Genitori maneschi su Facebook: educhiamoli a suon di sberle

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I figli? “Educhiamoli a suon di sberle”. Sta scatenando forti polemiche l’iniziativa su Facebook per la quale un gruppo di genitori – si contano già 76 adesioni – si dà appuntamento su Internet per dare e ricevere consigli su come educare i figli a suon di botte. L’Osservatorio per i diritti dei minori ha denunciato i fatti e invita il ministro Maroni a un controllo più rigido dei social network. Ecco alcuni esempi dal web, segnalati dall’associazione. C’è una mamma che confessa: “Ho due figli che picchio ogni volta che sono ubriaca, non avevo mai pensato che potrei picchiarli anche da sobria“. Immediata la risposta di un genitore manesco come lei: “Sono d’accordo! Sberle, e poi in ginocchio sui ceci“.

SANZIONI ESEMPLARI
Alessandra Mussolini, presidente della Commissione parlamentare per la tutela dell’infanzia, chiede sanzioni esemplari. “I fatti denunciati – dice all’Adnkronos – sono di una gravità inaudita. Come è possibile che sui social network non ci siano sistemi di controllo? Ci dovrebbero essere delle multe pesanti. Anche perché le tecnologie per evitare che queste nefandezze accadano ci sono“.
Sempre in base alle denunce segnalate dall’Osservatorio sui diritti dei minori, c’è chi consiglia queste pratiche sui ragazzi: “Legarli ad una sedia e prenderli tutti a schiaffoni dalla parte delle nocche“. Un padre dice: “Io li educo col fucile ad aria compressa“. “Sberle? Ma certo! Se poi date preventivamente sortiscono in un esilarante effetto sorpresa“.

INCITAMENTO ALLA VIOLENZA
I consigli denunciati dall’Osservatorio che tutela i diritti dei minori sono dispensati in una bacheca di Facebook, che in meno di 24 ore dall’apertura conta 76 adesioni convinte e che l’Osservatorio ha provveduto a segnalare all’amministrazione del social network chiedendone la chiusura immediata per esplicito incitamento alla violenza. C’è da dire che altri utenti di Facebook, ad esempio sul gruppo ‘Favorevoli a dare dei ceffoni educativi ai bambini’, invitano a diffidare delle provocazioni organizzate ad arte sul web con l’apertura di gruppi di questo tipo.

BAMBINI VITTIME SUI SOCIAL NETWORK
Non è la prima volta che i bambini vengono presi di mira sul più popolare social network esistente e ciò – dice Marziale – dovrebbe indurre gli amministratori ad intraprendere misure preventive volte a tutelare i minori. Nel caso in cui la prospettiva dovesse risultare sconveniente, allora tocca alle istituzioni agire per impedire che un magnifico strumento di progresso ed innovazione tecnologica diventi ricettacolo permanente di offese alla dignità della persona“.

PIU’ CONTROLLI
Alessandro Pedrini, direttore generale dell’Osservatorio dice: “Credo che il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, debba a questo punto dar seguito alle dichiarazioni espresse in merito all’irrigidimento dei controlli del social network, inevitabili davanti all’ascesa di insulti violenti che hanno come oggetto l’infanzia. Va bene la libertà di espressione, ma se questa invade la sfera emotiva e la dignità dei soggetti più deboli qualcosa bisogna pur fare“.
Pedrini denuncia: “Siti già chiusi dagli inquirenti sono stati riaperti, è il caso delle pagine intitolate ‘uccidiamo i bambini’. Siamo al cospetto di una sfida davvero inaccettabile e le istituzioni sono chiamate ad intervenire“.

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