Pediatria: il bambino al centro di tutto

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Nel XIX secolo la medicina conosce la specializzazione e la pediatria diventa una delle più importanti, proprio a causa del nuovo approccio alle discipline mediche fondato su osservazioni e formulazioni teoriche: chimiche, biologiche, anatomo-patologiche. Il bambino, sia nello stato fisiologico sia in quello patologico, è un’entità biologica a sé, che richiede una più razionale definizione delle norme igieniche, dei suoi bisogni alimentari, dei metodi profilattici di prevenzione delle sue malattie. Uno dei primi progressi registrati dalla puericultura del secolo scorso riguarda l’alimentazione: tale progresso è reso possibile dalla più esatta e approfondita conoscenza chimica degli alimenti.

I PROGRESSI DEL XIX SECOLO
L’americano T. M. Rotch (1849-1914) introduce i raggi X nella diagnostica pediatrica, è autore della rivista Pediatrics, promotore della raccolta e la distribuzione igienica del latte e ideatore della percentuale dei singoli componenti alimentari, da regolarsi a seconda del maggiore o minore bisogno del bambino. L’Ottocento vede le prime specializzazioni pediatriche; in campo neurologico i fondamentali apporti alla conoscenza delle malattie nervose infantili di B. Sachs (1835-1879) e di J. Von Heine (1799-1879), che descrive tra i primi la paralisi cerebrale spastica, poi magistralmente indagata da W. J. Little (1810-1894), e alcuni casi di poliomielite anteriore acuta. L’alterazione anatomica midollare della poliomielite e i suoi risvolti clinici vengono indagati da celeberrimi neurologi come E. Duchenne e J. M. Charcot, mentre la natura epidemica della malattia verrà stabilita da O. Medin nel 1881. Nel campo delle malattie infettive l’Ottocento il secolo di Louis Pasteur (1822-1895), e di Robert Koch (1843-1910), di Guerin, Alexandre Yersin, di Roux, di Joseph Lister e di molti altri microbiologi e infettivologi che hanno identificato un gran numero di microrganismi, che oggi portano ancora il loro nome, e che hanno ideato metodi per combatterli. I contributi più importanti sul morbillo vengono da: H. Koplik (1858-1927), che descrive la presenza nel periodo pre-esantematico, nella faccia interna delle guance e delle labbra, di macchioline tondeggianti che da lui prendono il nome, e C. Weissbecker, che propone l’immunizzazione passiva con siero di convalescenti. L’Ottocento registra anche notevoli progressi in tema di difterite, così battezzata da Pierre Bretonneau (1778-1862), il cui trattamento acquisisce la tecnica dell’intubazione, introdotta in pratica da E. Bouchut (1818-1891) nel 1856, completata da Armand Trousseau (1801-1867) con la tecnica della tracheotomia e perfezionata dall’americano J. O’Dwyer (1841-1898), il quale vittima della sua professione, muore proprio di difterite contratta nell’assistere i suoi malati. Nel 1923 G. Ramon attuerà la prima vaccinazione antidifterica, tuttavia già a partire dall’ultimo decennio del secolo scorso la mortalità da difterite, prima di allora altissima con oltre il 70% dei bambini colpiti, cade a cifre insignificanti per merito della siero terapia di Behring. L’insegnamento pediatrico costituisce un primato italiano, infatti è Ludovico I di Borbone, nel periodo napoleonico, a fondare nel 1802 la cattedra di malattie infantili a Firenze, affidandola a Gaetano Pallone (1766-1830). Il primo insegnamento universitario pediatrico organizzato in maniera più strutturata risale al 1882, con l’istituzione a Padova della prima clinica pediatrica affidata a Dante Cervesato (1850-1905), allievo a Vienna dal famosissimo clinico H. Widerhofer (1832-1901). Dopo Padova, Cervesato fonda una fiorente scuola pediatrica anche a Bologna (1899), alla quale succede Vitale Tedeschi (1854-1919). A Roma la pediatria come insegnamento autonomo si fa strada grazie a Luigi Concetti (1855-1920). J. Parrot (1829-1883) ricopre prima la cattedra di storia della medicina e poi quella di pediatria a Parigi e compie importanti studi sull’atresia e sulla pseudo-paralisi dei neonati di origine luetica.

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