“Oggi può sembrare quasi normale fare cose di questo genere, perché siamo invasi quotidianamente da immagini e tematiche sessuali che riguardano anche personaggi pubblici molto in vista. Sulla scena pubblica non ci sono buoni esempi e i più giovani possono sentirsi legittimati a fare queste cose“. Cosi’ Anna Oliverio Ferraris, psicologa dell’età evolutiva e docente all’università Sapienza di Roma, commenta all’Adnkronos il caso di un video choc girato da un telefonino, in cui si vedono scene di sesso orale tra due giovani, probabilmente ripresi in un’aula scolastica a Napoli.
Mese: Febbraio 2011
L’albero che parla -parte terza-
Rotta così la malia, dal tronco dell’albero uscì fuori una donzella, che non poteva esser guardata fissa, tanto era bella! Il Re, contentissimo, tornò insieme con lei al palazzo reale, e ordinò che si preparassero subito magnifiche feste per gli sponsali. Arrivato quel giorno, mentre le dame di corte abbigliavano da sposa la Regina, s’accorsero, con gran meraviglia, che avea le carni dure come il legno. Una di esse volò dal Re: “Maestà, la Regina ha le carni dure come il legno!” “Possibile?” Il Re e i ministri andarono ad osservare. La cosa era sorprendente. Alla vista parevano carni da ingannare chiunque; a toccarle, era legno! Lei intanto parlava e si muoveva. I ministri dissero che il Re non poteva sposare una bambola, quantunque essa parlasse e si muovesse; e contromandaron le feste. “Qui c’è un altro incanto! “pensò il Re, che si ricordò dell’unto della scure.
L’albero che parla -parte seconda-
Ed ecco, a mezzanotte, un rumore assordante per tutto il bosco. Era un Orco che tornava a casa coi suoi cento mastini, che gli latravano dietro. “Oh, che buon odore di carne cristiana!” L’Orco si fermò a piè dell’albero, e cominciò ad annusar l’aria: “Oh, che buon odore!” Il Re aveva i brividi mentre i mastini frugavano latrando, fra le macchie, e raspando il suolo dove fiutavan le pedate. Ma per sua buona sorte era buio fitto; e l’Orco, cercato inutilmente per un po’ di tempo, andava via chiamandosi dietro i mastini. “Té! Té!” Quando fu giorno, il Re, che tremava ancora dalla paura, scese da quell’albero e cominciò ad inoltrarsi cautamente. Incontrò una bella ragazza. “Bella ragazza, per carità, additatemi la via. Sono un viandante smarrito.” “Ah, povero a te! Dove tu sei capitato! Fra poco ripasserà mio padre e ti mangerà vivo, poverino!” Infatti si sentivano i latrati dei mastini dell’Orco e la voce di lui che se li chiamava dietro: “Té! Té!” ‘ Questa volta sono morto! ‘ pensò il Re. “Vien qua, “disse la ragazza “bùttati carponi. Io mi sederò sulla tua schiena, e la mia gonna ti coprirà. Non fiatare!
L’albero che parla -parte prima-
C’era una volta un Re che credeva d’aver raccolto nel suo palazzo tutte le cose più rare del mondo. Un giorno venne un forestiere, e chiese di vederle. Osservò minutamente ogni cosa e poi disse: “Maestà, vi manca il meglio.” “Che cosa mi manca?” “L’albero che parla.” Infatti, tra quelle rarità, l’albero che parlava non c’era. Con questa pulce nell’orecchio, il Re non dormì più. Mandò corrieri per tutto il mondo in cerca dell’albero che parlava. Ma i corrieri tornarono colle mani vuote. Il Re si credette canzonato da quel forestiere, e ordinò d’arrestarlo. “Maestà, se i vostri corrieri han cercato male, che colpa ne ho io? Cerchino meglio.” “E tu l’hai veduto, coi tuoi occhi, l’albero che parla?” “L’ho veduto con questi occhi e l’ho sentito con queste orecchie.” “Dove?” “Non me ne rammento più.” “E che cosa diceva?” “Diceva «aspettare e non venire è una cosa da morire». Era dunque vero! Il Re spedì di bel nuovo i suoi corrieri.
La leggenda di Knockfierna -parte terza-
O’Daly si guardò intorno cercando il contadino, ma non riuscì a vederlo. Scoprì ben presto, vicino a dove si trovava il pony, una breccia nella montagna simile alla bocca di un pozzo, e si ricordò di aver sentito dire, quando era bambino, molte storie sul “Poul-duve” o Buco Nero di Knockfierna e che era l’entrata al castello delle fate che si trovava nella montagna. Le storie dicevano di come un uomo di nome Ahern, un ispettore delle terre di quella parte del paese, avesse una volta tentato di misurarne la profondità con un filo a piombo e che sia stato trascinato giù e nessuno ne aveva saputo più nulla. Aveva sentito molte altre storie di quel tipo.
“Ma,” pensò O’Daly, “queste sono storie da vecchie signore, e dal momento che sono arrivato fin qui, busserò alla porta del castello per vedere se le fate sono in casa.”
Cartoni animati: Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo
Attacker YOU! è uno spokon manga e anime giapponese, conosciuto in Italia con il nome Mila & Shiro, due cuori nella pallavolo. Le versioni manga e anime differiscono. Nell’anime in particolare la trama è più complessa.
La trama
Attacker You! è la storia dell’ambiziosa e energetica alunna delle medie Mila Hazuki (You Hazuki nella versione originale), una ragazza di campagna che si trasferisce a Tokyo per andare a vivere con suo padre, un fotografo recentemente ritornato dal Perù, e per frequentare l’equivalente giapponese delle scuole medie. Mila crede che sua madre sia morta ma questo non è vero: sua madre, una campionessa nella pallavolo che aveva militato anche nella nazionale giapponese, per continuare a giocare aveva abbandonato la sua famiglia quando Mila aveva pochi anni; il padre, per non farla soffrire, decise allora di far credere alla piccola che la madre fosse morta. Il fratello minore di Mila, Sunny, è molto attaccato alla sorella maggiore e la segue dovunque lei vada, anche a scuola e alle sue partite di pallavolo.
Obesità infantile: il dna non c’entra, tutta colpa delle cattive abitudini alimentari
Se il piccolo di casa è troppo ‘rotondo’, non si può tirare in ballo il Dna e una tendenza genetica al sovrappeso. La colpa piuttosto, sostengono i ricercatori dell’University of Michigan Cardiovascular Center (Usa), è delle cattive abitudini, a tavola e non. La ricerca, pubblicata sull”American Heart Journal’, è frutto di uno studio condotto su 1.003 bambini. Ebbene, secondo l’indagine i piccoli obesi mangiano peggio dei coetanei magri, passano più ore incollati a tv e videogame e fanno meno sport. Insomma, i risultati mostrano che i piccoli extralarge più spesso dei coetanei mangiano il pranzo della scuola anziché quello (più salutare) preparato a casa, e passano due ore al giorno tra piccolo schermo e videogame.
Psicologia: giocare a videogame con papà fa bene alle teen-agers
Buone notizie per i papà che ancora non hanno rinunciato ai videogame, specie se hanno una figlia. I ricercatori della Brigham Young University’s School of Family Life hanno condotto uno studio proprio sui videogiochi e i bambini tra gli 11 e i 16 anni. Scoprendo che le ragazzine che si dedicavano a questo passatempo con un genitore godevano di un certo numero di vantaggi. Le ‘maniache della consolle’ si comportano meglio, si sentono più legate alle loro famiglie e sono più stabili da un punto di vista di salute mentale, spiega Sarah Coyne, prima autrice dello studio pubblicato sul ‘Journal of Adolescent Health’. “La cosa sorprendente, per me, è che le ragazze non giocano con i videogiochi nella stessa misura dei ragazzi – commenta Coyne – Ma passano la stessa quantità di tempo dei coetanei maschi a giocare con un genitore“.
La leggenda di Knockfierna -parte seconda-
“Quel tipo” pensò Carroll, “non è niente di buono in questa notte benedetta, e non avrei paura di giurare sulla Bibbia che c’è altro oltre alle fate, o al piccolo popolo, come li chiama lui, che lo porta su per la montagna a quest’ora. Le fate!” ripeteva, “è cosa da tipi come lui andare appresso a piccoli esseri come le fate! Certo, alcune persone dicono che esistono, ma molti di più sostengono di no; ma io so per certo che non avrei mai
paura nemmeno di una dozzina di loro e nemmeno di due dozzine, se non sono più grandi di quanto si dice.”
Mentre questi pensieri gli passavano per la testa, Carroll O’Daly teneva lo sguardo fisso sulla montagna, dietro la quale sorgeva maestosa la luna piena.
La leggenda di Knockfierna -parte prima-
E’ una buona cosa non avere alcuna paura degli esseri fatati, perché senza dubbio in questo modo essi hanno meno potere. Ma trattarli con poco rispetto, o non crederci del tutto, è la cosa più pazza che un uomo, una donna o un bambino possano fare.
Si è giustamente detto che “le buone maniere non sono un peso” e che “la cortesia non costa nulla”. Ma ci sono dei tipi abbastanza sciocchi da trascurare di fare una cortesia, la quale, checché ne pensino, non può far danno né a loro, né a nessun altro; e che inoltre si lasciano andare ad abbandonar la retta via per compiere una cattiva azione che a loro non serve e non servirà mai. Ma presto o tardi dovranno ravvedersi, come sentirete nella storia di Carroll O’Daly, un robusto giovanotto di Connacht, che nel suo paese usavano chiamare “Daly il Diavolo”.