istruzione hanno dimostrato di comprendere i meccanismi e le funzioni dei punti, delle linee e degli angoli.

Lo studio
Lo studio è partito da un assunto del filosofo Immanuel Kant che, già nel 1700 aveva asserito che gli esseri umani hanno una comprensione intuitiva della geometria. A raccogliere l’assunto la ricercatrice Elizabeth Spelke, che ha deciso di studiare le reazioni dei piccoli amazzonici di fronte a punti da collegare con due o più linee o da unire in triangoli. Tra le “prove” a cui i bimbi sono stati sottoposti, anche una stima del valore degli angoli.
La spiegazione all’ipotesi che la geometria euclidea sia una capacità innata nella mente umana deriverebbe dunque, secondo questo studio, da capacità che l’essere umano sviluppa nel suo ambiente naturale.

La festa d’estate -4-

 Meno di una luna e considerava diversamente se stessa, e gli altri la consideravano diversamente. I cicli non spiegano tutto, pensò. Talvolta bisogna rompere il cerchio, e questo può far paura perché si è abituati e affezionati a un certo ricorrere della vita, ma è anche… magnifico perché permette la scoperta, persino quando è dolorosa.
Dolorosa? Nessuno vuole soffrire. Il ragionamento si arenò, come spesso succedeva quando si spingeva troppo lontano. Ma stavolta non le sembrava di averlo fatto.

La festa d’estate -3-

 Era stata accolta nell’assemblea degli adulti e questo le importava assai di più, e gli argomenti in discussione erano per lei molto più interessanti. La fiducia e la considerazione di cui aveva goduto in primo luogo da parte di sua madre e sua nonna la riempivano di orgoglio. Il giovane Fulan, regalandole la collana, le aveva delicatamente chiesto di passare più tempo insieme e si incontravano al ruscello verso il tramonto per brevi momenti che i preparativi della festa concedevano loro. Brevi ma deliziosi momenti in cui stavano imparando a conoscersi, guardinghi ma sempre soridenti.

La violenza in tv non attrae i bimbi, parola di psicologo

Genitori apprensivi di fronte alla tv per i propri bimbi, nonostante i bollini e le segnalazioni delle reti televisive sull’appropriatezza dei contenuti offerti? A quanto sembra, ansia inutile. Uno studio recentemente pubblicato si “Media Psychology” ed effettuata dai ricecatori della Indiana University, prestigiosa università statunitense, dice che i bambini non sarebbero “naturalmente attratti” dai contenuti violenti.
Eppure gli studi precedenti condotti sui programmi televisivi americani rivolti alla fascia infantile rilevava che ben il 70% dei programmi televisivi per bambini avrebbe un contenuto violento. Tuttavia, secondo il nuovo studio, sono l’azione e l’avventura ad attrarre i bambini e a calamitarli allo schermo, non le scene violente. Andrew Weaver, conduttore della ricerca, aggiusta allora il tiro, spiegando che la presenza della violenza nei programmi rivolti ai bambini può causare “solo” il rischio di emulazione in futuro, ma non istigare il bambino alla violenza.