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	<title>Mondobimbiblog.com &#187; Salute</title>
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	<description>Il mondo dei bimbi e delle mamme</description>
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		<title>Non date il cellulare ai vostri bambini: l&#8217;appello dell&#8217;OMS dopo gli studi sul cancro</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 07:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Malattie Bimbi]]></category>
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		<description><![CDATA[A lanciare l&#8217;allarme questa volta è l&#8217;Iarc, l&#8217;Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): non date il cellulare ai vostri bambini &#8211; dicono gli studiosi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="archive_1"></div><script type="text/javascript">
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</script><p>A lanciare l&#8217;allarme questa volta è l&#8217;Iarc, l&#8217;Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): non date il cellulare ai vostri bambini &#8211; dicono gli studiosi. E lo dicono dopo i risultati delle ultime ricerche sul possibile rischio di tumori causati dall&#8217;utilizzo del telefonino, rischi che sembrerebbero moltiplicarsi più l&#8217;età del bimbo si abbassa. Sebbene non ci siano ancora certezze comprovabili, i medici si appellano alla prudenza e così &#8211; in attesa di nuovi risultati &#8211; preferiscono consigliare caldamente ai genitori di non lasciare il cellulare in mano ai propri figli.</p>
<p><strong>I rischi da utilizzo del cellulare</strong></p>
<p>Nella fase della crescita &#8211; dicono  gli scienziati &#8211; si è più esposti ai rischi, ed in particolare a quelli sul nbervo acistico e sul cervello. Non solo: visto che gli stessi rischi sono corsi anche dagli adulti, sarebbe bene per questi ultimi limitare l&#8217;uso del cellulare con l&#8217;utilizzo sempre dell&#8217;auricolare.</p>
<p><span id="more-9715"></span><strong>Il cellulare è cancerogeno?</strong></p>
<p>I materiali di cui sono composti i cellulari non sono cancerogeni, ma le onde dei telefonini risultano tra quelle a &#8220;limitata evidenza di carcerogenità&#8221;. La vera incognita sono gli effetti determinati dall&#8217;uso prolungato del telefonino, strumento al quale oggi nessuno più riesce a rinunciare.</p>
<p>Sicuri o no? Nel frattempo, è meglio non rischiare. Niente cellulare ai bimbi e auricolare per mamma e papà.</p>
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		<title>Fecondazione eterologa: il 20 settembre la sentenza della Consulta</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 14:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza e parto]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dei bambini]]></category>
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		<description><![CDATA[Il verdetto arriverà il prossimo 20 settembre: è stata fissata in tale data l&#8217;udienza pubblica della Consulta per stabilire se la legge che vieta la fecondazione eterologa contenuta nella legge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il verdetto arriverà il prossimo 20 settembre: è stata fissata in tale data l&#8217;udienza pubblica della Consulta per stabilire se la legge che vieta la fecondazione eterologa contenuta nella legge sulla procreazione assistita è incostituzionale o meno. Una legge che molto ha fatto discutere e che stacca l&#8217;Italia dal resto d&#8217;Europa. A sollevare il caso sono stati i tribunali di Firenze e Catania, ma anche Milano si sta aggiungendo in coda, con i casi di tre coppie sterili che attendo di poter avere un bambino utilizzando i geni di un donatore anonimo.<br />
E ora il caso dovrebbe arrivare anche al tribunale di Bologna, mentre altre dieci coppie sono rimaste in attesa della pronuncia della Consulta prima di procedere in via giudiziaria.<br />
<span id="more-9668"></span><br />
<strong>La corte europea dei diritti dell&#8217;uomo</strong><br />
La questione, oltretutto, è arrivata anche alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, che si dovrà pronunciare in base alla conformità della Convenzione europea dei diritti dell&#8217;uomo anche sul caso austriaco &#8211; unico in Europa insieme all&#8217;Italia a porre tale divieto. I pazienti che non possono procreare sono dunque sul piede di guerra, aiutati da associazioni in tutta Europa che si occupano dei diritti delle coppie di poter avere un figlio. E anche se la corte europea dovesse pronunciarsi a sfavore della fecondazione eterologa &#8211; fanno sapere &#8211; non rinunceranno a fare battaglia in Italia. </p>
<p>Per ora non resta che aspettare&#8230; e sperare. </p>
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		<title>Futuri papà? Dipende dall&#8217;igiene personale</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 09:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo Papà]]></category>
		<category><![CDATA[educazione sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[Guida per i neo Papà]]></category>
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		<description><![CDATA[I giovani uomini sembrano essere allergici al sapone&#8230; almeno nelle loro parti intime. Secondo un recente studio, sono continuamente in crescita i casi di iriitazioni, infezioni e arrossamenti nelle parti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I giovani uomini sembrano essere allergici al sapone&#8230; almeno nelle loro parti intime. Secondo un recente studio, sono continuamente in crescita i casi di iriitazioni, infezioni e arrossamenti nelle parti più intime degli uomini &#8211; specialmente giovani e giovanissimi &#8211; dovuti a una scarsa igiene o a una scorretta igiene. A denunciarlo è la Società di Andrologia Italiana, alla vigilia della Settimana della prevenzione andrologica, che si terrà da oggi, 23 maggio, sino al 27 maggio. L&#8217;obiettivo è quello di sensibilizzare gli uomini di tutte le età verso una maggiore attenzione alla propria salute sessuale, pena l&#8217;incappare prematuramente in casi di infertilità, disfunzione erettile, e soprattutto per la prevenzione di infezioni, malattie e infiammazioni. </p>
<p><strong>Igiene personale</strong><br />
L&#8217;argomento &#8211; denunciano gli andrologi &#8211; causa imbarazzi e reticenze, eppure tutti sanno (o dovrebbero sapere) che una scarsa igiene intima favorisce la proliferazione di batteri e germi, che favoriscono l&#8217;insorgere di patologie anche importanti per la sessualità dell&#8217;uomo. E allora perché pregiudicare la vita di coppia? <span id="more-9658"></span><br />
&#8220;<em>L&#8217;igiene intima maschile è importante, quindi, tanto quanto quella femminile. L&#8217;uomo deve porre attenzione alla pelle del pene e del prepuzio, particolarmente delicata, alla cute più sottile del glande e alla mucosa del canale uretrale. Nell&#8217;uomo, poi, le secrezioni delle ghiandole possono creare un fastidioso ristagno dietro la corona del glande, zona più delicata e più soggetta di altre zone all&#8217;attacco di batteri che possono causare infiammazioni e infezioni,</em>&#8221; fanno sapere dall&#8217;Associazione. </p>
<p><strong>Consigli per l&#8217;igiene personale</strong><br />
E passiamo dalla teoria alla pratica: lavarsi dopo ogni rapporto sessuale, e comunque almeno due volte al giorno, usando un detergente intimo a pH neutro oppure un prodotto naturale. Molti poi non sanno che esistono in commercio anche prodotti dedicati all&#8217;igiene intima maschile, esattamente come per le donne. </p>
<p><strong>&#8230;ed un consiglio per l&#8217;attività sessuale</strong><br />
Infine, dicono gli andrologi, per chi avesse bisogno dell&#8217;aiutino di un farmaco, l&#8217;importante è acquistarli sempre in farmacia e non affidarsi alle mirabolanti promesse che si trovano su internet. Sicuri è meglio&#8230; soprattutto in materia di salute. </p>
<p><strong>Le visite specialistiche gratuite</strong><br />
Da lunedì 23 maggio a venerdì 27 maggio sarà possibile effettuare una visita specialistica gratuita in uno degli oltre 220 centri specializzati (pubblici e privati) che hanno aderito al progetto, in tutta italia, che coinvolge oltre 260 specialisti.<br />
Per individuare il centro più vicino è possibile chiamare il numero verde 800-896982 (solo da telefono fisso) attivo dal 9 al 28 maggio dalle ore 9 alle ore 18 o visitare il sito <a href="http://www.andrologiaitaliana.it">www.andrologiaitaliana.it</a>, nella sezione dedicata alla Settimana della prevenzione andrologica.</p>
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		<title>Detenute di Trieste tentano la gravidanza con il seme dei colleghi</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 07:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo Mamma]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dei bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Gravidanza a rischio]]></category>
		<category><![CDATA[Malattie in gravidanza]]></category>
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		<description><![CDATA[Alle carceri del Coroneo di Trieste alcune detenute avrebbero tentato di rimanere incinte con il seme &#8216;donato&#8217; dai &#8216;colleghi&#8217; maschi per usufruire delle misure alternative alla detenzione per le donne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondobimbiblog.com/wp-content/uploads/2011/05/Detenute-di-Trieste-tentano-la-gravidanza-con-il-seme-dei-colleghi.jpg?9d7bd4" alt="Detenute-di-Trieste-tentano-la-gravidanza-con-il-seme-dei-colleghi" class="left"/>Alle carceri del Coroneo di Trieste alcune detenute avrebbero tentato di rimanere incinte con il seme &#8216;donato&#8217; dai &#8216;colleghi&#8217; maschi per usufruire delle misure alternative alla detenzione per le donne in attesa di un bambino. Lo sostiene un servizio del &#8216;Piccolo&#8217; secondo il quale gli uomini lancerebbero il seme dalle finestre, racchiuso in un guanto, alle donne in attesa durante l&#8217;ora d&#8217;aria.<br />
Il Coroneo e&#8217; forse l&#8217;unico carcere italiano ad ospitare, nella stessa struttura, detenuti maschi e femmine.</p>
<p><strong>Il rischio di malattie</strong><br />
Il direttore dell&#8217;istituto, Enrico Sbriglia, in aspettativa per motivi elettorali, ha ammesso la questione. &#8221;<em>Dopo essermi consultato con alcuni medici</em> &#8211; ha detto &#8211; <em>ho ritenuto doveroso segnalare alla Procura quanto accadeva, visti anche i rischi di trasmissione di malattie, per tutelare la salute di queste donne</em>&#8221;. <span id="more-9377"></span><br />
Il direttore ha spiegato che finora &#8221;<em>nessuna donna e&#8217; rimasta incinta</em>&#8221; e che &#8221;<em>l&#8217;attenzione degli agenti penitenziari su questo fronte ora e&#8217; estremamente alta</em>&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nasce l’Associazione genitori per lo studio e la conservazione delle cellule staminali amniotiche</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 16:17:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescita e Sviluppo]]></category>
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		<description><![CDATA[I genitori si muovono a favore delle cellule staminali da liquido amniotico e, grazie al loro impegno e al loro interesse per la ricerca medica e le possibilità curative delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondobimbiblog.com/wp-content/uploads/2011/05/Celsta.jpg?9d7bd4" alt="http://www.mondobimbiblog.com/wp-content/uploads/2011/05/Celsta.jpg" class="left"/>I <strong>genitor</strong>i si muovono a favore delle <strong>cellule</strong> <strong>staminali</strong> da liquido amniotico e, grazie al loro impegno e al loro interesse per la ricerca medica e le possibilità curative delle <strong>cellule</strong> <strong>staminali</strong>, è nata l’Associazione <strong>genitor</strong>i per lo studio e la conservazione delle <strong>cellule</strong> <strong>staminali</strong> amniotiche, con l’obiettivo di raccogliere fondi da destinare a progetti scientifici nel campo delle staminali amniotiche per lo studio di applicazioni terapeutiche sia nella terapia cellulare che nella medicina rigenerativa.<br />
“<em>L’Associazione</em> – dichiara l’Avv. Andrea Messuti, Presidente dell’Associazione &#8211; <em>non ha scopo di lucro e promuove, con finalità di solidarietà umana e sociale, lo sviluppo delle ricerche sull&#8217;uso terapeutico delle <strong>cellule</strong> <strong>staminali</strong>, con particolare riguardo alle cellule amniotiche umane.<span id="more-9389"></span> Ecco perché sosteniamo la cultura di conservare le cellule staminali presenti nel liquido amniotico per uso autologo, affinché ogni nuovo nato possa contare sulla disponibilità delle proprie cellule staminali per gli usi terapeutici attuali e futuri, incentivando anche la donazione ad uso eterologo</em>”.</p>
<p><strong>Le cellule staminali amniotiche</strong><br />
“<em>Le <strong>cellule</strong> <strong>staminali</strong> amniotiche</em> &#8211; afferma il genetista Dr. Lamberto Camurri &#8211; <em>sono un’importante fonte di cellule staminali mesenchimali con elevate capacità di proliferazione e differenziamento. Sono infatti in grado di differenziarsi in linee cellulari di vari tessuti, fra cui ossa, cartilagine, tessuti del fegato, dei muscoli e del sistema nervoso. Queste caratteristiche le rendono importanti per versatilità, rappresentando una concreta speranza per future applicazioni sull’uomo nel campo della terapia cellulare e della medicina rigenerativa</em>”.</p>
<p><strong>La ricerca internazionale</strong><br />
Negli ultimi giorni due importanti notizie provenienti dal mondo della ricerca internazionale, rispettivamente da Tokyo e da Edimburgo, hanno mostrato importanti risultati nel campo dell’utilizzo delle <strong>cellule</strong> <strong>staminali</strong> per la rigenerazione di organi e tessuti. I ricercatori sono infatti riusciti, utilizzando cellule staminali prelevate da liquido amniotico, a creare in laboratorio la prima retina animale e il primo rene artificiale.</p>
<p><strong>La ricerca non si ferma</strong><br />
Ma la ricerca non si ferma. E grazie alla raccolta fondi promossa dall’Associazione verranno finanziati alcuni importanti progetti di interesse medico scientifico che riguardano la maculopatia degenerativa – patologia della retina che porta alla progressiva cecità – e la rigenerazione ossea e cartilaginea, attraverso la creazione di protesi bio-compatibili per pazienti traumatici o con patologie che coinvolgono l’apparato osteoarticolare.</p>
<p><strong>L&#8217;aspetto etico</strong><br />
“Inoltre &#8211; aggiunge il Presidente Messuti &#8211; un’ulteriore caratteristica distintiva delle cellule staminali amniotiche riguarda l’aspetto etico. Queste cellule, infatti, sono contenute nel liquido amniotico prelevato in sede di amniocentesi e dunque il loro prelievo non inficia i diritti del nascituro e non comporta problemi di tipo etico.”<br />
I <strong>genitor</strong>i e le persone interessate ad aderire e sostenere l’Associazione potranno ricevere tutte le informazioni collegandosi al sito <a href="http://www.cellulastaminale.it/it/">www.cellulastaminale.it</a></p>
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		<title>Studi sulla salute: se la mamma è obesa, la figlia potrebbe avere problemi di fertilità</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 11:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescita e Sviluppo]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;obesità delle mamme in gravidanza potrebbe influire sulla futura fertilità delle figlie. Il rischio è stato accertato nei topi, ma conseguenze simili sono ipotizzabili anche nell&#8217;uomo, indica uno studio dell&#8217;università [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;obesità delle mamme in gravidanza potrebbe influire sulla futura fertilità delle figlie. Il rischio è stato accertato nei topi, ma conseguenze simili sono ipotizzabili anche nell&#8217;uomo, indica uno studio dell&#8217;università statunitense di Yale, coordinato dal ginecologo Hugh Taylor che sarà pubblicato su Endocrinology di aprile. </p>
<p><strong>Lo studio</strong><br />
I ricercatori hanno constatato che i topi femmine che avevano subito, mentre erano nell&#8217;utero materno, una carenza di grelina (ormone della sazietà) erano meno fertili e mettevano al mondo topolini di basso peso.<br />
Il deficit di grelina rilevato nella prima generazione di roditori è associato all&#8217;obesità. E ciò lascia supporre che l&#8217;obesità materna influisca sulla fertilità delle femmine generate. <span id="more-8373"></span>I problemi di fecondità, nei topi, sono in genere legati alla ridotta espressione di un gene implicato nell&#8217;impianto dell&#8217;embrione, mentre il ruolo della grelina sullo sviluppo del tratto genitale è stato finora poco indagato. Questo studio, secondo i ricercatori, apre la strada a possibili spiegazioni.</p>
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		<title>Fertilità: il ruolo degli aminoacidi nella dieta</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 07:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza e parto]]></category>
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		<category><![CDATA[Fertilità]]></category>
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		<description><![CDATA[Pensando a un organo importante per la fertilità, in genere non si indica certo il fegato. Eppure uno studio tutto italiano, pubblicato su &#8216;Cell Metabolism&#8217; da un gruppo di studio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pensando a un organo importante per la <strong>fertilità</strong>, in genere non si indica certo il fegato. Eppure uno studio tutto italiano, pubblicato su &#8216;Cell Metabolism&#8217; da un gruppo di studio coordinato da Adriana Maggi, direttore del Centro di eccellenza sulle malattie neurodegenerative dell&#8217;Università degli Studi di Milano, non solo sancisce la rilevanza fisiologica del recettore degli estrogeni nel fegato, ma dimostra che gli aminoacidi presenti nella dieta agiscono direttamente sul questo recettore, attivandolo. E svolgono quindi una funzione molto importante per la <strong>fertilità</strong>.</p>
<p><strong>Il fegato e la fertilità</strong><br />
Da tempo si sapeva che il recettore degli estrogeni era espresso nel fegato, ma nessuno fino ad oggi aveva studiato a fondo il ruolo di questa molecola. Il gruppo della Statale milanese ha lavorato su un modello animale nel quale l&#8217;attività del recettore degli estrogeni poteva essere analizzata con metodi di immagine non invasivi nell&#8217;animale vivente. Da subito il modello ha indicato che il recettore degli estrogeni nel fegato si dimostrava più attivo che in qualsiasi altro organo, inclusi gli organi direttamente legati alla riproduzione.<span id="more-7406"></span><br />
Inoltre, mettendo i topi in restrizione calorica &#8211; cioè a dieta &#8211; si è rilevata una perdita di attività del recettore epatico degli estrogeni e una diminuzione di produzione dell&#8217;ormone epatico Igf-1 (o somatotropina), fino a livelli inadeguati per la normale progressione del ciclo e la preparazione della parete uterina all&#8217;impianto dell&#8217;uovo fertilizzato. Dando successivamente al topo &#8216;a dieta&#8217; più proteine, ma non più carboidrati o grassi, la produzione di Igf-1 veniva ripristinata e i topi tornavano ad avere un ciclo fertile.</p>
<p><strong>Il metabolismo e la gravidanza</strong><br />
L&#8217;ipotesi del gruppo di ricerca è che il recettore degli estrogeni nel fegato agisca quale sensore del metabolismo energetico, assicurando che la gravidanza avvenga solo in soggetti che abbiano una nutrizione adeguata. I risultati dello studio, spiegano i ricercatori in una nota, possono contribuire a spiegare il meccanismo che regola la pubertà, alcune forme di amenorrea e forse anche i problemi di <strong>fertilità</strong> legati all&#8217;obesità.<br />
Mentre è nota da tempo la relazione tra infertilità e anoressia, altre forme di infertilità, la cui causa oggi non viene correttamente diagnosticata, potrebbero infatti essere collegate a diete troppo ricche di carboidrati e grassi. &#8220;<em>Questo studio</em> &#8211; commenta Maggi &#8211; <em>ha implicazioni importanti per la spiegazione di alcune forme di infertilità dovute a diete povere di proteine e apre nuove prospettive per la comprensione delle alterazioni metaboliche che avvengono con la menopausa o in seguito a gravidanza, come il diabete post-parto</em>&#8220;.<br />
Inoltre, &#8220;<em>la conferma della centralità del recettore epatico degli estrogeni può aiutare la ricerca di nuovi farmaci, in grado di modulare l&#8217;attività della molecola solo nel fegato, consentendo</em> &#8211; conclude &#8211; <em>di trovare nuove e più appropriate terapie per la menopausa</em>&#8220;.</p>
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		<title>Rapporti in gravidanza: sicurezza e conseguenze</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 07:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fare sesso in gravidanza è generalmente &#8220;sicuro&#8221; e presenta &#8220;poche complicanze&#8221;. Il &#8216;via libera&#8217; alla sessualità anche per le mamme in attesa arriva da un documento pubblicato sul &#8216;Canadian Medical [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondobimbiblog.com/wp-content/uploads/2011/02/Rapporti-in-gravidanza-sicurezza-e-conseguenze.jpg?9d7bd4" alt="Rapporti-in-gravidanza-sicurezza-e-conseguenze" class="left"/>Fare sesso in gravidanza è generalmente &#8220;sicuro&#8221; e presenta &#8220;poche complicanze&#8221;. Il &#8216;via libera&#8217; alla sessualità anche per le mamme in attesa arriva da un documento pubblicato sul &#8216;Canadian Medical Association Journal&#8217; da un gruppo di ricercatori canadesi, basato sull&#8217;analisi delle evidenze disponibili. Fra i possibili, benché rari, rischi legati ai rapporti sessuali col pancione ci sono: parto prematuro, infiammazione pelvica, emorragia (nel caso di placenta previa) e trombi. Benché lo &#8216;stop al sesso&#8217; oggi venga raccomandato alle donne a rischio di parto prematuro, i dati in questo campo &#8220;sono contraddittori e limitati&#8221;. Le future mamme con infezioni ginecologiche e rapporti frequenti risulterebbero dunque a basso rischio di parto prematuro, mentre per le donne ad alto rischio (ad esempio quelle che aspettano più di un bebè, o con precedenti di parto prematuro) i dati a sostegno della raccomandazione di evitare i rapporti sono ancora limitati.<br />
<span id="more-7272"></span><br />
<strong>Il rischio di parto pretermine</strong><br />
Insomma, &#8220;<em>in una popolazione ad alto rischio di parto pretermine non ci sono prove a sostegno di un chiaro beneficio</em>&#8221; dell&#8217;astensione sessuale, scrive Clair Jones dell&#8217;Università di Toronto. Si tratta comunque di una raccomandazione che non presenta rischi e può essere ragionevole rivolgerla a queste donne, in attesa di migliori prove a sostegno di una posizione o dell&#8217;altra.</p>
<p><strong>Le controindicazioni</strong><br />
In generale, però, il sesso in gravidanza &#8220;<em>è normale. Ci sono poche controindicazioni comprovate, e pochi pericoli di problemi nelle gravidanze a basso rischio. Dunque queste pazienti dovrebbero essere rassicurate</em>&#8220;.<br />
E per le gravidanze ad altro rischio? I medici concludono che, benché i dati a sostegno dell&#8217;astinenza siano carenti, &#8220;é ragionevole&#8221; una raccomandazione allo &#8216;stop all&#8217;intimità&#8217;, dal momento che le possibili conseguenze in teoria &#8220;sono catastrofiche&#8221;. Infine, non ci sono prove del fatto che fare sesso alla fine della gravidanza possa indurre il travaglio, come invece viene consigliato a molti genitori in attesa, da parenti e amici. In ogni caso, non ci sono effetti negativi noti legati a questa &#8216;pratica&#8217;.<br />
Cosa fare allora? Secondo gli esperti il livello di comfort e il fatto di sentirsi a proprio agio dovrebbe guidare le future mamme alle prese con il sesso in gravidanza e nel periodo del post partum.</p>
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		<title>Parto prematuro: aspartame sotto accusa</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 07:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuovi sospetti per l&#8217;aspartame, dolcificante contenuto in diversi prodotti light, dolciumi e alimenti per l&#8217;infanzia, che già in passato è stato al centro di polemiche come presunto responsabile di danni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondobimbiblog.com/wp-content/uploads/2011/01/Parto-prematuro-aspartame-sotto-accusa.jpg?9d7bd4" alt="Parto-prematuro-aspartame-sotto-accusa" class="left"/>Nuovi sospetti per l&#8217;<strong>aspartame</strong>, dolcificante contenuto in diversi prodotti light, dolciumi e alimenti per l&#8217;infanzia, che già in passato è stato al centro di polemiche come presunto responsabile di danni alla salute. Uno studio italiano sui topi rilancia l&#8217;accusa di provocare il cancro, indicando un significativo aumento di tumori al fegato e al polmone. Mentre una ricerca danese su circa 60 mila donne, recentemente pubblicata sull&#8221;American Journal of Nutrition&#8217;, dimostra che il prodotto aumenta i rischi di <strong>parto prematuro</strong>. Due lavori scientifici che, in Francia, l&#8217;Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare (Anses) ha deciso di valutare attentamente. Un esame che potrebbe portare le autorità d&#8217;Oltralpe a raccomandazioni sul consumo del dolcificante.<br />
<span id="more-6820"></span><br />
<strong>Gli studi sull&#8217;aspartame</strong><br />
E non è escluso che l&#8217;argomento possa tornare all&#8217;attenzione dell&#8217;Autorità europea di sicurezza alimentare (Efsa), che nel suo ultimo parere aveva tranquillizzato sull&#8217;utilizzo del prodotto. Anche perché lo studio italiano è stato realizzato dall&#8217;istituto di ricerca bolognese Ramazzini, che si occupa da 10 anni dell&#8217;<strong>aspartame</strong>. E fu proprio una ricerca di questo istituto del 2007 sui ratti, sempre sulla cancerogenicità della sostanza (per leucemie e linfomi), a sollecitare il parere dell&#8217;Efsa del 2009, che fu rassicurante per i consumatori. Ora lo studio italiano, pubblicato a dicembre sull&#8221;American Medical Journal of Industrial Medicine&#8217;, condotto su topi che hanno ricevuto dosi alte, medie e basse di dolcificante per tutta la vita, rimette in discussione i rischi, dimostrando che nei topi maschi che consumano il dolcificante il rischio di malattia aumenta significativamente: si passa dal 5% del gruppo di controllo (senza aspartame nella dieta) al 18% (gruppo alta dose) per l&#8217;epatocarcinoma, e dal 6% (controllo) al 13% (alta dose) per il tumore polmonare. Un fenomeno che non si verifica però nelle femmine.</p>
<p><strong>Il rischio di parto prematuro</strong><br />
Nello studio danese, invece &#8211; realizzato su dati del Danish National Birth Cohort su 59.334 donne &#8211; è stato dimostrato il legame tra il <strong>parto prematuro</strong> e il consumo di bevande edulcorate. Le donne che le assumono regolarmente in gravidanza hanno il 38% di possibilità in più di partorire prima del termine. Non solo. Per chi ne fa un uso eccessivo (4 al giorno) il rischio di <strong>parto prematuro</strong> aumenta del 75%.</p>
<p><strong>Gli alimenti che contengono aspartame</strong><br />
&#8220;<em>L&#8217;<strong>aspartame</strong></em> &#8211; spiega all&#8217;Adnkronos Salute Morando Soffritti, direttore scientifico dell&#8217;Istituto Ramazzini e principale autore dello studio &#8211; <em>è contenuto in 6 mila prodotti di consumo (drink, chewing gum, dolciumi), di cui 500 farmaci. E i maggiori consumatori di questa sostanza sono i bambini e le donne in gravidanza</em>&#8220;. Queste ultime le utilizzano &#8220;<em>perché hanno l&#8217;indicazione di non ingrassare, e sperano che abolendo lo zucchero possono evitare i chili di troppo, senza rendersi conto che, invece, ingeriscono una sostanza che non è neutra</em>&#8220;, conclude il ricercatore. A &#8216;difendere&#8217; l&#8217;<strong>aspartame</strong> &#8211; consumato in tutto il mondo da circa 200 milioni di persone &#8211; i produttori che contestano i risultati dei due studi.</p>
<p>Per l&#8217;Associazione internazionale edulcoranti (Isa), le due ricerche citate &#8220;<em>presentano numerose inesattezze</em>&#8221; e si sottolinea che l&#8217;edulcorante è uno dei prodotti &#8220;<em>più studiati al mondo</em>&#8220;. In particolare per quanto riguarda lo studio danese sulle bevande dolcificate, i produttori rilevano che i dati della ricerca contraddicono tutti gli studi precedenti sul tema. Inoltre , dicono gli industriali, i dolcificanti come l&#8217;<strong>aspartame</strong> hanno un importante funzione di prevenzione del sovrappeso e dell&#8217;obesità che attualmente rappresentano un grosso problema di salute pubblica. Secondo l&#8217;Isa, infine, i consumatori non hanno alcuna ragione di preoccuparsi se il consumo di aspartame non supera le dosi consigliate dalle autorità europee, ovvero 40mg/per kg di peso corporeo.</p>
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		<title>Interruzione volontaria di gravidanza: cosa dice la legge</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 09:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Interruzione volontaria di gravidanza (IVG) o aborto provocato consiste nell&#8217;interruzione dello sviluppo dell&#8217;embrione o del feto e nella sua rimozione dall&#8217;utero della gestante. Può essere provocato per via chirurgica o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondobimbiblog.com/wp-content/uploads/2011/01/Interruzione-volontaria-di-gravidanza-cosa-dice-la-legge.jpg?9d7bd4" alt="Interruzione-volontaria-di-gravidanza-cosa-dice-la-legge" class="left"/>L&#8217;<strong>Interruzione volontaria di gravidanza</strong> (IVG) o aborto provocato consiste nell&#8217;interruzione dello sviluppo dell&#8217;embrione o del feto e nella sua rimozione dall&#8217;utero della gestante. Può essere provocato per via chirurgica o chimica. La pratica dell&#8217;aborto volontario viene svolta in buona parte del mondo, a discrezione della donna nei primi mesi della gestazione. Può essere motivata da ragioni di ordine medico, come la presenza di gravi malformazioni al feto, di pericolo per la salute della madre, nel caso in cui il feto sia frutto di una violenza carnale ai danni della madre o per altri motivi indipendenti dalla condizione di salute della madre o del feto: come la condizione economica, familiare o sociale.<br />
Cerchiamo ora di capire cosa dice la legge.<br />
<span id="more-6323"></span><br />
<strong>Cosa dice la legge</strong><br />
L&#8217;ammissibilità morale dell&#8217;aborto, o interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è soggetta in gran parte alle convinzioni etiche, agli orientamenti religiosi, all&#8217;idea che una certa cultura abbia di concetti quali l&#8217;anima, la vita, eccetera. A partire dagli ultimi decenni del XX secolo, l&#8217;IVG è una pratica autorizzata per legge in buona parte del mondo, soprattutto in quello occidentale, a discrezione della donna nei primi mesi della gestazione.<br />
Le motivazioni oggi ammesse sono diverse. In primo luogo i casi di salute della madre, di gravi malformazioni del feto, di violenza carnale subita. Queste motivazioni sono ammesse anche nei paesi a dominanza maschile e di stampo conservatore, come l&#8217;Iran.<br />
In numerose nazioni si tiene tuttavia conto anche di istanze psicologiche e di sociali, garantendo alla madre la possibilità di ottenere l&#8217;IVG in sicurezza ricorrendo a strutture mediche competenti.<br />
Le motivazioni ammesse sono, oltre a quelle qui sopra, il solo giudizio della donna sulla propria impossibilità di diventare madre ad esempio per giovane età, per rapporti preesistenti al difuori dei quali è stato concepito il bambino, per timore delle reazioni del proprio nucleo famigliare (o della società in genere) nei confronti di una gravidanza avvenuta fuori da quanto si percepisca come lecito. In diversi paesi, tra cui l&#8217;Italia, l&#8217;aborto è garantito anche alle minorenni, cui, in assenza dei genitori, viene affiancato un tutore del tribunale minorile.</p>
<p><strong>Quando la legge punta alla selezione</strong><br />
In altre nazioni ancora, l&#8217;aborto è imposto alla donna o fortemente raccomandato quando il nascituro non abbia le caratteristiche volute dalla famiglia, prima fra tutte il sesso. Questa condizione sociale privilegia i maschi rispetto alle femmine che vengono, in alcuni stati, sistematicamente abortite.<br />
Questa situazione è oggi nota per essere endemica in ampie zone dell&#8217;India e della Cina in quest&#8217;ultima il numero degli uomini ha superato quello delle donne per oltre 40 milioni di individui.</p>
<p><strong>Tempistiche: entro quando si può richiedere la IVG</strong><br />
Negli stati in cui la IVG è legale, può venire richiesta su solo giudizio della donna entro un dato periodo di tempo. Scaduto questo viene concessa solo in casi rari, a discrezione del medico e in presenza di gravi malformazioni del feto o di rischio per la salute della donna. Il termine varia anche considerevolmente a seconda della legge dello stato in cui ci si trova. In Italia, come in molti altri, il termine è la 12esima settimana di gestazione, in Inghilterra la 24esima.</p>
<p><strong>Cosa dice la legge italiana</strong><br />
Prima del 1978, l&#8217;interruzione volontaria di gravidanza (IVG), in qualsiasi sua forma, era considerata dal codice penale italiano un reato (art. 545 e segg. cod. pen., abrogati nel 1978).<br />
La legge italiana sulla IVG è la Legge n.194 del 22 maggio 1978 (detta anche più semplicemente &#8220;la 194&#8243;) con la quale sono venuti a cadere i reati previsti dal titolo X del libro II del codice penale con l&#8217;abrogazione degli articoli dal 545 al 555, oltre alle norme di cui alle lettere b) ed f) dell&#8217;articolo 103 del T.U. delle leggi sanitarie.<br />
La 194 consente alla donna, nei casi previsti dalla legge, di poter ricorrere alla IVG in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza), nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere alla IVG solo per motivi di natura terapeutica.</p>
<p>Il prologo della legge (art. 1), recita:<br />
Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.<br />
L&#8217;interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.<br />
Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell&#8217;ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l&#8217;aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.<br />
L&#8217;art. 2 tratta dei consultori e della loro funzione in relazione alla materia della legge, indicando il dovere che hanno della donna in stato di gravidanza:<br />
informarla sui diritti garantitigli dalla legge e sui servizi di cui può usufruire;<br />
informarla sui diritti delle gestanti in materia laborale;<br />
suggerire agli enti locali soluzioni a maternità che creino problemi;<br />
contribuire a far superare le cause che possono portare all&#8217;interruzione della gravidanza.</p>
<p><strong>Quando è ammesso l&#8217;aborto</strong><br />
Nei primi novanta giorni di gravidanza il ricorso alla IVG è permesso alla donna<br />
che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito (art. 4).<br />
Come risulta dalle amplissime formule usate dalla legge, le possibilità di accedere alla IVG nei primi novanta giorni sono praticamente illimitate. Dunque, la legislazione italiana permette alla donna piena libertà di accedere alla IVG durante il primo trimestre di gravidanza.<br />
La IVG è permessa dalla legge anche dopo i primi novanta giorni di gravidanza (art. 6):<br />
quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;<br />
quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.<br />
Le minori e le donne interdette devono ricevere l&#8217;autorizzazione del tutore o del tribunale dei minori per poter effettuare la IVG. Ma, al fine di tutelare situazioni particolarmente delicate, la legge 194 prevede che (art.12)<br />
&#8230;nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all&#8217;articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza.<br />
La legge stabilisce che le generalità della donna rimangano anonime.<br />
La legge prevede inoltre che &#8220;il medico che esegue l&#8217;interruzione della gravidanza è tenuto a fornire alla donna le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite&#8221; (art. 14).<br />
Il ginecologo può esercitare l&#8217;obiezione di coscienza. Tuttavia il personale sanitario non può sollevare obiezione di coscienza allorquando l&#8217;intervento sia &#8220;indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo&#8221; (art. 9, comma 5).<br />
La donna ha anche il diritto a lasciare il bambino in affido all&#8217;ospedale per una successiva adozione, e a restare anonima.<br />
Questa legge è stata confermata dagli elettori con una consultazione referendaria il 17 maggio 1981.</p>
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