Ranocchino -parte seconda-

di Redazione Commenta

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Il povero padre rimase spaventato. “Fatti coraggio!” gli disse la vecchia “Fruga in quel canto; c’è del pane e del formaggio: mangerete per questa sera. Domani a mezzogiorno, aspettami sotto le finestre del palazzo reale: sarà la tua fortuna.” Quando i figliuoli lo videro tornare senza il fratellino, si misero a strillare. “Zitti! Ecco del pane e del formaggio.” “Ma Ranocchino dov’è?” “È morto!” Disse così per non esser seccato. E il giorno appresso, prima dell’ora fissata, andava ad appostarsi sotto le finestre del palazzo reale. Aspetta, aspetta, la vecchia non compariva. La figlia del Re era a una finestra, che si pettinava. Lo riconobbe e gli domandò, per canzonatura: “O quell’uomo, e Ranocchino ve l’han comprato?” Ma prima che quello rispondesse, ecco la vecchia con una coda di gente dietro. La gente fece crocchio e la vecchia, nel mezzo, diceva: “Ranocchino, porgi il ditino!”

Stendeva la zampina
E Ranocchino stendeva la zampina e porgeva il ditino alla vecchia. Gli altri avevano un bel dirgli: “Ranocchino, porgi il ditino”; non se ne dava per inteso. Una meraviglia non mai vista. E tutti pagavano un soldo. La Reginotta fecechiamar la vecchia sotto la finestra; voleva veder anche lei. “Ranocchino, porgi il ditino!” Rimase ammaliata. E corse subito dal Re. “Babbo, se mi vuoi bene, devi comprarmi quel Ranocchino.” “Che vorresti tu farne?” “Allevarlo nelle mie stanze: mi divertirò.” Il Re acconsentì. “Buona donna, quanto volete di quel Ranocchino?” “Maestà, lo vendo a peso d’oro. È quel che vale.” “Voi canzonate, vecchia mia.” “Dico davvero. Domani varrà il doppio. Ranocchino, porgi il ditino!” E Ranocchino stendeva la zampina e porgeva il ditino alla vecchia. Gli altri avevano un bel dirgli: “Ranocchino, porgi il ditino”; non se ne dava per inteso. “Vedi?” disse il Re alla Reginotta.”Occorre anche la vecchia.” La Reginotta non s’era provata. “Ranocchino, porgi il ditino!”

Le porse il ditino
Ranocchino spiccò un salto, le fece una bella riverenza e le porse il ditino. Allora bisognò comprarlo: se no, la Reginotta non si chetava. Posero Ranocchino in un piatto della bilancia e un pezzettino d’oro nell’altro, ma la bilancia non lo levava. Possibile che quel Ranocchino pesasse tanto? Colmarono d’oro il piatto ma la bilancia non lo levava. La Reginotta e la Regina si tolsero gli orecchini, gli anelli, i braccialetti e li buttarono lì. Nulla! Il Re si tolse la cintura, ch’era d’oro massiccio, e la buttò lì. Nulla! “Anche la corona! Vorrei ora vedere!” Allora la bilancia levò esatta; non mancava un pelo. La vecchia si rovesciò quel mucchio d’oro nel grembiule e andò via. Quel povero diavolo l’attendeva all’uscita. “Tieni!” E gli riempì le tasche. “Però bada! Spendi tutto a tuo piacere; ma la corona reale, se tu la vendi o la perdi, guai a te!”

Era una bellezza
La Reginotta si spassava, tutto il giorno, con Ranocchino. “Ranocchino, porgi il ditino!” Era una bellezza. Lo teneva sempre in mano, lo portava seco dovunque. A tavola, Ranocchino dovea mangiare nel piatto di lei. “Una cosa sconcia!” diceva la Regina. Ma quella era figlia unica, e le perdonavano tutti i capricci. Arrivò il tempo che la Reginotta dovea andare a marito. L’avea chiesta il Reuccio del Portogallo, e il Re e la Regina n’eran contentissimi. Lei disse di no: volevasposare Ranocchino! Poteva darsi? Intanto non c’era verso di persuaderla. “O Ranocchino, o nessuno!” “Te lo do io Ranocchino!” E il Re, afferratolo per una gambetta, stava per sbatacchiarlo sul pavimento; ma entrò un’aquila dalla finestra che glielo strappò di mano e sparì. La Reginotta piangeva giorno e notte. Povera figliuola, faceva pena! E tutta la corte stava in lutto.

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