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  • 22
  • giu
  • 2010

Estate: occhio alle congestioni, con il caldo i bimbi sono più a rischio

Di Redazione, in Educazione, Mondo Mamma, Mondo Papà.

Con il caldo estivo arrivano anche gli incidenti favoriti dall’afa. Come la congestione, in agguato quando ci si tuffa in mare accaldati, soprattutto dopo aver mangiato. O quando si beve una bibita ghiacciata dopo una prolungata esposizione al sole. Un incidente che fa ogni anno oltre 50 vittime, soprattutto tra gli anziani e i bambini, come spiegano all’Adnkronos Salute gli esperti di emergenza Francesco Enrichez, vice presidente della Società italiana sistemi 118 (Sis 118), e il pediatra Antonino Reale, responsabile del Pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

I RISCHI DELLE CONGESTIONI
Non è facile stabilire un numero preciso per questi incidenti fatali, concordano gli esperti, perché sono classificati come annegamenti, spesso causati da congestione, ma non solo. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, ogni anno sono circa mille in Italia i casi di incidenti in acqua che portano a un ricovero. E di questi ultimi circa la metà, 400, sono mortali. “Negli ultimi anni – spiega Enrichez – sono aumentati enormemente anche i casi nei laghi e nei fiumi, in cui sono coinvolti stranieri, in particolare dell’Est, abituati a tuffarsi nelle acque dolci, ma che conoscono poco il territorio“.

LA CONGESTIONE
La congestione, nonostante le raccomandazioni ormai conosciute e ripetute da anni, “è un problema rilevante, specialmente in estate – continua Enrichez – perché, in particolare al Centro-Sud, è ancora frequente l’abitudine del picnic in spiaggia, senza rinunciare a tuffi dopo avere mangiato pesante, e l’utilizzo di bevande ghiacciate sotto l’ombrellone“.

CONSEGUENZE DELLA CONGESTIONE
E proprio questi comportamenti sono alla base della congestione: il sangue, infatti, affluisce agli organi interni e diminuisce nel cervello, un fenomeno tra l’altro molto più ‘facile’ negli anziani per i quali il flusso sanguigno si abbassa più rapidamente. Si può avere anche una perdita di coscienza. Uno svenimento che, in acqua, può diventare fatale. “Questo tipo di soccorso – spiega l’esperto - si fa in genere insieme alla Guardia costiera. Ci sono precisi protocolli di collaborazione“. Spesso interviene l’elisoccorso.

L’IMPORTANZA DEL PRIMO SOCCORSO
Ma, in realtà, ciò che conta davvero – aggiunge Enrichez – è la formazione che abbiamo fatto fino ad oggi alla popolazione, in particolare bagnini e addetti alle spiagge, per le manovre di primo soccorso. E’ questo che fa spesso la differenza: i primi 5 minuti sono fondamentali per la vita. Quando ci sono spiagge non presidiate e condizioni del mare sfavorevoli, purtroppo osserviamo che chi muore è l’improvvisato soccorritore“, ricorda il medico.

ATTENZIONE A CIO’ CHE MANGIA IL BIMBO
Per quanto riguarda i bambini, più a rischio perché possono sfuggire al controllo dei genitori e tuffarsi accaldati nell’acqua fredda, il pediatra consiglia di ‘sorvegliare’ l’alimentazione al mare. “All’ora di pranzo meglio avere una dieta particolare, ‘modesta’ – spiega Reale – ricca di carboidrati e povera di grassi: da preferire, insomma, la pasta che si digerisce più velocemente rispetto alle uova strapazzate. Con un menù più adeguato – 80 grammi di pasta, un frutto – il bambino può fare il bagno anche dopo un paio d’ore“, senza rischiare svenimenti in acqua per una congestione e quindi l’annegamento.

BERE TANTO E SENZA GHIACCIO
Fondamentale, inoltre, bere molto per idratarsi. I genitori, consiglia ancora Reale, devono valutare la temperatura dell’acqua, che non deve essere troppo fredda e che favorisce, quindi, la vasocostrizione e il malore. Ed è importante conoscere bene il fondale per valutare i rischi di acqua alta. Infine serve la vigilanza dei genitori e “i bambini – conclude il pediatra – devono saper nuotare. Ci sono Paesi in Europa dove si è quasi azzerata la mortalità per annegamento facendo fare il corso di nuoto a tutti nelle scuole. Già dopo i 4 anni è fondamentale, d’inverno, fare scuole di nuoto: E’ uno strumento di prevenzione“.

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