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	<title>Mondobimbiblog.com &#187; disturbi psicologici bambini</title>
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	<description>Il mondo dei bimbi e delle mamme</description>
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		<title>Pessimisti si nasce&#8230; l&#8217;atteggiamento negativo comincia sin dalla culla</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 07:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pessimisti fin dalla culla. Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori dell&#8217;Università del Michigan (Usa), a &#8216;regalare&#8217; un atteggiamento negativo e angosciato alle persone sarebbero i livelli di una molecola, [...]]]></description>
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</script><p><img src="http://www.mondobimbiblog.com/wp-content/uploads/2011/02/Pessimisti-si-nasce...-latteggiamento-negativo-comincia-sin-dalla-culla.jpg?9d7bd4" alt="Pessimisti-si-nasce...-latteggiamento-negativo-comincia-sin-dalla-culla" class="left"/>Pessimisti fin dalla culla. Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori dell&#8217;Università del Michigan (Usa), a &#8216;regalare&#8217; un atteggiamento negativo e angosciato alle persone sarebbero i livelli di una molecola, il neuropeptide Y (Npy), nel cervello. E, sempre stando alla ricerca, i pessimisti sarebbero geneticamente programmati a manifestare negatività. Secondo i ricercatori, i soggetti con bassi livelli di Npy sono, molto più negativi e vivono con fatica le situazioni stressanti. Inoltre sono anche più vulnerabili alla depressione.</p>
<p><strong>Diagnosi precoce e prevenzione</strong><br />
 Il gruppo di studiosi pensa che i livelli di Npy nel cervello siano geneticamente programmati, e spera che la scoperta possa portare a una diagnosi precoce e alla prevenzione di queste condizioni. Il team, si legge su &#8216;Archives of General Psychiatry&#8217;, ha sottoposto i pazienti alla risonanza magnetica funzionale, mentre i volontari guardavano uno schermo con delle parole: alcune neutre, altre negative e altre cariche di positività. Ebbene, in risposta alle parole negative (come assassino) i pazienti con basso Npy hanno mostrato una forte attività della corteccia prefrontale, che elabora le emozioni. Gli altri hanno mostrato una reazione ridotta.<br />
<span id="more-7409"></span><br />
In un secondo test, attraverso un&#8217;iniezione di soluzione salina nella mandibola, è stato scatenato nei partecipanti un dolore modesto per 20 minuti. Analizzando le reazioni prima e dopo la prova, il team ha scoperto che i soggetti con bassi livelli della sostanza &#8216;nel mirino&#8217; erano molto più negativi, sia prima che dopo la puntura. Infine è stato visto che le persone con scarso Npy sono più a rischio di soffrire di depressione. &#8220;<em>Speriamo che questo ci possa guidare verso un sistema per stabilire il rischio di sviluppare depressione e ansia</em>&#8220;, conclude Brian Mickey, psichiatra e primo autore della ricerca.</p>
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		<title>Problemi comportamentali ed esposizione a telefoni cellulari</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 14:15:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo uno studio pubblicato in rete nel “Journal of Epidemiology and Community Health”, le donne incinta che usano regolarmente il telefono cellulare possono avere con maggiore probabilità dei bambini che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondobimbiblog.com/wp-content/uploads/2010/12/esposizionecellulare.jpg?9d7bd4" alt="http://www.mondobimbiblog.com/wp-content/uploads/2010/12/esposizionecellulare.jpg" class="left"/>Secondo uno studio pubblicato in rete nel “<a href="http://jech.bmj.com/">Journal of Epidemiology and Community Health</a>”, le donne incinta che usano regolarmente il telefono cellulare possono avere con maggiore probabilità dei <strong>bambini</strong> che crescendo svilupperanno <strong>problemi</strong> <strong>comportamentali</strong>, la possibilità di sviluppare <strong>problemi</strong> <strong>comportamentali</strong> è accentuata se i <strong>bambini</strong> iniziano ad usare il telefono cellulare in età precoce.<br />
I ricercatori  hanno basato la loro ricerca  su un campione di più di 28,000 <strong>bambini</strong> di sette anni e le loro <strong>madri</strong> facenti parte dello studio del “Danish National Birth Cohort (DNBC)”.<br />
Le <strong>madri </strong>hanno fornito informazioni dettagliate sul loro stile di vita, sulla dieta e sui fattori ambientali nel corso di interviste telefoniche durante e dopo la gravidanza. Quando i <strong>bambini</strong> hanno raggiunto l&#8217;età di sette anni, alle <strong>madri </strong>sono state chieste notizie sulla salute dei figli incluso il comportamento e se, quando e quanto era stato usato il telefono cellulare, e se lo usavano anche i <strong>bambini</strong>.<br />
I ricercatori avevano studiato in precedenza un altro campione di madri e i loro 13,000 bambini del DNBC e hanno trovato delle analogie tra i due gruppi.<span id="more-5581"></span></p>
<p><strong>Entrambi i gruppi</strong><br />
Nel nuovo gruppo preso in esame più di un terzo, il 35 per cento, del campione di <strong>bambini</strong> di sette anni, usavano un cellulare paragonati al 30 per cento del gruppo precedente. In entrambi i gruppi il 3% circa dei bambini è risultato avere <strong>problemi</strong> <strong>comportamentali</strong>.<br />
I <strong>bambini</strong> di entrambi i gruppi esposti al telefono cellulare prima e dopo la nascita hanno il 50 per cento di possibilità in più di sviluppare <strong>problemi</strong> <strong>comportamentali</strong>, tenendo conto di un&#8217;ampia gamma di fattori.</p>
<p><strong>Gli autori</strong><br />
Gli autori scrivono: &#8220;<em>Sebbene sia prematuro interpretare questi risultati come causale, siamo preoccupati che una precoce esposizione ai telefoni cellulari potrebbe comportare un rischio che, se reale, sarebbe questione di salute pubblica dato l&#8217;ampio uso di questa tecnologia</em>&#8220;.<br />
Fonti:<br />
<a href="http://www.sciencedaily.com/news/">Science Daily</a></p>
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		<title>Psicologia scolastica: in Italia gli studenti sono abbandonati a loro stessi</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 23:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Studenti italiani &#8216;abbandonati&#8217; a loro stessi. Nelle nostre classi, gli alunni, specie quelli con qualche disagio comportamentale, trovano scarso supporto e poche risposte ai problemi. Manca, in poche parole, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondobimbiblog.com/wp-content/uploads/2010/11/Psicologia-scolastica-in-Italia-gli-studenti-sono-abbandonati-a-loro-stessi.jpg?9d7bd4" alt="Psicologia-scolastica-in-Italia-gli-studenti-sono-abbandonati-a-loro-stessi" class="left"/>Studenti italiani &#8216;abbandonati&#8217; a loro stessi. Nelle nostre classi, gli alunni, specie quelli con qualche disagio comportamentale, trovano scarso supporto e poche risposte ai problemi. Manca, in poche parole, un servizio di psicologia scolastica all&#8217;altezza. Solo il 5% degli psicologi italiani è infatti inserito nell&#8217;area educativa. Circa 1.500 professionisti, per di più impiegati per periodi di tempo piuttosto limitati. Troppo poco, soprattutto alla luce di quanto succede negli altri Paesi europei, dove a lavorare stabilmente nelle scuole, a sostegno dei ragazzi, è circa il 20% degli psicologi.<br />
<span id="more-4799"></span><br />
<strong>La psicologia scolastica in Italia</strong><br />
E&#8217; quanto emerge dall&#8217;analisi sulla presenza dello psicologo nelle scuole italiane, elaborata dal Consiglio nazionale dell&#8217;Ordine degli psicologi, in possesso dell&#8217;Adnkronos Salute. Un quadro che deve far riflettere, ancor di più dopo le ultime drammatiche notizie che raccontano di un disagio sempre più diffuso tra i giovanissimi. E&#8217; di ieri la notizia del suicidio di un bambino 11enne nel pisano, apparentemente felice e con una vita serena. &#8220;<em>Un caso tipico</em> &#8211; spiega il presidente nazionale dell&#8217;Ordine, Giuseppe Luigi Palma &#8211; <em>che conferma quanto la prevenzione del disagio sia fondamentale</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Adeguare la scuola italiana agli standard europei</strong><br />
La proposta dell&#8217;Ordine è quella di adeguare la presenza dello psicologo nella scuola agli standard europei, attraverso una normativa nazionale specifica che istituisca un servizio di psicologia scolastica che operi, con funzioni di consulenza e di sostegno, al servizio del sistema scolastico. &#8220;<em>Con questo servizio</em> &#8211; spiega Palma &#8211; <em>la psicologia potrebbe dare un contributo per innalzare la qualità del sistema scolastico, l&#8217;efficacia dell&#8217;apprendimento e dell&#8217;orientamento, la prevenzione del disagio e così accrescere l&#8217;efficienza di tutta l&#8217;organizzazione scolastica</em>&#8220;.</p>
<p><strong>I problemi psicologici degli studenti italiani</strong><br />
Dalla ricerca del Consiglio nazionale degli psicologi, emerge che i problemi più diffusi nelle aule sono lo scarso impegno nello studio e la mancanza d&#8217;attenzione durante le lezioni, le difficoltà di relazione all&#8217;interno del corpo docente, gli alunni con necessità didattiche particolari, le difficoltà di tipo organizzativo provocate dalle continue innovazioni e riforme, e dai comportamenti aggressivi e violenti degli alunni. L&#8217;analisi traccia anche l&#8217;identikit dello psicologo che lavora nelle scuole. E&#8217; in genere donna (71%) e altamente specializzato, interviene per far fronte a richieste specifiche ma con contratti a termine e quindi scarse possibilità di una carriera professionale.</p>
<p><strong>Psicologi precari</strong><br />
Secondo lo studio dell&#8217;Ordine, il 93,1% degli psicologi accede alla scuola a seguito di progetti delle Asl; il 4,8% proviene da cooperative e solo il 2,1% dagli enti locali. Tra le forme contrattuali più utilizzate: le prestazioni professionali con partita Iva (32%), le prestazioni occasionali (20%), le assunzioni a tempo determinato (2%) e per mandato delle Asl (30%).<br />
&#8220;<em>Il problema principale</em> &#8211; spiega Palma &#8211; <em>è che questi professionisti lavorano per periodi di tempo piuttosto limitati, meno di tre mesi. A differenza di quanto accade negli altri Paesi europei, dove l&#8217;intervento dello psicologo è strutturato e la consulenza non è episodica</em>&#8220;.<br />
Dai risultati è emerso anche che nella scuola l&#8217;attenzione è orientata prevalentemente sugli alunni. Seguono gli interventi rivolti ai genitori. In particolare, il 37% sono attività di diagnosi legate a delle patologie, mentre il 35% riguarda l&#8217;osservazione.</p>
<p><strong>La psicologia a scuola</strong><br />
E&#8217; la scuola media a dedicare più tempo alla psicologia (60,2%), segue la scuola secondaria (58,8%), le elementari (56,7%), l&#8217;Istituto comprensivo (47,4%) e, infine, la scuola dell&#8217;infanzia (43%).<br />
&#8220;<em>Quello che emerge</em> &#8211; commenta Palma &#8211; <em>è il grave ritardo in cui si trova il nostro Paese rispetto all&#8217;istituzione di un servizio strutturato di psicologia scolastica. Nel resto dell&#8217;Europa è invece prevista la presenza continuativa dello psicologo al servizio di insegnanti, studenti e scuola in generale</em>&#8220;.</p>
<p><strong>La mancanza di servizi strutturati</strong><br />
&#8220;<em>Già dieci anni fa</em> &#8211; aggiunge &#8211; <em>in una ricerca promossa dalla Federazione europea delle associazioni di psicologia (Efpa), emergeva una situazione molto diversificata dei servizi psicologici nelle scuole dei diversi Paesi europei, in cui l&#8217;Italia non compariva perché non esisteva alcun intervento strutturato nelle scuole</em>&#8220;.<br />
E&#8217; proprio alla luce di queste considerazioni che il Consiglio nazionale dell&#8217;Ordine degli psicologi propone una legge quadro che istituisca un servizio di psicologia scolastica a livello regionale. &#8220;<em>Un servizio composto da psicologi &#8211; conclude Palma &#8211; in grado di offrire una consulenza qualificata alle scuole</em>&#8220;.</p>
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		<title>Disturbi del sonno: i bimbi italiani dormono meno, più rischi di problemi psichiatrici</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 23:10:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sonno dei bambini e&#8217; sempre piu&#8217; difficoltoso, breve e difficile. Dovrebbero dormire almeno 8 ore per notte ma spesso ne dormono meno, 6-7 ore, perche&#8217; vanno a letto sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sonno dei bambini e&#8217; sempre piu&#8217; difficoltoso, breve e difficile. Dovrebbero dormire almeno 8 ore per notte ma spesso ne dormono meno, 6-7 ore, perche&#8217; vanno a letto sempre piu&#8217; tardi. Situazione che si complica con l&#8217;adolescenza, quando con discoteche e uso dei computer fino a tardi si finisce per andare a letto molto tardi, alterando i cicli di sonno-veglia, con ripercussioni comportamentali che possono tramutarsi in disturbi psichiatrici. A lanciare l&#8217;allarme e&#8217; Maria Pia Villa, direttore del centro del sonno dell&#8217;ospedale Sant&#8217;Andrea di Roma e coordinatrice del gruppo di studio di medicina del sonno della Societa&#8217; italiana di pediatria. &#8221;<em>Quando si dorme male, si va a letto tardi e si sta troppo tempo davanti al pc, si crea una situazione di ipereccitabilita&#8217;</em> &#8211; spiega la pediatra &#8211; <em>ed eccessivo lavoro mentale che non fa bene. Con l&#8217;andare in discoteca, da cui si torna alle 3-4 di notte, i cicli di sonno veglia si alterano, con gravi problemi che possono diventare psichiatrici</em>&#8221;.<br />
<span id="more-4760"></span><br />
<strong>L&#8217;ora della nanna</strong><br />
Ma le difficolta&#8217; nel sonno iniziano gia&#8217; prima dell&#8217;adolescenza. Nelle famiglie infatti, lamenta Villa, l&#8217;orario del sonno viene sempre piu&#8217; spesso ritardato e &#8221;<em>non si preparano i bambini al sonno</em> &#8211; continua &#8211; <em>Al contrario, magari gli si fanno vedere film paurosi, o li si fa assistere a discussioni. C&#8217;e&#8217; molta disattenzione su questo</em>&#8221;.</p>
<p><strong>I disturbi del sonno</strong><br />
Senza considerare poi i problemi che possono rendere difficoltoso il sonno dei piu&#8217; piccoli, come l&#8217;insonnia, le parasonnie e i disturbi respiratori. Nei primi 2 anni di vita infatti l&#8217;insonnia colpisce il 20-30% dei bambini, il 10-15% fino a 3 anni, mentre i problemi di russamento e apnee notturne interessano dal 3 al 27% dei piccoli in eta&#8217; prescolare. Ci sono poi le parasonnie, come ad esempio il sonnambulismo, il parlare di notte, svegliarsi con tremore, legati a situazioni di eccitabilita&#8217; dei neuroni, che colpiscono con frequenza circa il 2-3% dei bambini, anche se il 20-30% almeno una volta nella vita ha avuto uno di questi episodi.<br />
&#8221;<em>L&#8217;insonnia e&#8217; il problema che emerge maggiormente</em> &#8211; spiega &#8211; <em>perche&#8217; disarticola la vita delle famiglie</em>&#8221;. Ma il vero problema, sottovalutato, sono i disturbi respiratori del sonno, che se non curati, possono provocare &#8221;<em>disturbi di attenzione, irritabilita&#8217; fino a problemi cardiocircolatori e neurologici in eta&#8217; adulta</em>&#8221;. I problemi respiratori sono causati generalmente da adenoidi e tonsille ingrossate, o anche da una particolare conformazione della testa, con palato ogivale molto alto, naso piccolo e mandibola stretta, che portano ad un&#8217;ostruzione respiratoria nel sonno.</p>
<p><strong>Se il bambino russa</strong><br />
&#8221;<em>Quando il bambino russa</em> &#8211; continua Villa &#8211; <em>dopo fa delle pause respiratorie, che provocano una scarsa ossigenazione, con danni neurologici e cardiovascolari a lungo andare</em>&#8221;. Perche&#8217; i bambini abbiano un buon sonno, e&#8217; bene che i genitori li facciano mangiare ad un orario prefissato, non gli diano troppi liquidi e gli facciano il bagno prima di cena, evitando alimenti piccanti e bevande eccitanti. &#8221;<em>Ci sono poi quelli che chiamiamo gufi e allodole</em> &#8211; conclude Villa &#8211; <em>cioe&#8217; chi si addormenta o si alza tardi e chi si sveglia presto. E&#8217; bene rispettare questi loro ritmi nel limite del possibile. Chi per indole si alzerebbe tardi ma deve farlo presto, puo&#8217; ad esempio recuperare con il sonnellino pomeridiano</em>&#8221;.</p>
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		<title>Disturbi psicologici: più a rischio i bimbi che passano più di due ore davanti a tv e pc</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 23:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I bambini che passano piu&#8217; di due ore al giorno di fornte a uno schermo, sia esso del computer o della televisione, hanno una maggiore probabilita&#8217; di avere difficolta&#8217; psicologiche, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I bambini che passano piu&#8217; di due ore al giorno di fornte a uno schermo, sia esso del computer o della televisione, hanno una maggiore probabilita&#8217; di avere difficolta&#8217; psicologiche, anche se fanno molta attivita&#8217; fisica. Lo afferma uno studio su 1.000 bambini tra i 10 e gli 11 anni pubblicato dalla rivista Pediatrics. Il benessere psicologico dei bambini e&#8217; stato stabilito con una serie di questionari in cui i soggetti dovevano dare un punteggio a delle frasi come &#8216;mi sento infelice&#8217;, o &#8216;passo molto tempo da solo&#8217;. Il risultato e&#8217; stato che i bimbi che passavano piu&#8217; tempo davanti allo schermo hanno mostrato le maggiori difficolta&#8217;, anche nel caso in cui facevano una buona attivita&#8217; fisica. &#8220;<em>Limitare il tempo che i ragazzi passano davanti alla tv o al computer</em> &#8211; hanno concluso gli autori -<em> e&#8217; importante per garantire la loro salute futura</em>&#8220;.</p>
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		<title>ADHD: il disturbo da deficit di attenzione e iperattività ha origini genetiche</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 23:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha origini genetiche il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd). E&#8217; la scoperta di ricercatori britannici dell’Università di Cardiff, che hanno condotto un vasto studio clinico su 366 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha origini genetiche il <strong>disturbo da deficit di attenzione e iperattività</strong> (<strong>Adhd</strong>). E&#8217; la scoperta di ricercatori britannici dell’Università di Cardiff, che hanno condotto un vasto studio clinico su 366 bambini e adolescenti, con <strong>Adhd</strong>, di età compresa tra i 5 e i 17 anni, i cui dati sono stati confrontati con quelli di 1.047 bambini sani. Secondo lo studio pubblicato su Lancet, il disturbo è legato a differenze riscontrabili nel cervello dei bambini colpiti.<br />
<span id="more-4505"></span><br />
<strong>Cosa accade nei bimbi colpiti da ADHD</strong><br />
Queste differenze sono provocate da segmenti del Dna duplicati o mancanti. La sovrapposizione principale, secondo gli scienziati, è stata identificata in una particolare regione sul cromosoma 16, già implicata nella schizofrenia e in altri disturbi psichiatrici. Dai dati dello studio emerge, secondo i ricercatori, da un lato, che la genetica, e nello specifico le mutazioni o duplicazioni cromosomiche, devono essere considerate prioritare nella ricerca sul disturbo. Dall’altro lato, la conferma delle origini genetiche dell’<strong>Adhd</strong>, smentisce l&#8217;ipotesi che il disturbo sia un problema di tipo sociale.</p>
<p><strong>Cosa implicano i risultati dello studio</strong><br />
&#8220;<em>I risultati di questo studio</em> &#8211; commenta Paolo Curatolo, primario della Clinica di Neuropsichiatria Infantile dell&#8217;università degli Studi di Roma Tor Vergata &#8211; <em>rappresentano un passo avanti importante nella ricerca e offrono un’ulteriore conferma rispetto all’origine neurobiologica del disturbo che in Italia colpisce il 2-3% della popolazione infantile</em>&#8220;. La notizia è stata accolta favorevolmente anche dall’Associazione italiana famiglie <strong>Adhd</strong>, Aifa Onlus. &#8220;<em>Noi genitori e familiari di bambini <strong>Adhd</strong></em> &#8211; dice Patrizia Stacconi, presidente di Aifa Onlus &#8211; <em>ci auguriamo che questa importante scoperta possa avere un ruolo significativo non solo sotto il profilo scientifico, dove può contribuire ad aprire nuovi orizzonti sul fronte della ricerca clinica e dello sviluppo di terapie sempre più efficaci, ma anche sotto il profilo socio-culturale: esiste infatti uno stigma legato all’<strong>Adhd</strong> e al suo riconoscimento come vero e proprio disturbo, contro il quale siamo costretti a confrontarci quotidianamente</em>&#8220;.</p>
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		<title>Disturbi specifici dell&#8217;apprendimento: approvata una legge per un percorso di diagnosi e cura a scuola</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 23:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Malattie Bimbi]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi psicologici bambini]]></category>
		<category><![CDATA[malattie bambini]]></category>
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		<description><![CDATA[Vita nuova a scuola per i 350 mila studenti italiani che soffrono di disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) come la dislessia o la discalculia. Merito di una legge ad hoc che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondobimbiblog.com/wp-content/uploads/2010/10/Disturbi-specifici-dellapprendimento-approvata-una-legge-per-un-percorso-di-diagnosi-e-cura-a-scuola.jpg?9d7bd4" alt="Disturbi-specifici-dellapprendimento-approvata-una-legge-per-un-percorso-di-diagnosi-e-cura-a-scuola" class="left"/>Vita nuova a scuola per i 350 mila studenti italiani che soffrono di disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) come la dislessia o la discalculia. Merito di una legge ad hoc che riconosce questi disturbi e stimola la scuola a individuarli precocemente offrendo modi, tempi e strumenti per imparare nonostante il problema di apprendimento. La normativa, varata il 29 settembre, è stata illustrata oggi al Senato dall’Aid, Associazione italiana dislessia, insieme ai presidenti delle Commissioni istruzione del Senato, Guido Possa, e della Camera, Valentina Aprea, e diversi parlamentari di maggioranza e opposizione.<br />
<span id="more-4499"></span><br />
<strong>Individuare i DSA a scuola</strong><br />
&#8220;<em>Sono soddisfatta, anche come genitore</em> &#8211; dice Rosabianca Leo, presidente Aid &#8211; <em>perché questa legge riconosce finalmente l&#8217;esistenza della dislessia e di altri disturbi specifici di apprendimento, stimolando la scuola a individuarli precocemente e definendo i luoghi del percorso diagnostico e didattico</em>&#8220;. La presidente dell&#8217;Aid ha quindi annunciato che è già stato aperto il tavolo di lavoro con il ministero dell’Istruzione per le linee guida sulla legge. &#8220;<em>Certo</em> &#8211; sottolinea &#8211; s<em>iamo solo all’inizio di un percorso che dovrà essere avviato con le scuole, soprattutto sul tema della formazione dei dirigenti scolastici e le strutture del Servizio sanitario nazionale. Il testo è certamente un salto di qualità rispetto al passato, ma va migliorato sia sotto l’aspetto della valutazione sulla sua effettiva applicazione sia per esempio con l’inserimento di sanzioni per chi non rispetta la normativa</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il diritto ad una diagnosi precoce</strong><br />
La legge garantisce, in particolare, il diritto a una diagnosi precoce, piani didattici personalizzati, dispensazione da alcune attività (come ad esempio scrivere alla lavagna o leggere a voce alta) e utilizzo di strumenti tecnologici (videoscrittura, calcolatrice e computer) di sostegno. Per avviare le nuove disposizioni è previsto un finanziamento di 2 milioni di euro complessivi per gli anni 2010-2011 per la preparazione degli insegnanti e dei dirigenti scolastici. Inoltre, qualora non sia disponibile effettuare diagnosi nelle strutture del Ssn, la legge dà la possibilità di eseguirle in strutture accreditate.</p>
<p><strong>Piani didattici personalizzati</strong><br />
La legge prevede, inoltre, che entro quattro mesi dalla sua approvazione dovranno poi essere messe a punto le linee guida da parte del ministero dell’Istruzione. E l’Aid ha già formulato una proposta sui Piani didattici personalizzati già promossa dall&#8217;associazione attraverso il suo servizio di assistenza &#8216;Help-line&#8217;, a cui sempre più genitori, scuole e insegnanti si rivolgono in cerca di aiuto.<br />
Le scuole e i docenti, inoltre, avranno un ruolo fondamentale. A loro, infatti, il compito di elaborare i Piani didattici personalizzati (Pdp). Strumenti che hanno l&#8217;obiettivo di garantire una migliore qualità di vita a ogni studente e studentessa con disturbi di apprendimento, dando loro la possibilità di imparare nel rispetto delle proprie caratteristiche. Il Piano vuole essere anche una sorta di patto, un’alleanza tra la persona con il disturbo di apprendimento, la sua famiglia, i professionisti del sistema sanitario, i professionisti della scuola.</p>
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		<title>Tendenze adolescenti: arriva la bulimia dello sballo con il mix di stupefacenti</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 23:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescita e Sviluppo]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal tossicodipendente fedele a una sola droga agli amanti dell&#8217;abbinamento fisso, fino ad arrivare alla &#8216;bulimia dello sballo&#8216;. Sostanze mischiate a caso, combinazioni infinite dall&#8217;effetto imprevedibile, in cui cambiano gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondobimbiblog.com/wp-content/uploads/2010/10/Tendenze-adolescenti-arriva-la-bulimia-dello-sballo-con-il-mix-di-stupefacenti.jpg?9d7bd4" alt="Tendenze-adolescenti-arriva-la-bulimia-dello-sballo-con-il-mix-di-stupefacenti" class="left"/>Dal tossicodipendente fedele a una sola droga agli amanti dell&#8217;abbinamento fisso, fino ad arrivare alla &#8216;<strong>bulimia dello sballo</strong>&#8216;. Sostanze mischiate a caso, combinazioni infinite dall&#8217;effetto imprevedibile, in cui cambiano gli ingredienti del cocktail, ma non l&#8217;obiettivo finale: &#8220;<em>Alterarsi profondamente, per poi tornare alla routine di tutti i giorn</em>i&#8221;. Così, a cavallo tra secondo e terzo millennio, è cambiata la schiavitù dagli stupefacenti. Oggi il must è il policonsumo, un fenomeno che si allarga ed evolve, ma &#8220;<em>esiste da anni</em>&#8220;, assicura Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento dipendenze dell&#8217;Asl di Milano, dopo la morte del 19enne bolognese ucciso da un mix di alcol, anfetamine e ketamina. Enrico, l&#8217;ultima vittima di una moda killer, entrato in coma settimana scorsa in discoteca.<br />
<span id="more-4510"></span><br />
<strong>Il mix di stupefacenti</strong><br />
&#8220;<em>Tra chi arriva ai nostri servizi</em> &#8211; spiega Gatti all&#8217;Adnkronos Salute &#8211; <em>non esiste più una sola persona che abusi di un&#8217;unica sostanza</em>&#8220;. E se è vero che &#8220;<em>vediamo pazienti che hanno già problemi</em>&#8221; conclamati di dipendenza dalla droga, ormai la mania dello &#8216;sballo multiplo&#8217; si inserisce in contesti sempre più normali. Almeno in apparenza. &#8220;<em>Più che le droghe in sé, quello che sta cambiando è il modo di intenderle</em>&#8220;, riflette l&#8217;esperto che da anni monitora l&#8217;evoluzione della galassia droga attraverso l&#8217;osservatorio Prevolab, nato da un accordo di programma tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e la Regione Lombardia, e gestito proprio dal Dipartimento dipendenze patologiche dell&#8217;Asl meneghina.</p>
<p><strong>Le proiezioni per il 2012</strong><br />
Gli ultimi dati disponibili sono le proiezioni per il 2012: rispetto al 2009, fra due anni gli italiani che abusano di cocaina aumenteranno del 4% a 700 mila (2,2% della popolazione tra 15 e 54 anni); i consumatori di eroina saliranno a 170 mila (+40%, lo 0,5% dei 15-54enni); quelli di cannabinoidi registreranno un +20% a 5,1 milioni (15,9% degli italiani nella fascia d&#8217;età considerata); quelli di amfetaminici e derivati del 25% a 210 mila (0,65%).</p>
<p><strong>L&#8217;identikit del nuovo tossicodipendente</strong><br />
L&#8217;identikit del nuovo tossicodipendente, insomma, non ha più nulla a che vedere con l&#8217;eroinomane degli anni &#8217;70-&#8217;80 e ha ben poco da spartire anche con il cocainomane di un decennio fa. &#8220;<em>In passato la dipendenza dalla droga era qualcosa che faceva fare una vita diversa</em>&#8220;, spesso ai margini della società, ricorda Gatti. Poi, nell&#8217;era di coca, stupefacenti da discoteca e pillole dell&#8217;amore, &#8220;<em>drogarsi è diventata una forma di doping della vita quotidiana</em>&#8220;: un &#8216;aiutino&#8217; per illudersi di poter competere sul lavoro, nel tempo libero e perfino a letto con performance da medaglia d&#8217;oro.</p>
<p><strong>Una diversa percezione della droga</strong><br />
&#8220;<em>Ora le cose sono ancora cambiate</em>&#8220;, nota Gatti. &#8220;<em>Oggi se assumi sostanze conduci una vita assolutamente normale, in cui la droga non entra. Poi, un giorno che decidi tu, prendi qualcosa</em> &#8211; non importa cosa &#8211; <em>che possa alterarti profondamente. Quindi riprendi la vita di tutti i giorni&#8221;. E questa, precisa l&#8217;esperto, &#8220;è una situazione in cui una sostanza vale l&#8217;altra, alcol compreso. Tutto quindi si può mischiare, anche se non si sa bene cosa e che effetto farà</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Come cambia la tossicodipendenza</strong><br />
Il nuovo volto della droga &#8220;<em>non ha più a che fare con la tossicodipendenza vera e propria</em>&#8220;, insiste lo specialista dell&#8217;Asl di Milano. &#8220;<em>Non si utilizzano più abbinamenti specifici tipo alcol-eroina, alcol-cocaina, ero-coca-cannabis, combinazioni meditate dettate dalla voglia di &#8216;gustarsi&#8217; l&#8217;effetto associato a una o all&#8217;altra sostanza. Piuttosto, si combina tutto in maniera indifferente. Perché l&#8217;unico scopo è alterarsi il più possibile</em>&#8220;, perdere il contatto con la realtà, almeno per un attimo. &#8220;<em>Ma proprio perché si mischia tutto, nessuno sa esattamente cosa e in che dosaggi compra, né può prevedere l&#8217;effetto delle sostanze assunte insieme</em>&#8220;. Il rischio di questi &#8216;viaggi&#8217;, insomma, è non riuscire più a tornare.</p>
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		<title>Psicologia dei bambini: l&#8217;amico immaginario</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 23:10:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescita e Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi psicologici bambini]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[A molti sarà di certo capitato di vedere il proprio bimbo parlare da solo o giocare con il suo amico immaginario. Niente paura, non solo non si tratta di niente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondobimbiblog.com/wp-content/uploads/2010/10/Psicologia-dei-bambini-lamico-immaginario.jpg?9d7bd4" alt="Psicologia-dei-bambini-lamico-immaginario" class="left"/>A molti sarà di certo capitato di vedere il proprio bimbo parlare da solo o giocare con il suo amico immaginario. Niente paura, non solo non si tratta di niente di grave, ma l&#8217;amico immaginario talvolta può essere un modo per il bambino di esplorare la realtà con la fantasia. Ecco cosa suggerisce a tal proposito il Dott. Massimo Sidoti, psicopedagogista della redazione di <a href="http://www.exducere.com">www.exducere.com</a>.<br />
&#8220;<em>Un grande aiuto che possiamo dare ai nostri figli è la compagnia di altri bambini per giocare: talvolta i bambini hanno bisogno di confrontarsi con bambini più grandi per sviluppare la loro fantasia. Il mancato contatto con bambini più grandi determina il far nascere del desiderio di avere un amica o amico che dia loro esperienze di relazioni sociali</em>&#8220;.<br />
<span id="more-4413"></span><br />
<strong>L&#8217;amico immaginario</strong><br />
&#8220;<em>Il desiderio porta talvolta i bambini a fingere di avere un amica o amico immaginario. I genitori in questi casi devono dare al proprio figlio la possibilità di giocare liberamente, standogli vicino, senza dire cosa fare o cosa non fare. In questo modo avremo la possibilità di comprendere profondamente nostro figlio e di guidarlo nelle sue esperienze</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Esplorare il mondo con la fantasia</strong><br />
&#8220;<em>Essi devono scoprire tutto ciò che è possibile attraverso i loro sforzi di esplorazione, di fantasia, di sperimentazione. Il nostro obiettivo deve essere quello di incoraggiarli ad imparare da soli. Il nostro atteggiamento non deve essere di preoccupazione, ma di serenità: le nostre spiegazioni si riveleranno utili quando i bambini diventeranno più grandi</em>&#8220;.</p>
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		<title>Baby anoressiche e bulimiche: una su tre arriva grave in ospedale</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 23:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Malattie Bimbi]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi psicologici bambini]]></category>
		<category><![CDATA[salute bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[Negano la malattia che le consumano, anche quando sotto i vestiti non resta che un mucchietto di ossa. Ostinate fino alla fine, mentre i capelli cadono e anche camminare diventa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondobimbiblog.com/wp-content/uploads/2010/10/Baby-anoressiche-e-bulimiche-una-su-tre-arriva-grave-in-ospedale.jpg?9d7bd4" alt="Baby-anoressiche-e-bulimiche-una-su-tre-arriva-grave-in-ospedale" class="left"/>Negano la malattia che le consumano, anche quando sotto i vestiti non resta che un mucchietto di ossa. Ostinate fino alla fine, mentre i capelli cadono e anche camminare diventa sfiancante. E&#8217; così che un terzo delle ragazze anoressiche si presenta in ospedale: scortate dai genitori, quando ormai la malattia le ha battute sul tempo. Succede anche per chi soffre di bulimia. E in totale una paziente su 3 bussa alle porte del centro specializzato in condizioni gravissime, in bilico fra la vita e la morte. Una su 4 ha aspettato che la malattia progredisse almeno 3 anni prima di decidere di farsi curare. Succede a Milano, ma per gli esperti anche nel resto d&#8217;Italia le cose non sono così diverse.<br />
<span id="more-4400"></span><br />
<strong>Disturbi alimentari scoperti troppo tardi</strong><br />
Sos lanciati troppo tardi: questo l&#8217;ostacolo più grande per la cura del &#8216;mal di cibo&#8217;, avverte Maria Gabriella Gentile, direttore del Centro per i disturbi del comportamento alimentare dell&#8217;ospedale Niguarda di Milano. I dati sulle cure tardive sono quelli che emergono dalla casistica della struttura milanese, un centro di riferimento nazionale, e si riferiscono a più di 500 pazienti ricoverati.</p>
<p><strong>Le baby anoressiche</strong><br />
Pazienti sempre più giovani: 9 su 10 sono ragazze, età media 15-16 anni. Ma negli ambulatori del Niguarda si possono incontrare anche bambine di 9 anni, magrissime ed emaciate. &#8220;<em>Un fenomeno pericoloso quello della baby-anoressia &#8211; spiega Gentile &#8211; perché ha delle conseguenze negative sulla crescita</em>&#8220;. Smettere di mangiare in età da scuola elementare mette in gioco l&#8217;altezza futura: &#8220;<em>Il rischio di restare basse si aggrava con l&#8217;attesa. Più si temporeggia prima di intervenire, più questa prospettiva diventa inevitabile</em>&#8220;, sottolinea.</p>
<p><strong>Le conseguenze dell&#8217;anoressia sulle bambine</strong><br />
E&#8217; successo tante volte. Un caso emblematico, racconta la specialista, è quello di due gemelle: &#8220;<em>Una delle due aveva problemi di peso ed era in cura nel nostro centro. A distanza di anni le abbiamo riviste. La sorella sana era cresciuta 20 centimetri più alta della gemella con un passato da anoressica</em>&#8220;.<br />
E&#8217; lo stesso principio, prosegue Gentile, &#8220;<em>per cui i bambini della Corea del Nord, che spesso patiscono la fame, sono più bassi di quelli che abitano nella più benestante Corea del Sud. Nonostante appartengano alla stessa etnia</em>&#8220;.</p>
<p><strong>La negazione della malattia e il pericolo di morte</strong><br />
Ma non serve andare così lontano. Nella metropoli lombarda, di &#8220;<em>ragazze che sembrano uscite da un campo di sterminio nazista se ne vedono molte</em>&#8220;, riflette l&#8217;esperta. A disorientare i medici è la negazione della malattia. &#8220;<em>Accecate dal disagio psicologico, loro dicono di star bene fino all&#8217;ultimo, sfuggono alle cure. Dovrebbero essere i genitori a imporsi, a farsi venire il dubbio e a chiedere aiuto al medico di famiglia. Spesso però i camici bianchi e gli psicoterapeuti che entrano in contatto con queste ragazze non hanno la consapevolezza della necessità di intervenire al più presto con le terapie. Anche perché il 5% di queste ragazze può morire</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Riconoscere la bulimia</strong><br />
La bulimia è ancora più insidiosa. Stanarla è difficile perché i segni sul corpo non sono così evidenti. E l&#8217;età media delle pazienti si alza: &#8220;<em>Hanno dai 20 ai 22 anni quando entrano in cura</em>&#8220;.<br />
Per tutte queste pazienti, ripete Gentile, &#8220;<em>la guarigione è tanto più efficace e veloce quanto prima si interviene. Dobbiamo evitare che si ripetano casi limite di ragazze che arrivano in ospedale dopo aver convissuto con il loro disturbo per ben 18 anni</em>&#8220;. Il lavoro dei medici per farle uscire dal tunnel è lungo e difficile: &#8220;<em>Bisogna agire sul disagio psichico e sul corpo</em>&#8220;, spiega la specialista che ha appena pubblicato un libro sull&#8217;argomento.<br />
E &#8216;in terapia&#8217; entrano anche i genitori. Quanto al contesto in cui si sviluppano i disturbi del comportamento alimentare e ai fattori che li scatenano, gli esperti brancolano nel buio: &#8220;<em>E&#8217; difficile dirlo. Si ammalano le principesse del Nord-Europa e le figlie di operai, senza differenze di ceto</em>&#8220;, assicura l&#8217;esperta. E i numeri sono sempre più alti, soprattutto fra le under 25: si stima che oggi 10 adolescenti o giovani donne su 100 convivano con un disturbo alimentare.</p>
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