Entrarono nel giardino per il grande viale, dove le foglie cadevano una dopo l’altra, e quando al castello le luci si spensero a una a una, la cornacchia condusse la piccola Gerda a una porta sul retro che era socchiusa.
Oh, come batteva il cuore di Gerda per la paura e per la nostalgia! Era come se stesse facendo qualcosa di male, ma in realtà voleva solo sapere se si trattava del piccolo Kay. Certo, doveva essere lui, e Gerda ricordò i suoi occhi intelligenti, i suoi lunghi capelli; le sembrava proprio di vederlo sorridere, come quando erano a casa sotto le rose. Lui sarebbe certamente stato contento di vederla e di sentire che lungo cammino aveva percorso per ritrovarlo e come tutti a casa erano stati tristi quando lui non era ritornato. Oh, era paura e gioia insieme.
Mese: Gennaio 2011
La regina della neve -parte quindici-
«È possibile» disse la cornacchia. «Io non ho guardato attentamente. Ma so dalla mia fidanzata che quando arrivò alla porta del castello e vide la guardia vestita d’argento e poi lungo le scale i valletti vestiti d’oro, non restò affatto imbarazzato: fece un cenno e disse: “Dev’essere noioso restare lì sulle scale, io preferisco entrare”. Le sale splendevano per le candele; i consiglieri e i ministri camminavano a piedi nudi e portavano vassoi d’oro: c’era di che restare imbarazzati! I suoi stivali scricchiolavano terribilmente, ma lui non aveva timore!»
«È sicuramente Kay!» disse Gerda. «So che aveva gli stivali nuovi, li ho sentiti scricchiolare nella camera della nonna.»
«Ah, sì, scricchiolavano davvero!» disse la cornacchia.
La regina della neve -parte quattordici-
«In questo regno, dove ci troviamo ora, abita una principessa straordinariamente intelligente; legge tutti i giornali che ci sono al mondo e poi li dimentica di nuovo, tanto è intelligente. Un giorno, mentre sedeva sul trono, che non è una cosa molto divertente, si mise a canticchiare una canzone che diceva così: “Perché non dovrei sposarmi?”. “Ecco è proprio un’idea!” esclamò, e così si volle sposare, ma voleva avere un marito che sapesse rispondere quando lei gli avesse rivolto la parola, uno che non se ne stesse lì fermo e ben distinto, perché è molto noioso. Allora riunì tutte le dame di corte e quando queste sentirono che cosa voleva, si dimostrarono molto contente. “Molto bene!” dissero “l’altro giorno pensavamo proprio a questo.” Puoi credere a ogni parola che ti dico!» soggiunse la cornacchia. «Ho una fidanzata addomesticata, che abita al castello, e mi ha raccontato tutto lei.»
La regina della neve -parte tredici-
Il cancello era chiuso, ma lei rimosse il gancio arrugginito che si staccò, così la porta si aprì e lei corse a piedi nudi nel vasto mondo. Per tre volte si guardò indietro, ma nessuno la rincorreva; alla fine non potè più correre e sedette su una grande pietra, si guardò intorno, l’estate era passata, era già autunno inoltrato, ma non lo si notava nel bel giardino dove brillava sempre il sole e si trovavano i fiori di tutte le stagioni.
«Oh, Signore, come ho fatto tardi!» esclamò la piccola Gerda. «È già autunno: ora non posso neppure riposarmi!» e si alzò per ripartire.
Oh, come erano stanchi e doloranti i suoi piedini, e che freddo e che tristezza c’era tutt’intorno; le lunghe foglie dei salici erano tutte gialle, stillanti di brina; una foglia cadeva dopo l’altra, solo il susino aveva ancora i frutti, ma così amari che legavano i denti. Oh, com’era grigio e triste il vasto mondo!
Le canzoni dei cartoni animati: Lupin III, l’incorreggibile
Lupin III, L’incorreggibile
O O O O O O O !
O O O O O O O !
O O O O O O O O O !
Di Lupin al mondo uno ce n’è
sempre pronto all’avventura lui è
Un tesoro al sicuro non è
Se ce li attorno Lupin.
O Lupin
Con il rischio gioca sempre perché
Per lui nulla d’impossibile c’è
Sempre molto audace questo è Lupin.
Lupin Lupin l’incorreggibile!
Lupin Lupin l’inafferrabile!
Lupin Lupin
ineguagliabile sei…!
Lupin Lupin
l’incorreggibile!
Lupin Lupin
l’inafferrabile!
Lupin Lupin l’ineguagliabile sempre all’avventura tu vai!
(sei furbo Lupin!)
Cartoni animati: Lupin III
Lupin III è un progetto di manga, anime, videogiochi e film ideato dal mangaka giapponese Monkey Punch nel 1967, liberamente ispirato ai romanzi del ladro gentiluomo Arsène Lupin creati da Maurice Leblanc e da cui sono stati tratti anche numerosi anime.
Lupin III debuttò il 10 agosto 1967 sulle pagine di Weekly Manga Action, una rivista settimanale della Futabasha. Il suo autore è Kazuhiko Kato, un mangaka che diventerà famoso col nome d’arte di Monkey Punch. Kato non crea un personaggio ex novo, ma si rifà al protagonista dei racconti e romanzi di Maurice Leblanc, molto amato in Giappone: Arsène Lupin. Il suo Lupin altri non è che il discendente del celebre ladro gentiluomo, ovvero suo nipote.
Fecondazione assistita: 350 bimbi l’anno arrivano da ovuli congelati
In Italia circa 350 bebè l’anno arrivano dal ‘grande freddo’. Vale a dire che quasi un bambino al giorno nel 2009 (ultimi dati disponibili) è nato da ovuli congelati, crioconservati per consentire ad aspiranti genitori di diventare mamma e papà al momento giusto. A scattare la fotografia della situazione italiana per l’Adnkronos Salute è il ginecologo Mauro Schimberni, docente della II Facoltà di medicina dell’università Sapienza di Roma. Oltre al ‘popolo della provetta’, a ricorrere alla crioconservazione sono per lo più pazienti oncologici, che cercano così di preservare la possibilità di avere un figlio in barba al male che incalza e a cure irrinunciabili. Ma le strutture pubbliche, per chi decide di crioconservare i propri ovuli, “sono per lo più assenti – spiega Schimberni – In Italia contiamo su appena due o tre centri pubblici, presenti a Bologna e Milano“. E così per quelle donne che si ammalano di cancro, ma non vogliono rinunciare alla possibilità di avere un figlio, “l’unica strada percorribile, dopo aver bussato alla porta dei pochi centri pubblici disponibili, resta quella del privato con una spesa che si aggira tra i 2 e i 3 mila euro. Accettabile, ma comunque ingente“.
La regina della neve -parte dodici-
«Din, din, dan, dan!» suonarono le campane dei giacinti. «Noi non suoniamo per il piccolo Kay, non lo conosciamo neppure! Noi cantiamo solo la nostra canzone, l’unica che conosciamo!»
Gerda s’incamminò verso il ranuncolo, che brillava tra le verdi foglie luccicanti.
«Tu sei un piccolo sole chiaro» gli disse. «Dimmi se sai dove posso trovare il mio compagno di giochi!»
E il ranuncolo brillò così delizioso guardando verso Gerda.
Quale canzone poteva cantare il ranuncolo? Neppure la sua parlava di Kay.
«In un piccolo cortile brillava il sole di Nostro Signore così caldo nel primo giorno di primavera; i raggi cadevano lungo la bianca parete della casa del vicino ai cui piedi crescevano i primi fiori gialli, brillando come d’oro ai caldi raggi del sole;
La regina della neve -parte undici-
Che cosa racconta la piccola primula?
«Legata agli alberi con due corde pende una lunga asse, è un altalena; due graziose fanciulle con abiti bianchi come la neve e lunghi nastri di seta verde legati tra i capelli, si dondolano; il fratello, che è più grande di loro, sta in piedi sull’altalena e si regge alla corda con il braccio, perché in una mano ha una piccola bacinella e nell’altra una cannuccia di gesso, con cui soffia le bolle di sapone. L’altalena va, e le bolle volano splendide nei loro colori cangianti; l’ultima è ancora attaccata alla cannuccia e si piega al vento; l’altalena va. Il cagnolino nero, leggero come le bolle, si solleva sulle zampe posteriori e vuol salire anche lui sull’altalena, questa vola, il cane cade, abbaia e si arrabbia; rimane con un palmo di naso le bolle scoppiano. Un’asse che dondola, un’immagine fatta di schiuma che scoppia, questa è la mia canzone!»
La regina della neve -parte dieci-
«Come!» esclamò Gerda «non c’è neppure una rosa?» Saltò tra le aiuole, cercò e cercò, ma non ne trovò nessuna, allora si sedette e cominciò a piangere, ma le sue calde lacrime caddero proprio dove un rosaio era stato seppellito. E quando quelle lacrime bagnarono la terra, il rosaio improvvisamente spuntò fuori, tutto in fiore proprio come quando era sprofondato, e Gerda lo abbracciò, baciò le rose e pensò a quelle splendide rose di casa sua e così pensò anche al piccolo Kay.
«Oh, quanto tempo ho perso!» disse la bambina. «Devo trovare Kay! Voi non sapete dove si trova?» chiese alle rose «credete che sia morto?»
«No, non è morto» risposero le rose. «Noi siamo state sotto terra, là si trovano tutti i morti, e Kay non c’era.»
«Grazie!» disse la piccola Gerda, dirigendosi verso gli altri fiori; guardò nei loro calici e chiese: «Voi non sapete dove si trova il piccolo Kay?».