Morgana parla… -3-

 E così Artù giace alla fine con la testa sul mio grembo, vedendo in me non la sorella, o l’amante o la nemica, ma solo la donna saggia, la sacerdotessa, Signora del Lago; e così riposa in seno alla Grande Madre dalla quale è nato e alla quale alla fine, come tutti gli esseri umani, dovrà ricongiungersi. E forse, dato che ho guidato la barca che lo ha portato via, non stavolta all’Isola dei preti, ma alla vera Isola Sacra nel mondo oscuro che si trova oltre il nostro, quell’Isola di Avalon dove, ora, pochi tranne me possono recarsi, si è pentito dell’inimicizia che ha fatto nascere tra di noi.
Nel raccontare questa storia parlerò a volte di cose che accaddero quando ero troppo giovane per poterle capire, o di cose che accaddero quando non ero presente;

Morgana parla… -2-

 E ora i preti, pensando che questo modo di pensare si contrapponga al potere del loro Dio, che creò il mondo in una sola volta per non essere mai cambiato, hanno chiuso queste porte (che porte non sono mai state, tranne che nella mente degli esseri umani), e il sentiero porta soltanto all’Isola dei preti, che hanno protetto con il suono delle campane della loro chiesa, cancellando tutti i pensieri volti ad un altro mondo che giace nell’oscurità. E in verità dicono che quell’altro mondo, se per caso esiste davvero, è dominio di Satana, e che quella è la porta per l’Inferno, se non l’Inferno stesso.
Non so cosa abbia creato o non creato il loro Dio.

Morgana parla… -1-

 Ai miei tempi sono stata chiamata in molti modi: sorella, amante, sacerdotessa,donna saggia, regina. Ora, in verità, sono una donna saggia, e verrà un tempo in cui queste cose dovranno essere conosciute. Ma in tutta sincerità penso che saranno i cristiani ad avere l’ultima parola. Il mondo delle Fate si allontana sempre più dal mondo nel quale domina il Cristo. Non ho niente contro il Cristo, ma solo contro i suoi preti che chiamano la Grande Dea col nome di diavolo e negano che abbia mai avuto potere in questo mondo. Al massimo dicono che il suo potere era quello di Satana. Alcuni la vestono con la veste blu della Signora di Nazareth, che aveva anche lei il suo potere, e dicono che era sempre vergine. Ma cosa può sapere una vergine della sofferenza e del travaglio del genere umano?

Il Rispetto

 Le Istruzioni che Wakan-Tanka ha dato agli Indiani d’America sono molto semplici: rispettare la Terra e rispettarci a vicenda tra esseri umani, rispettare gli animali, rispettare la vita. Il rispetto è la nostra Legge: rispetto per tutti gli esseri che sono sulla Terra, rispetto per la Madre Terra. Rispetto per gli alberi e per le rocce, per l’acqua e per la terra, per il cielo e per le stesse e per tutto ciò che convive con noi sulla Terra e nel Cosmo. Rispetto per ciò che mangiamo e per ciò che usiamo per costruire le nostre case e i nostri vestiti e gli oggetti che ci rendono la vita più piacevole. Rispetto per gli animali che vivono e lavorano con noi. Non possiamo fare del male alla Terra o all’Acqua, perché rispettiamo il loro posto nel mondo.

Le istruzioni del Grande Spirito

 Gli europei sono venuti in questo paese e hanno dimenticato le Istruzioni originali. Noi indiani non abbiamo mai dimenticato le nostre Istruzioni. Wakan-Tanka impartisce Istruzioni ad ogni essere vivente, in accorso con il Suo piano per il mondo. Il Grande Spirito ha dato le Sue Istruzioni a tutti gli esseri della Natura. Il pino e la betulla seguono fedelmente le Istruzioni di Wakan-Tanka e fanno il loro dovere nel mondo. I fiori, anche i più piccoli, sbocciano e appassiscono in accordo con le Istruzioni di Wakan-Tanka. Gli uccelli, anche i più piccoli, vivono, volano, e cantano in accordo con le Istruzioni di Wakan-Tanka. I fiumi e i ruscelli scorrono secondo le Istruzioni del Grande Spirito. Il vento soffia secondo le Sue Istruzioni.

Troppe domande -6-

 Kulìa non aveva fatto una domanda alla nonna, le aveva chiesto di fare una domanda a sua volta, le aveva sollecitato un sogno, per di più doloroso. Fu scossa dall’enormità della cosa. E dal fatto che la nonna avesse, così le sembrava, in qualche modo accettato.
Spostò un ciottolo nella tasca vuota. Altre otto domande. Le avrebbe fatte le i o le avrebbe fatte la nonna?
“La nonna ha accettato di sognare per me!” le scappò detto rientrando a casa. Sua madre si girò bruscamente dal focolare e la fulminò con lo sguardo. “Che cosa hai detto, Kulìa?”
In genere la chiamava “piccola” o “tesoro”. Ma stavolta niente smancerie. Kulìa sapeva di averla detta grossa, di essersi vantata, di essersi comportata da ragazzina quale era, ancora. Si sentì sciocca, aveva sciupato un momento delicato e prezioso, il regalo che la nonna le aveva fatto anche solo ascoltandola, un segreto forse.

Troppe domande -5-

 La nonna le stava parlando come a un’adulta! La nonna stava conversando con lei!
“So che se non le hai puoi trovarle. Puoi sognare e cercarle.”
“Non è così semplice, Kulìa. Ad ogni modo ti risponderò come posso e decido. Hai nove giorni per nove domande. Ogni giorno me ne farai una e il giorno dopo io ti risponderò. La prima qual’è”
“Le sto ancora scegliendo e non so da dove cominciare. Potresti tornare a parlare con quella donna del sogno triste e farti spiegare com’è potuto succedere che tutto il mondo diventasse alla rovescia?”
La Madre tacque. Nessuno le aveva mai chiesto di sognare questo o quello.

Troppe domande -4-

 Kulìa si fermò ad una certa distanza dalla porta, scalpicciò per anninciare educatamente la sua presenza e poi, a bassa voce, chiamò la nonna. L’anziana donna venne alla porta e la invitò ad entrare, lanciando uno sguardo penetrante alla gatta che entrò tranquillamente e si sedette in un angolo. “Ti aspettavo, Kulìa. La gatta è con te?”
“Sì. No. Non lo so, nonna. E’ da stamattina che mi gira intorno. Sono tante le cose che non so e vorrei che me le spiegassi.”
“Hum. Hai delle domande da farmi?”
E intanto si affaccendava in giro. Prese un piattino e ci versò dell’acqua. Lo poggiò cerimoniosamente davanti alla gatta che bevve dopo aver saggiato il liquido col naso, come sempre fanno i gatti.

Troppe domande -3-

 Sua madre Irani, quando la vide, notò che aveva il volto acceso e sorrise, perché per molti giorni aveva sorvegliato il suo pallore e intuito il suo tormento. Quella ragazzina aveva trovato il modo di affrontarlo, e sottrarsi non sarebbe stato semplice. Ma non diede a vedere di aver colto il cambiamento. Mantenne il suo fare affettuoso e distaccato, ricordandosi di quando era stata a sua volta una ragazza e di come non poteva sopportare che non le si spiegasse tutto, subito e per bene. Su Kulìa però, e su tutto il popolo, gravava una minaccia nuova e oscura e quelle di sua figlia non sarebbero state le normali domande di una giovane della sua età. Forse però Kulìa avrebbe svolto una funzione indispensabile a tutti, forse ne aveva la capacità, e lei non doveva intervenire per protegerla. Forse non doveva intervenire affatto.

Troppe domande -2-

 Quella mezzaluna con le fossette impresse dalla micia attirava il suo sguardo, qualcosa mancava.
Prese un ciottolo, poi un latro. Nove ciottoli nelle nove fossette? Perché? E che cosa avrebbero significato? Domande, sempre domande. Le sembrava di non sapere fare altro che porsi domande e di non poterle rivolgere a nessuno. Non a sua madre, perlomeno. Non in quel momento.
E allora le venne in mente che se non poteva evitare di porsi delle domande poteva però provare a metterle in ordine, a scegliere quelle più importanti e a trovare chi fosse disposto ad ascoltarle. Tenne i ciottoli in mano e ne raccolse altri.