Psicologia infantile: imparare l’alfabeto con smorfie, boccacce e pernacchie

di Redazione Commenta

Psicologia-infantile-imparare-lalfabeto-con-smorfie-boccacce-e-pernacchieInibire smorfie e boccacce in un bambino? Niente di piu’ sbagliato, avvertono gli esperti. Ai piu’ piccoli servono e fanno bene, ma non solo… possono essere anche un modo per imparare l’alfabeto. Le boccacce sono un modo per comunicare e dare spazio alla fantasia: ”Sono un atto liberatorio che i bambini usano per esprimersi e per farsi capire”, afferma Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta infantile. Nei piu’ piccoli gli adulti tendono spesso a reprimere le smorfie per favorire da subito l’uso della parola: ”Niente di piu’ sbagliato”, afferma l’esperto: meglio non essere troppo seri e non correggere il linguaggio ”prima dei tre anni” perche’ ”i bambini hanno una certa vitalita’ e spontaneita’ che purtroppo si perde con la parola e con il pensiero elaborato. Meglio produrre male ma tanto piuttosto che bene ma poco”.

QUANDO VANNO BENE LE BOCCACCE
Le boccacce per dispetto, ripicca o disgusto vanno bene ”da un anno e mezzo-due e fino ai 5-6 anni” spiega lo psicologo, perche’ ”dalla mimica si capisce lo stato di salute del bambino: attraverso gli occhi, ad esempio, si puo’ capire come sta”.

L’ALFABETO IN SMORFIE, BOCCACCE E PERNACCHIE
Per rafforzare il messaggio i bambini abbinano la smorfia alla boccaccia e ”solo dopo imparano a fare la pernacchia”. Nei piu’ piccoli sorrisi e boccacce sono messaggi immediati usati per esprimere le proprie emozioni: per questo Alessandro Sanna ha creato un ‘abbecedario’ di otto metri e mezzo, con 52 faccine per insegnare ai bambini l’alfabeto.

ABC DI BOCCACCE
Nel suo libro ‘Abc di boccacce’ (edizioni Kite 2010) l’autore ha rappresentato ventisei lettere dell’alfabeto in versione sia maiuscola che minuscola sulla bocca di diversi bambini per far loro imparare le lettere, divertendosi a mimarle. Boccacce che fanno bene a tutti dunque, e non solo ai bambini: quante volte ”si va dal medico e si tira fuori la lingua?“. Anche questa, conclude Bianchi di Castelbianco, e’ ”una boccaccia che permette di capire come stai”.

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