La sindrome da deficit di attenzione o iperattività

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In Italia gli adolescenti e i bambini in cura, al settembre 2008, erano circa 700; 1.100 circa al maggio 2009: sono i bambini e gli adolescenti che soffrono di ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder), o più semplicemente ADD (Attention Deficit Disorder), sindrome da deficit di attenzione e iperattività.
La sindrome da deficit d’attenzione ed iperattività (ADHD) è un disturbo del comportamento caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria, che rende difficoltoso e in taluni casi impedisce il normale sviluppo e integrazione sociale dei bambini.

LA SINDROME DA DEFICIT D’ATTENZIONE E IPERATTIVITA’
Si tratta di un disturbo eterogeneo e complesso, multifattoriale, che nel 70-80% dei casi coesiste con un altro o altri disturbi (fenomeno definito comorbilità). La coesistenza di più disturbi aggrava la sintomatologia rendendo complessa sia la diagnosi sia la terapia. Quelli più frequentemente associati sono il disturbo oppositivo-provocatorio e i disturbi della condotta, i disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, ecc.), i disturbi d’ansia e, con minore frequenza, la depressione, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da tic, il disturbo bipolare.

LA TERAPIA FARMACOLOGICA
Per la normalizzazione del comportamento di alcuni pazienti iperattivi e con deficit d’attenzione si sono rivelate efficaci alcune molecole psicoattive come il metilfenidato e l’atomoxetina. Ma critiche sono state mosse sull’uso di questi medicinali. L’8 marzo 2007 l’Agenzia Italiana del Farmaco ha ritenuto di autorizzare l’uso di tali presidi terapeutici anche in Italia. I farmaci devono infatti rientrare nell’ambito di un programma di terapia multimodale monitorato dal Registro nazionale tenuto dall’Istituto Superiore di Sanità.

LE CAUSE DEL DISTURBO
Secondo la maggior parte dei ricercatori e sulla base degli studi degli ultimi quarant’anni il disturbo si ritiene abbia una causa genetica. Studi su gemelli hanno evidenziato che l’ADHD ha un alto fattore ereditario (circa il 75% dei casi). Altri fattori sono legati alla morfologia cerebrale, o anche sono fattori prenatali e perinatali, fattori traumatici.
L’ADHD si presenta tipicamente nei bambini (si stima che, nel mondo, colpisca tra il 3% e il 5% dei bambini) con un percentuale variabile tra il 30 e il 50% di soggetti che continuano ad avere sintomi in età adulta. Si stima che il 4,7% di statunitensi adulti conviva con l’ADHD.

SINTOMI E PROBLEMI RELAZIONALI
Per quanto riguarda i problemi relazionali, i genitori, gli insegnanti e gli stessi coetanei concordano che i bambini con ADHD hanno anche problemi nelle relazioni interpersonali (Pelham e Millich 1984). Vari studi di tipo sociometrico hanno confermato che bambini affetti da deficit di attenzione con o senza iperattività:
* ricevono minori apprezzamenti e maggiori rifiuti dai loro compagni di scuola o di gioco (Carlson et al, 1987);
* pronunciano un numero di frasi negative nei confronti dei loro compagni dieci volte superiori rispetto agli altri;
* presentano un comportamento aggressivo tre volte superiore (Pelham e Bender, 1982);
* non rispettano o non riescono a rispettare le regole di comportamento in gruppo e nel gioco;
* laddove il bambino con ADHD assume un ruolo attivo riesce ad essere collaborante, cooperativo e volto al mantenimento delle relazioni di amicizia;
* laddove, invece, il loro ruolo diventa passivo e non ben definito, essi diventano più contestatori e incapaci di comunicare proficuamente con i coetanei.

TRATTAMENTO DELL’ADHD
I metodi per trattare l’ADHD spesso coinvolgono una combinazione di fattori: terapie comportamentali, cambiamenti dello stile di vita, interventi clinico-psicologici e farmaci. Uno studio del 2005 rileva che il trattamento farmacologico unito al focus sui comportamenti è il metodo più efficace per la cura dell’ADHD.
* Interventi sul comportamento: Uno studio del 2009 conclude che ci sono forti prove circa l’efficacia di terapie centrate sul comportamento nell’ADHD. Le terapie psicologiche usate per curare l’ADHD includono interventi psico-educativi, terapie comportamentali, terapie cognitive, psicoterapia interpersonale, terapia familiare e altre.
Gli interventi di training sul tema svolti con i genitori hanno mostrato di avere benefici nel breve periodo. Anche la terapia familiare ha mostrato di potere essere utilmente usata nella cura del’ADHD, sebbene tale approccio possa essere difficile in realtà familiari con genitori divorziati.
* Terapia farmacologica: La terapia farmacologica si è dimostrata quella migliore in termini di costi-benefici unita alle terapie comportamentali negli studi (con follow-up di 14 mesi) che hanno riguardato la cura dell’ADHD. Nella cura dell’Adhd possono essere utilizzati farmaci stimolanti o “non stimolanti”.
L’uso di farmaci non è tuttavia raccomandato per bambini in età pre-scolare poiché non si conoscono gli effetti di lungo periodo di questi farmaci. I farmaci stimolanti usati sono: Metilfenidato (Ritalin, Metadate, Concerta), dextroamphetamine (Dexedrine), anfetamine (Adderall), dextromethamphetamine (Desoxyn) e lisdexamfetamine (Vyvanse). In ogni caso è richiesta molta cautela nella prescrizione di questo tipo di farmaci che incrementano il livello di dopamina stante la possibilità che creino dipendenza. Atomoxetina (Strattera) e Guanfacine (Intuniv) sono i soli farmaci non stimolanti approvati per la cura dell’ADHD.

LE CONTROVERSIE SULLA DIAGNOSI
Attorno alla ADHD si è sviluppato un ampio dibattito in particolare, critiche sono state da parte di associazioni e comitati, taluni dei quali si rifanno al pensiero Antipsichiatriaco.
Campagne come perché non accada sostengono che l’ADHD sarebbe una delle varie sindromi scoperte e introdotte nel prontuario negli ultimi 50 anni con modalità arbitrarie, vale a dire in base non a rigidi criteri neurologici, ma in base a criteri comportamentali, ossia, in sostanza, criteri ‘morali’. Secondo questa impostazione, che si rifà alle teorie di Thomas Szasz, l’ADHD sarebbe un disturbo non solo senza vere e proprie basi fisiologiche, ma anche senza una sintomatologia chiara e univoca. I critici più estremisti insinuano che questo sarebbe un caso di disease-mongering poiché il concetto di ADHD, teorizzato agli inizi del secolo scorso, sarebbe stato ripreso negli anni ’80 per creare un nuovo mercato di farmaci.
A questi critici è stato fatto notare come il DSM stesso contenga criteri diagnostici precisi relativamente all’ADHD, e che ormai nella classe psichiatrica si è sviluppata una sensibilità alla questione tale da portare a porre tali diagnosi con molta attenzione, solo davanti a riscontri evidenti. Al tempo stesso è stato fatto notare che la differenza tra “uso” ed “abuso” degli psicofarmaci, soprattutto in età evolutiva, è nota ai neuropsichiatri infantili, che sulla questione pongono ormai particolare attenzione. Alcuni fanno notare che l’ADHD non esiste nel manuale delle malattie psichiatriche dell’OMS, riferimento centrale per i paesi europei. In esso, il disturbo più simile all’ADHD si chiama ipercinesia infantile, ed è diagnosticata sulla base di criteri molto più restrittivi. Altri tuttavia fanno notare che l’ICD-10 non è quasi mai utilizzato.
Le controversie generali circa l’ADHD hanno coinvolto medici, insegnanti, politici, genitori e i media, con opinioni riguardo all’ADHD che spaziano da coloro che la ritengono una malattia, con basi genetiche e fisiologiche a coloro che non credono alla sua effettiva esistenza come malattia e fanno rientrare la relativa classe di comportamenti anomali nell’ambito, per esempio, di un problema educativo o affettivo di un bambino semplicemente troppo vivace, sebbene si sottolinei che “la troppa vivacità” non è sintomo di ADHD ma si parla invece di iperattività ovvero di un bambino estremamente ingestibile, impulsivo e con un controllo inadeguato dell’attività motoria.
Queste critiche hanno portato in Italia alla nascita di due campagne, una con funzioni di farmacovigilanza e sensibilizzazione denominata “Giù le mani dai bambini”, di taglio laico e non antipsichiatrico, la seconda con funzioni di denuncia sul rischio farmaci, denominata “Perché non accada” (tra i promotori di quest’ultima c’è il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani organizzazione legata a Scientology). In Italia è presente anche l'”associazione famiglie ADHD “(AIFA ONLUS) associazione di genitori che ha creato una rete di mutuo aiuto tra genitori di ragazzi affetti d’ADHD.

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